DoReMiCiak, la leggendaria colonna sonora de “Il Re Leone”

Il Re Leone

Quando la musica incontra il grande schermo: alla scoperta delle colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema. A cura di Beatrice Castoldi

Le colonne sonore non accompagnano semplicemente un film: lo raccontano, lo amplificano, lo rendono eterno. In ogni scena, c’è una nota che vibra, un tema che ritorna, una melodia che parla più delle parole. “DoReMiCiak” è la rubrica che unisce due mondi solo all’apparenza distinti: quello della musica e quello del cinema. Un incontro tra partiture e pellicole che ha fatto la storia della settima arte.

Ogni settimana, Beatrice Castoldi ci conduce dietro le quinte dei grandi capolavori sonori del cinema, tra aneddoti, recensioni e riscoperta di musiche indimenticabili. Il titolo “DoReMiCiak” si ispira alla celebre rubrica di Vincenzo Mollica, e vuole esserne in quale modo un omaggio. Perché a volte basta una sola nota per riaccendere un ricordo, una scena, un’emozione.

La colonna sonora de “Il Re Leone”

Ci sono film Disney che si ricordano per una canzone, e altri che si ricordano attraverso le loro canzoni. Il Re Leone appartiene senza esitazioni alla seconda categoria.

Uscito nel 1994, nel pieno del Rinascimento Disney, Il Re Leone rappresenta un punto di svolta anche sul piano musicale. Per la prima volta, la Disney affida le canzoni a una coppia inedita per il suo canone: Tim Rice, paroliere di formazione teatrale già rodato su Aladdin, ed Elton John, icona della musica pop internazionale. Il risultato è un repertorio che riesce a coniugare immediatezza melodica e precisione drammaturgica, parlando a un pubblico vastissimo senza rinunciare a una forte identità autoriale.

Le loro canzoni introducono il mito, scandiscono il percorso di crescita di Simba, danno voce al conflitto e alleggeriscono la tragedia con ironia e leggerezza: ognuna svolge una funzione precisa all’interno del racconto, alternando solennità, comicità e introspezione emotiva. È proprio in questo equilibrio – tra musical teatrale e canzone pop, tra racconto universale e personaggi estremamente umani – che risiede la loro forza duratura.

Ma l’anima musicale più profonda del film si trova nella colonna sonora strumentale firmata da Hans Zimmer. È significativo che proprio “Il cerchio della vita”, il brano che apre il film e ne definisce l’intero universo simbolico, nasca da una collaborazione diretta tra Zimmer ed Elton John: un manifesto sonoro che fonde la potenza della canzone con la visione cinematografica del compositore tedesco.

Per Zimmer, Il Re Leone non fu un incarico come gli altri. Nato in Germania e cresciuto con una formazione musicale non accademica, il compositore aveva con l’Africa un legame personale e profondo, che influenzò in modo decisivo l’approccio alla partitura. La sua musica per il film non si limita a sostenere l’azione, ma costruisce un mondo in cui orchestra sinfonica, percussioni, voci e colori africani convivono in un equilibrio nuovo per il cinema d’animazione Disney.

Fin dalle prime battute, il brano stabilisce tono, spazio e tempo del racconto, trasformando l’inizio del film in un rito più che in una semplice sequenza narrativa. L’introduzione vocale a cappella in lingua zulu, affidata alla voce solista del compositore sudafricano Lebo M, ha una funzione quasi liturgica. Musicalmente è costruita su un ambito ristretto, ma l’effetto è monumentale: la melodia non guida l’ascoltatore verso una risoluzione immediata, bensì sospende il tempo, evocando un senso di origine e di chiamata collettiva. È un’apertura che richiama tradizioni musicali africane legate alla coralità e alla funzione comunitaria del canto, piuttosto che alla narrazione individuale tipica del musical occidentale.

Quando l’orchestra entra gradualmente, si percepisce con chiarezza la mano di Zimmer. Gli archi ampliano lo spazio sonoro con progressioni larghe e solenni, mentre le percussioni — mai invadenti — conferiscono al brano un movimento ciclico, coerente con il tema centrale della vita che si rinnova. La scrittura orchestrale non cerca l’effetto virtuosistico: ogni scelta è funzionale a creare una sensazione di continuità e inevitabilità, come se la musica stessa seguisse un ordine naturale.

La sezione centrale introduce la melodia principale cantata in inglese, più vicina alla tradizione della canzone Disney, ma senza perdere il senso di solennità iniziale. Qui il lavoro di Elton John si intreccia con l’orchestrazione di Zimmer: la linea melodica è ampia, cantabile, costruita su intervalli che trasmettono slancio e apertura, mentre l’armonia resta relativamente stabile, rafforzando l’idea di equilibrio piuttosto che di tensione drammatica. Un elemento chiave del brano è l’uso del coro non come semplice supporto, ma come vero personaggio musicale. Le voci rappresentano simbolicamente la collettività, la natura e il ciclo stesso della vita. In questo senso, “Il cerchio della vita” si distingue da molte altre canzoni Disney: non racconta un desiderio individuale, ma un ordine universale che precede e supera i personaggi.

Degno di nota è anche il finale drammatico del brano. Esistono molti modi diversi di concludere una canzone, uno dei quali è noto come “musical button”. Un musical button è l’opposto di una dissolvenza in chiusura: offre un colpo netto e deciso alla fine del brano. È una soluzione molto usata nel teatro musicale, perché segnala chiaramente al pubblico il momento di applaudire.

Il cerchio della vita” si conclude proprio con un “musical button”, caratterizzato da un colpo di tamburo enfatico che chiude il brano in modo perfetto. Tuttavia, questa scelta non fu del tutto intenzionale, come raccontato nel documentario Netflix Hollywood Rebel. Zimmer ha spiegato che, quando i registi e i produttori de Il Re Leone vennero ad ascoltare il brano, la composizione non era ancora terminata. Per distrarli da questo fatto, Zimmer aggiunse all’ultimo momento il colpo di tamburo finale, creando involontariamente uno dei finali più celebri della storia delle canzoni Disney.

Anche la canzone stessa non avrebbe dovuto svilupparsi nel modo in cui la conosciamo oggi. Quando il compositore tedesco si mise al lavoro, i registi e i produttori avevano già in mente una struttura precisa, basata su dialoghi preesistenti e su una sequenza già animata. Il brano dura poco meno di quattro minuti, ma in origine la Disney aveva chiesto a Zimmer di arrangiare soltanto circa venti secondi della musica già composta da Elton John, prima che la canzone lasciasse spazio ai dialoghi.

Fortunatamente, travolto dall’entusiasmo di collaborare con Lebo M, Zimmer dimenticò completamente queste indicazioni e realizzò una demo molto più lunga, che finì poi per essere utilizzata nel film. Al momento di presentarla ai registi e ai produttori, il compositore temeva che lo avrebbero costretto a rifarla seguendo il piano iniziale. Invece, la Disney decise di rianimare completamente l’apertura del film ed eliminare del tutto i dialoghi. In questo modo, “Il cerchio della vita” poté parlare da sé.

Il cerchio della vita” funziona perché riesce a coniugare spettacolarità e profondità simbolica. È una canzone che non accompagna semplicemente l’inizio del film, ma lo fonda: musicalmente, emotivamente e narrativamente. Ed è proprio in questo equilibrio tra canzone e colonna sonora, tra voce e orchestra, che emerge la straordinaria sintonia tra Elton John, Tim Rice e Hans Zimmer.

Con Il Re Leone, Zimmer ridefinisce il ruolo della musica nel cinema Disney: non più semplice accompagnamento o cornice emotiva, ma forza strutturale del racconto, capace di dialogare con le canzoni e di amplificarne il significato. È da questo dialogo – unico e irripetibile – che nasce una delle colonne sonore che più ha meritato l’Oscar.

Scritto da Beatrice Castoldi
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