DoReMiCiak, la leggendaria colonna sonora de “La Bella e la Bestia”
Quando la musica incontra il grande schermo: alla scoperta delle colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema. A cura di Beatrice Castoldi
Le colonne sonore non accompagnano semplicemente un film: lo raccontano, lo amplificano, lo rendono eterno. In ogni scena, c’è una nota che vibra, un tema che ritorna, una melodia che parla più delle parole. “DoReMiCiak” è la rubrica che unisce due mondi solo all’apparenza distinti: quello della musica e quello del cinema. Un incontro tra partiture e pellicole che ha fatto la storia della settima arte.
Ogni settimana, Beatrice Castoldi ci conduce dietro le quinte dei grandi capolavori sonori del cinema, tra aneddoti, recensioni e riscoperta di musiche indimenticabili. Il titolo “DoReMiCiak” si ispira alla celebre rubrica di Vincenzo Mollica, e vuole esserne in quale modo un omaggio. Perché a volte basta una sola nota per riaccendere un ricordo, una scena, un’emozione.
La colonna sonora de “La Bella e la Bestia”
Dopo l’epoca d’oro dei fratelli Sherman, che hanno definito l’identità musicale della Disney tra gli anni Sessanta e Settanta, il musical animato attraversa un periodo di trasformazione. È all’inizio degli anni Novanta che la musica torna a essere il cuore pulsante del racconto Disney, e La Bella e la Bestia segna uno dei momenti più alti di questa rinascita: un film che unisce fiaba, romanticismo e musical in una forma sorprendentemente matura. Uscito nel 1991, la pellicola non solo riporta la Disney al centro della scena cinematografica, ma lo fa grazie a una colonna sonora che guarda apertamente alla tradizione del musical teatrale. A firmarla è Alan Menken, il compositore che, più di chiunque altro dopo i fratelli Sherman, ha saputo dare una nuova voce alla magia Disney.
Dopo un periodo difficile, durante il quale la Walt Disney Feature Animation ha faticato a realizzare lungometraggi animati di successo, lo studio – incoraggiato dal recente trionfo de La Sirenetta (1989) – decide di adattare la fiaba di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont La Bella e la Bestia come film d’animazione musicale. Rivolgersi ad Howard Ashman e al suo partner musicale, il compositore Alan Menken, è perciò una scelta particolarmente felice. Le canzoni del duo avevano illuminato La Sirenetta, donando al film una brillantezza che era mancata alla produzione Disney degli anni Ottanta. Forti della loro esperienza a Broadway, Ashman e Menken collaborano con Linda Woolverton per modificare il tono del film, che inizialmente era stato concepito come un dramma in costume. «Abbiamo adattato la fiaba francese originale in modo piuttosto libero», ha raccontato Menken a The Guardian nel 2017. «La creazione degli oggetti incantati ha aperto la strada a canzoni come “Stia con noi”, mentre Gaston e i suoi seguaci hanno reso possibile il grande numero ambientato nella taverna».
Menken e Howard narrano musicalmente una storia romantica: una tavolozza di musica francese, classica e di Broadway si rivela essere anche un omaggio al canone Disney. Il romanticismo emerge con particolare chiarezza nel brano di presentazione “Il racconto di Belle”, nel luccicante “Uno sguardo d’amore” e nella canzone che dà il titolo al film.
“La bella e la bestia” è il cuore emotivo del film, il momento in cui la trasformazione interiore dei due protagonisti diventa finalmente visibile. Menken costruisce il brano come un valzer lento in 3/4, una scelta tutt’altro che casuale: il tempo ternario richiama immediatamente la danza, l’intimità e una tradizione romantica di matrice europea, perfettamente coerente con l’ambientazione fiabesca del racconto. La melodia è semplice, ampia, quasi circolare, ad evitare deliberatamente tensioni melodiche eccessive. Questo andamento morbido contribuisce a creare un senso di sospensione, di tempo che si ferma, mentre Belle e la Bestia danzano nella sala da ballo.
Dal punto di vista armonico, la canzone si muove in un linguaggio tonale classico, con progressioni prevedibili ma efficaci, che rafforzano il senso di stabilità emotiva appena conquistata dai personaggi. Le modulazioni sono discrete, quasi impercettibili, e servono più a intensificare l’emozione che a sorprendere l’ascoltatore. L’orchestrazione, inizialmente contenuta, privilegia archi morbidi, arpa e legni, creando un tappeto sonoro caldo e avvolgente. Solo nella parte centrale il suono si apre maggiormente, come se la musica seguisse l’espansione dei sentimenti dei protagonisti. È un uso dell’orchestra profondamente cinematografico, in cui la musica abbraccia la scena e la completa.
Un elemento fondamentale del brano è la scelta di affidarlo a Mrs. Bric, un personaggio esterno alla coppia, ma emotivamente coinvolto. La sua voce non è quella dell’amore giovane e passionale, bensì quella dell’esperienza e della tenerezza. Il testo di Howard Ashman, con frasi come “tale as old as time”, colloca la storia in una dimensione universale e archetipica: non è solo la storia di Belle e della Bestia, ma una fiaba eterna. L’interpretazione di Angela Lansbury, sobria e priva di virtuosismi, rafforza questa idea. La sua vocalità calda e quasi parlata rende il brano intimo e credibile, lontano dalla spettacolarità del musical tradizionale di Broadway, ma proprio per questo ancora più toccante. L’impatto emotivo conferito alla canzone dalla famosa attrice è stato fondamentale per il successo del brano, che ha vinto l’Oscar e il Golden Globe come Miglior Canzone Originale.
“La bella e la bestia” è una svolta narrativa. Musicalmente e visivamente, sancisce il passaggio dalla diffidenza all’empatia, dall’isolamento alla condivisione. È il punto in cui il film smette di raccontare una favola “su” due personaggi e inizia a raccontare una favola “con” loro. In questo senso, la canzone incarna perfettamente la poetica di Menken e Ashman: una musica che non interrompe la narrazione e coinvolge lo spettatore nella su Magia.