DoReMiCiak, la leggendaria colonna sonora di “Aladdin”

colonna sonora Aladdin

Quando la musica incontra il grande schermo: alla scoperta delle colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema. A cura di Beatrice Castoldi

Le colonne sonore non accompagnano semplicemente un film: lo raccontano, lo amplificano, lo rendono eterno. In ogni scena, c’è una nota che vibra, un tema che ritorna, una melodia che parla più delle parole. “DoReMiCiak” è la rubrica che unisce due mondi solo all’apparenza distinti: quello della musica e quello del cinema. Un incontro tra partiture e pellicole che ha fatto la storia della settima arte.

Ogni settimana, Beatrice Castoldi ci conduce dietro le quinte dei grandi capolavori sonori del cinema, tra aneddoti, recensioni e riscoperta di musiche indimenticabili. Il titolo “DoReMiCiak” si ispira alla celebre rubrica di Vincenzo Mollica, e vuole esserne in quale modo un omaggio. Perché a volte basta una sola nota per riaccendere un ricordo, una scena, un’emozione.

La colonna sonora di “Aladdin”

All’inizio degli anni Novanta, la Disney stava vivendo una seconda età dell’oro. Dopo il successo de “La Sirenetta” e “La Bella e la Bestia“, lo studio affidò ancora una volta ad Alan Menken il compito di dare voce musicale a un nuovo classico animato: Aladdin. Qui il linguaggio musicale del compositore ha compiuto un ulteriore salto, mescolando Broadway, pop, suggestioni mediorientali e comicità sfrenata. Il risultato fu una colonna sonora esplosiva, capace di fondere diverse tradizioni e di accompagnare uno dei film più iconici dell’animazione contemporanea.

Aladdin segna anche un momento cruciale nella carriera di Alan Menken: l’ultimo progetto completato con Howard Ashman e il primo portato avanti, dopo la sua scomparsa, con Tim Rice, l’autore dei testi per i musical di Jesus Christ Superstar ed Evita. In un’intervista del 2019 con ScreenRant, Menken ha riflettuto su quell’esperienza: «Il film d’animazione era finito, era completo. Era fantastico. Ero semplicemente felice di essere riuscito, in qualche modo, a scrivere attraversando la morte del mio grande collaboratore Howard Ashman, ad avviare una nuova collaborazione con Tim Rice e a far sì che il risultato sembrasse un unico film. Già questo, di per sé, è stato abbastanza difficile».

Il film si apre con “Le notti d’Oriente”. Attraverso la voce del mercante-narratore, Menken e Ashman introducono lo spettatore nel mondo di Agrabah, costruendo fin dalle prime battute un Oriente fiabesco, sospeso tra avventura, mistero e magia. Dal punto di vista musicale, il brano non mira a un realismo etnografico, ma a un esotismo stilizzato, filtrato attraverso il linguaggio del musical occidentale: scale minori, ampi intervalli melodici e leggere inflessioni modali evocano un senso di lontananza e pericolo, mentre l’orchestrazione – dominata da archi e percussioni dal timbro evocativo – contribuisce a creare un’atmosfera da racconto de “Le mille e una notte“. La funzione della canzone è narrativa: incornicia la storia, ne anticipa i temi e ne definisce il tono, preparando il pubblico a un viaggio che sarà al tempo stesso epico e ironico. Non a caso, il suo materiale tematico ritorna più volte nel corso del film, soprattutto in forma strumentale, diventando il collante sonoro dell’universo di Aladdin e il punto di partenza da cui la colonna sonora potrà poi espandersi verso territori più spettacolari e apertamente teatrali.

In seguito, infatti, la musica compie un deciso cambio di passo con l’ingresso di uno dei personaggi più rappresentativi dell’intero film: il Genio. “Un amico come me” rappresenta il momento in cui il musical esplode pienamente nella sua dimensione spettacolare e metacinematografica. Qui Menken e Ashman abbandonano ogni residuo di esotismo fiabesco per lasciare spazio a un numero travolgente, che rompe le regole del mondo narrativo e trasforma la scena in un vero e proprio show da palcoscenico.

Un amico come me” è uno dei brani più virtuosistici mai scritti da Menken per il cinema d’animazione Disney, nonché uno degli esempi più evidenti della sua profonda formazione teatrale. La canzone affonda le radici nello swing e nel jazz da big band, con un ritmo incalzante in 4/4, una sezione di fiati protagonista e un uso spregiudicato di break, rallentando e improvvisi cambi di tempo, che riflettono la natura imprevedibile del Genio.

Dal punto di vista melodico, Menken opta per linee vocali ampie e fortemente ritmate, costruite per valorizzare il fraseggio più che il canto lirico. La melodia segue spesso il parlato, con accenti sincopati e rapidi cambi di registro, lasciando spazio all’interpretazione di Robin Williams, la cui performance vocale diventa parte integrante della composizione stessa. In questo senso, “Un amico come me” è meno una “canzone” tradizionale e più un veicolo espressivo totale, in cui musica, testo e recitazione si fondono in un’unica entità. A ciò contribuiscono le parole di Ashman, un concentrato di ironia, autocelebrazione e rottura della quarta parete. Il Genio si presenta come intrattenitore, venditore, artista da night club, sottolineando fin da subito che le regole della fiaba non si applicano a lui.

Dopo l’irruzione spettacolare del Genio e la vivacità teatrale dei brani firmati da Ashman, “Il mondo è mio”, la prima canzone scritta da Menken sui testi di Tim Rice, riporta la colonna sonora su un piano più intimo e contemplativo, costruendo uno spazio emotivo sospeso, quasi fuori dal tempo. 

La canzone rappresenta il cuore romantico di Aladdin e si inserisce nella tradizione della grande ballata Disney, ma con una raffinatezza armonica che la distingue immediatamente. Il brano è scritto in tempo composto (6/8), una scelta che conferisce alla melodia un andamento cullante e fluido, perfettamente in sintonia con il volo sul tappeto magico. La pulsazione dolce e regolare crea una sensazione di movimento continuo, come se la musica stessa fluttuasse insieme ai personaggi sopra Agrabah.

La melodia, ampia e progressiva, è costruita su frasi lunghe e cantabili, che si sviluppano gradualmente senza mai risultare ridondanti. Menken lavora per sottrazione: niente virtuosismi eccessivi, ma una musica che cresce in intensità emotiva man mano che Aladdin e Jasmine si aprono l’uno all’altra. L’orchestrazione è volutamente trasparente. Archi morbidi, arpeggi leggeri e interventi discreti dei fiati sostengono le voci senza mai sovrastarle, lasciando che siano il dialogo e l’intreccio vocale tra i due protagonisti a guidare l’ascolto. In questo senso, “Il mondo è mio” è una canzone profondamente “relazionale”: la musica si espande solo quando le due voci si uniscono, culminando nel ritornello finale in un duetto pienamente condiviso, simbolo dell’abbattimento delle barriere sociali e personali.

Il testo di Rice gioca un ruolo fondamentale nel definire l’identità del brano. A differenza dei testi di Ashman, spesso caratterizzati da ironia, ritmo serrato e teatralità, Rice adotta un linguaggio semplice e diretto, costruito su immagini universali: il cielo, il vento, il volo, l’infinito. Questa apparente semplicità è in realtà uno dei punti di forza della canzone, perché permette alla musica di Menken di amplificare l’emozione senza distrazioni, rendendo il messaggio immediatamente accessibile e profondamente empatico.

Dal punto di vista narrativo, “Il mondo è mio” è sia una dichiarazione d’amore sia un momento di trasformazione per entrambi i personaggi. Jasmine smette di essere una principessa prigioniera delle convenzioni, mentre Aladdin abbandona – almeno per un attimo – la maschera che si è costruito. La musica accompagna questa sospensione dell’inganno, offrendo uno spazio sincero in cui i personaggi possono finalmente essere sé stessi. Non sorprende, quindi, che “Il mondo è mio” sia diventata una delle canzoni Disney più riconoscibili di sempre. Vincitrice dell’Oscar e del Golden Globe per la Miglior Canzone Originale, e reinterpretata in innumerevoli versioni pop, la ballata di Menken e Rice è riuscita a trascendere il film stesso, diventando un simbolo sonoro dell’idea di scoperta, libertà e amore che Aladdin incarna.

Scritto da Beatrice Castoldi
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