DoReMiCiak, la leggendaria colonna sonora di “Mary Poppins”
Quando la musica incontra il grande schermo: alla scoperta delle colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema. A cura di Beatrice Castoldi
Le colonne sonore non accompagnano semplicemente un film: lo raccontano, lo amplificano, lo rendono eterno. In ogni scena, c’è una nota che vibra, un tema che ritorna, una melodia che parla più delle parole. “DoReMiCiak” è la rubrica che unisce due mondi solo all’apparenza distinti: quello della musica e quello del cinema. Un incontro tra partiture e pellicole che ha fatto la storia della settima arte.
Ogni settimana, Beatrice Castoldi ci conduce dietro le quinte dei grandi capolavori sonori del cinema, tra aneddoti, recensioni e riscoperta di musiche indimenticabili. Il titolo “DoReMiCiak” si ispira alla celebre rubrica di Vincenzo Mollica, e vuole esserne in quale modo un omaggio. Perché a volte basta una sola nota per riaccendere un ricordo, una scena, un’emozione.
La colonna sonora di “Mary Poppins”
Nel periodo delle feste, quando le giornate si accorciano e la televisione torna a riempirsi di grandi classici Disney, Mary Poppins riappare puntualmente come una di quelle certezze capaci di unire generazioni diverse davanti allo schermo.
Uscito nel 1964, il film non è solo un capolavoro di immaginazione e tecnica cinematografica, ma anche uno dei momenti più alti nella storia della musica per il cinema Disney. Gran parte della sua magia passa, dalle canzoni firmate dai fratelli Richard e Robert Sherman, una delle coppie di compositori più influenti e riconoscibili dell’universo Disney. Le loro melodie, leggere e memorabili, hanno saputo trasformare Mary Poppins in un’esperienza senza tempo, in cui musica e racconto si fondono dando vita a un mondo sospeso tra quotidiano e meraviglia, proprio come il Natale stesso.
La storia del film risale addirittura agli albori dello studio, nel 1934, quando l’editore Eugene Renal inviò a Walt Disney una copia appena uscita di Mary Poppins di P. L. Travers, con una dedica scritta all’interno della copertina: «A Walt Disney. Non un altro “Mickey”, ma credo che Mary potrebbe piacerle». Fu però solo un decennio più tardi che Disney iniziò a considerarne seriamente il potenziale come lungometraggio. Walt e suo fratello Roy avviarono una vera e propria offensiva di charme per ottenere i diritti cinematografici e, sebbene Travers fosse inizialmente restia all’idea, alla fine riuscirono nel loro intento.
Nel 1960 Disney consegnò una copia di Mary Poppins a Richard e Robert Sherman, i fratelli che avevano scritto “It’s a Small World (After All)” per l’Expo mondiale del 1964, chiedendo loro se il libro avesse il potenziale per diventare un musical. «Dicemmo che sarebbe potuto diventare il più grande musical fantasy di tutti i tempi», ricordò Richard Sherman in un’intervista congiunta al Houston Chronicle del 1993. «Sottolineammo alcuni capitoli che ci sembravano particolarmente musicali. Quando mostrammo a Walt i nostri appunti e gli facemmo ascoltare gli schizzi delle canzoni, tirò fuori il suo libro: aveva sottolineato esattamente gli stessi capitoli». Robert aggiunse che fu «una delle sensazioni più belle che abbiamo mai provato».
La realizzazione di Mary Poppins, tuttavia, non fu affatto priva di ostacoli. Nel 1961 Travers visitò Hollywood per approvare un trattamento del film, un breve soggiorno che avrebbe poi ispirato “Saving Mr. Banks” del 2013, con Emma Thompson e Tom Hanks. Come raccontato proprio in “Saving Mr. Banks”, l’autrice si mostrò fortemente contrariata sia dalla sceneggiatura sia dall’uso della musica in generale. In un’intervista del 2013 a The Guardian, Richard Sherman ricordò la sua reazione iniziale: «Si rivelò essere un vero ghiacciolo ambulante. Non le piaceva nulla di quello che facevamo… mostrarle le nostre idee fu come uscire da una doccia calda e farsi rovesciare addosso acqua fredda. La sua prima frase fu che non capiva perché dovesse incontrarci, visto che non voleva musica nel film. Nelle due settimane passate con lei riuscì a distruggere tutti i sogni, le speranze e l’amore che avevamo costruito».
Nonostante l’impressione lasciata ai fratelli Sherman, Travers inviò loro un biglietto di ringraziamento dopo essere tornata a Londra. I lavori proseguirono rapidamente e da quel momento le cose iniziarono a funzionare. I due autori erano una combinazione perfetta di emozione e divertimento e riuscivano a tradurre il pensiero di Walt Disney in canzoni.
La colonna sonora di Mary Poppins rappresenta, secondo alcuni critici, uno dei risultati musicalmente più sofisticati della Disney, capace di fondere le tradizioni del music hall britannico con una narrazione di stampo Broadway e una notevole inventiva melodica: i fratelli Sherman hanno creato un paesaggio sonoro che risulta autentico dal punto di vista storico e capace di superare le barriere temporali. Questa influenza emerge nella vivacità e gioia dei brani più ritmati come “Supercalifragilistichespiralidoso” e “Tutti Insieme”, che sfruttano strutture di domanda-risposta e un’energia collettiva tipiche del vaudeville edoardiano.
La raccolta di canzoni riesce a bilanciare complessità e accessibilità. “La Cattedrale”, cuore emotivo della colonna sonora, ne è l’esempio migliore. Il brano si distingue per una scrittura estremamente semplice solo in apparenza, in realtà costruita per colpire l’ascoltatore in modo diretto e profondo. La melodia è lenta e cantabile, con movimenti per grado che le conferiscono un carattere quasi da ninna nanna o da inno sommesso. Questa linearità melodica favorisce l’immediatezza emotiva e rende il brano facilmente memorizzabile, ma anche carico di dolce malinconia. L’andamento calmo e regolare contribuisce a dare una sensazione di sospensione e raccoglimento, perfettamente coerente con il messaggio della canzone.
Armonicamente, la canzone si muove in un contesto tonale tradizionale, ma utilizza con grande sensibilità modulazioni e accordi di passaggio che amplificano il senso di nostalgia e compassione. I cambi armonici non sono mai bruschi: accompagnano la melodia con discrezione, sostenendo il testo senza sovrastarlo. Questo equilibrio tra semplicità e raffinatezza è uno dei tratti distintivi dello stile dei fratelli Sherman.
L’orchestrazione è misurata ed essenziale: archi morbidi, legni delicati e interventi orchestrali graduali che crescono solo nei momenti emotivamente più intensi. L’effetto è quello di una musica che sembra “respirare” con il racconto, lasciando spazio al silenzio e alla contemplazione. La canzone ritorna anche in forma strumentale nel film, diventando un vero e proprio tema morale, associato alla compassione, alla generosità e alla dimensione più umana della storia.
La costruzione tematica della colonna sonora è particolarmente degna di nota. I Sherman contrappongono musicalmente la pomposità dell’uomo britannico compiaciuto di sé rappresentata da Mr. Banks in “Io vivo come un re” e “Due penny in banca” al mondo magico di Mary Poppins. Questa dicotomia si estende anche alle interpretazioni vocali: la resa di Julie Andrews, calda e al tempo stesso impeccabile, contro l’orrendo, ma comunque divertente accento cockney di Dick Van Dyke nei panni di Bert.
Sottolineo che le canzoni fantasiose dei fratelli Sherman sono ulteriormente valorizzate dalle orchestrazioni di Irwin Kostal: un esempio è la combinazione di un oboe e un clarinetto in Mi bemolle che suonano la stessa nota per creare il caratteristico effetto di ghironda in “Cam-Caminì”. In conclusione, la partitura offre una profondità notevole, che va ad evidenziare i momenti salienti: dalla passeggiata notturna di Mr. Banks fino alla sequenza dell’inseguimento sul carosello e della danza dei pinguini.