Ana Mena

La cantante spagnola debutta al Festival di Sanremo con “Duecentomila ore“, un brano romantico e sensuale

Rocco Hunt, Federica Abbate e Zef confezionano “Duecentomila ore”, il brano che permette ad Ana Mena di debuttare sul palco del Festival di Sanremo mostrando un lato inedito di sè. Suggestioni latine d’altri tempi per una vocalità romantica e sensuale, con tanto di assolo di fisarmonica argentina che vince su tutto.

Il risultato è un bel giretto andata e ritorno in Andalusia, una perfetta via di mezzo tra sonorità che evocano i suoni di “Amado mio”, i profumi tangheggianti di Astor Piazzolla e le intenzioni già attuate nella trasposizione italiana, dalle medesime intenzioni, realizzata con “Amami amami” della coppia Mina-Celentano.

Un brano che può dividere critica e pubblico, ma di cui non si possono non apprezzare la notevole fattura e la buona esecuzione. Onestamente si tratta di qualcosa in più di un semplice tormentone, anzi, sarebbe banale etichettarlo in questo modo, perchè all’interno ci sono sapori e odori che vanno al di là di una musica stagionale.

“Duecentomila ore” parla di un amore finito, durato forse troppo poco, ma vissuto talmente intensamente dal riuscire a lasciare un segno profondo. Il contrasto tra la melodia malinconica e il sound incalzante non fa altro che aggiungere pathos alla narrazione, a parole in cui chiunque può facilmente riconoscersi.

«Quando la notte arriva, duecentomila ore, amarsi un’ora prima e dopo lasciarsi andar» canta Ana Mena con una perfetta pronuncia italiana, lasciandosi andare con trasporto ad un’interpretazione precisa e dosata. Il risultato è un brano folk, ripeto… non un tormentone, dal forte retrogusto latino e dal cuore decisamente mediterraneo.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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