“E adesso la pubblicità” di Claudio Baglioni: te la ricordi questa?
Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “E adesso la pubblicità” di Claudio Baglioni
La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 1985 con “E adesso la pubblicità” di Claudio Baglioni.
Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.
Ti sblocco un ricordo: “E adesso la pubblicità” di Claudio Baglioni
In “E adesso la pubblicità”, Baglioni racconta una quotidianità che sembra essersi fermata, intrappolata in una routine familiare dove ogni gesto si ripete e ogni aspirazione perde progressivamente colore. Al centro c’è una giovane donna che guarda il mondo da dietro un vetro, separata da una realtà esterna ormai inghiottita dalla sera. Intorno a lei si muove una famiglia descritta attraverso dettagli incisivi: la madre con i suoi “sogni medi”, il fratello che sembra un “grammofono scassato”, il padre con le “mani da operaio a vita”. Non sono semplici ritratti domestici, ma personaggi che paiono aver smesso di aspettarsi qualcosa dalla vita, ciascuno prigioniero della propria stanchezza.
La forza del testo sta proprio nella capacità di rendere eloquente ciò che, a prima vista, sembrerebbe insignificante. La bistecca è “stanca”, la madre si rammenda una ruga, il padre parla intorno a una sigaretta: immagini quasi grottesche, ma attraversate da una profonda malinconia. Persino il tentativo materno di portare in tavola una “domanda di dolcezza” si dissolve senza lasciare traccia. In questa casa manca soprattutto la possibilità di comunicare davvero. La protagonista, invece, conserva ancora una “fretta di vivere qualcosa”, ma è già assediata dall’impressione che tutto sia destinato a diventare un “ricordo liso” prima ancora di essere vissuto.
Inserita nell’album “La vita è adesso” del 1985, la canzone mostra uno dei volti più narrativi e osservatori della scrittura di Claudio Baglioni, capace di trasformare una scena domestica in un ritratto sociale. La televisione, simbolo di intrattenimento e di evasione, finisce per rivelarsi anche uno schermo dietro cui nascondere frustrazioni e desideri mai realizzati. La protagonista resta lì, a guardare fuori, mentre la notte cala come un telo sugli occhi e sui televisori. E in questa immagine conclusiva si concentra tutta la malinconia del brano: il mondo continua a esistere oltre il vetro, ma trovare il coraggio di raggiungerlo sembra sempre più difficile.
Il testo di “E adesso la pubblicità” di Claudio Baglioni
Tu dietro un vetro guardi fuori
Lungo il luccichio dei marciapiedi
E la gente si è dissolta nella sera
Tua madre altezza media sogni medi
Che sbatte gli occhi da cammello
E non si è rassegnata e neanche spera
Un cespuglio di spini tuo fratello
Che pensa sulle unghie delle dita
Appitonato con un’aria da bollito
Tuo padre mani da operaio a vita
Che ride e gli si spacca il viso
Impallidito di TV
Tu fretta di vivere qualcosa
E ogni cosa è già un ricordo liso
E adesso la pubblicità
Tu e le tue voglie imbottigliate
Occhi come buchi della chiave
E un’ansia indolenzita sotto neve bianca
Tuo padre aspetta sempre qualche nave
Funambolo sul filo del passato
E cena insieme a una bistecca stanca
Tuo fratello è un grammofono scassato
Un fiume di pensieri in fuga
Si specchia in un cucchiaio e fa una bocca storta
Tua madre si rammenda qualche ruga
E una domanda di dolcezza
Che porta in tavola e va via
Tu nascosta in fondo a un’amarezza
A far finta che il mondo sia un bel posto
E adesso la pubblicità
Ma che giorno è tutti i giorni
Ed una sera ogni sera
E questa sera come le altre
Che si siede accanto
E non c’è niente che ritorni
Niente allegria e nessun cerino
Per dare fuoco a tutto quanto
Tu in quella schienuccia di uccellino
Che si curva e si vedono gli affanni
Dei tuoi domani e dei tuoi pochi anni
Tuo padre si strofina le mascelle
Come impanate nella barba
Una sigaretta in mezzo ai denti e lui ci parla intorno
Tua madre che si sveglia a strappi e scuote
Tutta la polvere di un giorno
Senza persone e novità
Tuo fratello scemo che dà uno spintone
Al tuo cuore rovesciato come tasche vuote
E adesso la pubblicità
Oggi è quasi un secolo di noia
Che si fa domani e dopo
E poi nei prossimi vent’anni
Figli di speranze
Per un attimo di gioia
Nella città di antenne e cielo
E luci grigie delle stanze
E la notte cade come un telo
A smorzare gli occhi ed i televisori
E tu dietro un vetro guardi fuori