Eddie Brock: “La verità paga più di tutto” – INTERVISTA
A tu per tu con Eddie Brock per parlare di “Avvoltoi”, il brano con cui debutta in gara a Sanremo 2026. La nostra intervista al giovane cantautore romano
Eddie Brock debutta sul palco del Teatro Ariston per la 76esima edizione del Festival di Sanremo con il brano “Avvoltoi”. Durante la serata delle cover di venerdì 27 febbraio, l’artista sarà accompagnato da Fabrizio Moro sulle note di “Portami via”, un incontro generazionale che mette al centro parole, emozioni e forza della musica dal vivo. Ecco cosa ci ha raccontato.
Sanremo 2026, Eddie Brock presenta “Avvoltoi”, l’intervista
Il Festival è nei sogni di qualsiasi artista: ora che lo stai vivendo ad occhi aperti, come ti stai approcciando a questa esperienza?
«Sto cercando di dare tutto me stesso. Non so se il meglio o il peggio, ma tutto. Ho proprio una voglia matta di cantare: è un’ansia bella, quella che ti fa scodinzolare come un cagnolino che non riesce a stare fermo. È l’emozione di chi ha sognato tanto una cosa e adesso finalmente la vive».
“Da zero a cento” è un concetto che hai ripetuto spesso in queste settimane. Da fine novembre a oggi è successo di tutto: quanto è importante il team che ti circonda e chi senti di ringraziare?
«Il team è la cosa più importante, soprattutto per un ragazzo. Per me Eduardo artista ed Eduardo ragazzo sono la stessa persona. Le persone che mi stanno accanto mi danno serenità, vogliono fare cose belle, non vincere a tutti i costi. A noi interessa tornare a casa, abbracciarci ed essere felici. Se siamo felici insieme, il resto conta meno. Le persone vengono prima dei risultati».
“Avvoltoi” è il brano che ti ha portato a Sanremo. Dopo l’exploit di “Non è mica te” non era facile scegliere il pezzo giusto. Perché proprio questo?
«Io lo dico sempre ridendo: le mie canzoni dopo due settimane mi stufano… questa no. E già era un segnale. L’ho scritta in quaranta minuti, senza pensare a Sanremo. Non era studiata per il Festival, è nata vera, di getto. E quando l’ho cantata ho capito che mi piaceva davvero. Che fosse a casa o all’Ariston, per me era lo stesso».
Venerdì duetterai con Fabrizio Moro, uno degli artisti che più stimi. Com’è nato il vostro incontro e come sono andate le prove?
«Le prove sono andate benissimo, vorrei farvi vedere i video! Io l’ho chiamato e lui è stato subito disponibile. La gentilezza non è mai scontata, e lui mi ha trattato come un suo pari. Siamo andati a cena a casa sua, ci siamo conosciuti, e provando la canzone ci siamo resi conto che funzionava davvero. “Portami via” è una delle mie preferite: la ascoltai nel 2017, quasi per caso, e rimasi a guardare il Festival invece di uscire. È stato un cerchio che si chiude».
Il 6 marzo uscirà la deluxe di “Amarsi è la rivoluzione” con un inedito: “Il tuo universo”. Cosa puoi anticiparci?
«È una canzone a cui tengo tanto. Parlo a una donna, ma in realtà sto parlando a me stesso. Mi viene più facile raccontarmi così, con un interlocutore. Il fulcro è quella paura di dire a tuo padre che non vuoi fare l’università, di scegliere la tua strada. Non sono ancora bravissimo a parlare direttamente di me, ma piano piano ci arrivo».
Ti piacerebbe affiancare alla carriera da cantante anche quella di autore? Per chi scriveresti tra gli artisti in gara?
«Certo! Se mi chiamano, io ci sono. Mi piacerebbe scrivere per una donna, per esempio per Arisa. Con Leo Gassmann abbiamo anche provato a scrivere qualcosa insieme. L’idea di fare l’autore mi stimola tanto».
Quest’anno la “scuola romana” è ben rappresentata. Senti una fratellanza artistica con i tuoi colleghi?
«Sì, ma non è solo territoriale. Con alcuni ci conoscevamo già, con altri è bastato un minuto per diventare amici. Con Sayf, per esempio, ci siamo raccontati subito paure e sogni. Siamo un po’ quelli dell’ultimo banco, capito? Ma c’è un bel clima, sincero».
Per concludere, il Festival si può vincere in tanti modi. Qual è il vero successo che vorresti portarti a casa da questa esperienza?
«Vorrei che passasse il messaggio che siamo persone normali che fanno gli artisti. Che la verità paga più di tutto. Io non sono un divo, eppure sono qui. Se la gente capisce che, in qualsiasi ambito, se ci credi e ci sbatti la testa puoi farcela… allora quello è il mio vero successo».