A tu per tu con il giovane artista toscano, in uscita con il suo singolo per l’estate intitolato “Bandolera

Sperimenta e colpisce nel segno Edoardo Brogi, cantautore che ricordiamo per essersi aggiudicato la vittoria della prima edizione del Coca- Cola Future Legend nella squadra capitata da Irama. Dopo aver pubblicato “Parlami”, “Non sei tu”, “È la notte” e “Senza di te”, l’artista toscano torna con un nuovo singolo dal respiro latino, intitolato “Bandolera”, disponibile in radio e nei digital store a partire dallo scorso 12 giugno. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per approfondire la conoscenza della sua interessante visione musicale.

Ciao Edoardo, benvenuto. Partiamo da “Bandolera”, ti sei trovato a tuo agio con queste sonorità latine?

«E’ un genere che in realtà ho sempre ascoltato, anche se con i precedenti pezzi ho dato sfogo principalmente alla mia parte più sentimentale. Un sound che mi piace e che ho voluto assolutamente sperimentare».

Un’estate che non sarà di certo uguale alle altre, personalmente come te la immagini?

«Ho cercato di raccontarlo proprio in questo pezzo, perché non sarà semplice, soprattutto per noi giovani che d’estate abbiamo bisogno di evadere, di liberare la mente e di divertirci. Questo è quello ho voluto trasmettere: un po’ di sana spensieratezza in un’estate che sarà diversa, senza troppi affollamenti e che sarà più orientata verso i rapporti stretti. Da questo punto di vista è anche bello se ci pensi: magari al posto di una serata in discoteca ti ritrovi a fare un falò in spiaggia con pochi e intimi amici».

In un momento così particolare, quali sensazioni e quali stati d’animo ti piacerebbe riuscire a trasmettere attraverso questo pezzo?

«In assoluto la spensieratezza, il brano è incentrato proprio su questo. Chi ascolta “Bandolera” deve liberare la mente, non deve pensare a tutto quello che abbiamo passato questo inverno, la pandemia e tutte le sue conseguenze. Abbiamo voluto distaccarci da quell’argomento e pensare positivo, il nostro intento è quello di infondere leggerezza e regalare un pizzico di normalità».

Facendo un breve salto indietro nel tempo, c’è stato un momento preciso in cui hai capito che tu e la musica eravate fatti l’uno per l’altra?

«C’è stato un momento che non scoderò, quando mi sono esibito per la prima volta live e ho cantato il mio singolo d’esordio “Polvere”. A fine concerto un ragazzo, non un amico ma un conoscente, è venuto a salutarmi in lacrime confessandomi di essersi emozionato tantissimo. Lì ho capito che attraverso la musica avrei potuto fare del bene, regalare qualcosa di me agli altri».

A livello di ascolti, quali artisti e quali generi hanno influenzato e accompagnato il tuo percorso?

«Fin da piccolo ho sempre ascoltato di tutto, a tredici anni ho comprato il mio primo CD dei Queen, successivamente i miei genitori mi hanno fatto scoprire la discografia di Lucio Battisti e un po’ tutto il cantautorato italiano. Poi mi sono adattato alla musica del tempo, avvicinandomi a tutto quello che è il filone degli anni duemila».

Ti sei aggiudicato il titolo del “Final Future Leggend by Coca-Cola”, cosa ti ha lasciato di concreto quell’esperienza?

«E’ stata un’esperienza che sicuramente mi ha formato: in precedenza mi sentivo più insicuro. In quell’occasione ho imparato a salire su un palco, affrontare la tensione e cantare davanti a tante persone, oltre che lavorare in studio a contatto con produttori di una certa importanza. Durante quell’anno sono cresciuto davvero tantissimo».

Stai lavorando a nuova musica? Quali sono i tuoi progetti in cantiere?

«Stiamo lavorando a tante canzoni, anche durante la quarantena abbiamo sperimentato nuove idee e generi, proprio come accaduto per “Bandolera”. L’obiettivo è quello di far uscire presto un EP o un disco, abbiamo molti pezzi in cantiere che non vedo l’ora di far sentire».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«Guarda, in genere faccio canzoni un po’ per tutti. Inizialmente scrivo per me, una volta pubblicate mi piace pensare che possano arrivare a chiunque, spero di poterci riuscire sempre di più, toccando diverse persone e diverse fasce d’età, arrivando al cuore raccontando ciò che ho vissuto. Spero che in tanti possano ritrovarsi nei miei testi».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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