Elena D’Elia: “La soffocazione più grande? Essere rimasta me stessa” – INTERVISTA
A tu per tu con Elena D’Elia in occasione dell’uscita dell’Ep “Non è mica fantasia”, già disponibile in digitale e in arrivo in versione fisica dal 12 giugno. La nostra intervista alla giovane cantautrice toscana
A poche settimane dalla conclusione del percorso di Amici 25, Elena D’Elia raccoglie le tappe più significative della sua crescita artistica nell’Ep “Non è mica fantasia“. Un progetto che unisce i brani già conosciuti dal pubblico del talent a nuove sfumature musicali e personali, raccontando il passaggio dall’adolescenza all’età adulta attraverso esperienze vissute, fragilità, partenze, rinascite e sogni inseguiti con determinazione.
Ad accompagnare l’uscita del disco arriva anche l’omonimo singolo, una canzone dal ritmo estivo e dall’anima profonda, che celebra il coraggio di costruire il proprio futuro senza rinunciare alla propria autenticità. Abbiamo incontrato Elena D’Elia per parlare del significato di “Non è mica fantasia“, dell’esperienza nella scuola di Amici, delle canzoni che hanno segnato il suo percorso e di quella bambina che oggi può guardare con orgoglio il cammino compiuto fino a qui.
Elena D’Elia presenta l’Ep “Non è mica fantasia”, l’intervista
“Non è mica fantasia” è il titolo del tuo primo EP. Partirei proprio da qui chiedendoti che momento della tua vita fotografa questo progetto e cosa pensi racconti della persona che sei oggi?
«“Non è mica fantasia” è un percorso di vita. Tutto l’Ep è legato da un filo conduttore che sono le mie esperienze personali. Ci sono momenti molto specifici, come quello raccontato in “Ossigeno”, che parla della mia partenza per Londra e della difficoltà nel dire alla mia famiglia quanto mi mancasse. Sono episodi che mi hanno formata e che hanno contribuito a rendermi la persona che sono oggi. Questo progetto raccoglie proprio quei passaggi importanti della mia crescita e rappresenta la voglia di continuare a fare esperienze, scrivere e cantare».
Hai accompagnato questa uscita con un bellissimo post sui social, pubblicando una foto di te bambina. Alla fine hai scritto: “Adesso non mi resta che urlare alla me bambina: non è mica fantasia”. Cos’altro ti verrebbe da dire a quella bambina oggi?
«Le direi di godersi ogni momento. Sono sempre stata una persona che corre, che vuole fare tutto velocemente, e ancora oggi sto imparando a rallentare. A quella bambina direi di prendersi il tempo per vivere davvero ogni emozione, anche quelle più difficili, e di custodire ogni attimo. Le direi di stare vicina a sé stessa e di vivere ogni esperienza fino in fondo».
Partiamo dalle canzoni che il pubblico già conosce: “Wanda”, “Lolita” e “Ossigeno”. Quali sono stati i feedback che ti hanno colpito di più?
«Mi ha sorpreso tantissimo l’amore ricevuto da “Wanda”. È un brano completamente mio, scritto e composto da me, quindi quando qualcuno ti dice che quella canzone gli è entrata nel cuore rimani quasi stupita. È qualcosa che hai tenuto per te per tanto tempo e che poi appartiene anche agli altri. Anche “Lolita” ha ricevuto tantissimo affetto e ne sono felice perché racconta una rinascita personale, la libertà di ritrovare sé stessi dopo una relazione finita. E poi sono molto contenta del percorso di tutti questi brani, perché ciascuno ha trovato persone che vi si sono riconosciute».
Durante il serale hai presentato “A parte me”, scritta da Amara. Cosa ti ha colpito di questa canzone?
«Mi sono sentita addosso quelle parole fin dal primo ascolto. La scrittura di Amara mi affascina tantissimo perché riesce a trasformare pensieri complessi in immagini poetiche e immediate. Ci sono frasi che mi hanno colpita profondamente e che sento molto vicine. È una canzone che è arrivata in un momento in cui avevo bisogno proprio di quelle parole».
“Non è mica fantasia”, il brano che dà il titolo all’Eè, ha un ritmo estivo ma anche un messaggio molto forte. Possiamo considerarlo il manifesto del progetto?
«Assolutamente sì. È un invito a vivere la vita con libertà, autenticità e coraggio. In fondo tutto il progetto parla di questo: delle esperienze che ci cambiano, delle emozioni che ci formano e della necessità di restare fedeli a noi stessi. Per questo il titolo è diventato così importante e rappresentativo dell’intero percorso».
Hai scelto di inserire nell’Ep anche “Je veux” di Zaz. Quanto è importante il messaggio di questa canzone per te?
«Tantissimo. È un brano che parla di libertà e della capacità di dare valore alle cose davvero importanti. All’inizio del testo lei dice che non vuole il lusso o i beni materiali, ma semplicemente vivere, amare ed essere felice. È un messaggio che sento molto mio. Inoltre ci tenevo a portare una canzone in francese, una lingua e una cultura che fanno parte del mio percorso, visto che ho vissuto un anno in Francia».
Nel corso di Amici hai interpretato tantissime cover. Qual è quella di cui oggi vai più orgogliosa e quale ti ha emozionato di più?
«Una delle più importanti per me è stata “Stiamo tutti bene” di Mirkoeilcane. È un brano fortissimo, che racconta temi molto delicati attraverso lo sguardo ingenuo di un bambino. Quando la cantavo la sentivo davvero nelle vene. Mi ha emozionato tantissimo. Poi ricordo con affetto anche “Blowin’ in the Wind”, che ho reinterpretato con l’armonica e con una veste molto personale. E c’è anche “Fade Out Lines”, che paradossalmente è il pezzo con cui sono arrivata ultima, ma di cui vado molto fiera. In generale ho sempre cercato di rendere ogni brano mio, portandoci dentro la mia storia e la mia sensibilità».
Quali skill pensi di aver acquisito grazie alla scuola di Amici?
«Quando sono entrata avevo un’estensione vocale molto più limitata. Lì ho imparato a sfruttare davvero il mio potenziale. Poi c’è stata tutta la parte legata al palco: imparare a gestire l’ansia, sentirsi a proprio agio davanti al pubblico, affrontare situazioni sempre diverse. È una scuola completa perché ogni giorno ricevi stimoli continui e impari a reagire. Per me è stata un’esperienza fondamentale sotto ogni punto di vista».
Le tue canzoni nascono da esperienze forti. Che cosa ti affascina maggiormente della scrittura?
«Mi affascina il fatto che una canzone possa partire da qualcosa di estremamente personale e poi diventare di tutti. Questa è la magia della musica. Ognuno prende quelle parole e le adatta alla propria vita, alle proprie esperienze. È qualcosa che trovo bellissimo. Non sono mai gelosa delle mie canzoni: mi piace che assumano significati diversi per chi le ascolta».
Per concludere, cosa ti rende più orgogliosa del percorso fatto finora e di questo Ep? Cosa ti fa dire “brava Elena”?
«La cosa che mi rende più orgogliosa è essere rimasta me stessa. In tutto quello che ho fatto mi sono sempre sentita autentica e coerente con quello che sono. Credo che questa sia la soddisfazione più grande. Guardandomi oggi posso dirmi “brava” proprio perché non ho mai smesso di essere Elena».