A tu per tu con la giovane cantante romana, in uscita con il suo singolo estivo intitolato “Niña Blanca

Tempo di nuova musica per Eleonora Sorrentino Paravia, alias Ellynora, artista classe ’94 in uscita con il singolo “Niña Blanca”, un brano autobiografico composto insieme a Luca D’Angelo, Matteo Soru e Alessia Labate. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Ellynora, benvenuta. Partiamo dal tuo nuovo singolo “Niña Blanca”, che sapore ha per te questo pezzo?

«Questo è un brano per me molto intimo e particolare perché è in parte un racconto autobiografico di un periodo molto buio della mia vita. Ci ho messo anni a trovare la chiave per raccontare questa parte di me. Sono felice di esserci riuscita perché era per me fondamentale condividere, anche a scopo terapeutico, uno degli eventi che ha influenzato maggiormente la mia vita e le mie scelte, portandomi alla “Ellynora” di oggi. Il brano narra la leggenda della sirena del Porto di Santa Maria: da un lontano scoglio in mezzo al mare, distrutta dal dolore per la perdita del suo compagno, una sirena guarda coppie d’amanti scambiarsi gesti d’amore sulla riva di fronte.

Si aggrappa all’amore degli altri per poter rivivere il suo ormai perduto. Nella notte, quando le spiagge restano deserte, la sirena prega ed invoca la protezione della Niña Blanca. Niña Blanca rappresenta la figura della Santisima Muerte in Messico. La preghiera rivolta a Lei, che si sente in sottofondo durante i ritornelli del brano, è una richiesta di protezione per i vivi ma anche una richiesta di prendersi cura dei nostri cari che non ci sono più. La leggenda l’ho ideata io e trae spunto dalle mie esperienze di vita». 

Quali sensazioni e quali stati d’animo ti hanno accompagnata durante la scrittura del pezzo?

«Dopo così tanto tempo non credevo che la stesura, ma ancor più l’uscita, di questo brano potesse avere un così forte impatto emotivo su di me. Credo di aver attraversato un periodo di transizione e mutamento. Sono passata dal dolore, alla rabbia, alla malinconia, fino ad arrivare al perdono e alla liberazione di un bagaglio tanto pesante che portavo dentro da anni».

C’è una frase che, secondo te, rappresenta e sintetizza al meglio il significato della canzone?

«Ci sono un paio di frasi nel corso della canzone che racchiudono un mondo di sensazioni ed emozioni che porto con me da anni. “Hasta la muerte” per esempio, dopo aver perso una persona che amavo ho sentito la responsabilità di vivere non più solo per me stessa ma di vivere per due. Sento che ho il dovere di mantenere in vita, tramite i ricordi, le persone che amo che però non fanno più parte di questo mondo e perciò terrò fede alla mia promessa fino alla morte».

Chi ha lavorato con te alla realizzazione di questo brano?

«Con me hanno lavorato: Il talentuoso Luca D’Angelo, produttore non solo di Niña Blanca ma anche di “Zingara”; Matteo Soru che ha la capacità di conoscere il mio linguaggio quasi più di me e Alessia Labate con la sua sensibilità femminile. Affrontare un tema così delicato non è di certo semplice ma io ho avuto la fortuna di avere nel mio team delle persone davvero appassionate e interessate all’autenticità di un racconto pieno di emozioni».

Che ruolo gioca la musica nel tuo quotidiano?

«Gioca un ruolo fondamentale, ha il potere di cambiare il mio umore, di farmi viaggiare con la testa e farmi riflettere, ha il potere di unirmi alle persone anche non conoscendole, ha il potere di abbattere qualsiasi barriera per quei tre minuti di una canzone cantata in una comitiva a squarcia gola».

Che ruolo ha giocato la musica per te durante il lockdown?

«Ho passato delle serate davvero speciali facendo il karaoke a casa con la mia famiglia, che da anni non erano parte della mia quotidianità. Ho ascoltato tanta musica durante le corse all’aperto, per scappare un po’ dalla realtà del momento. Ho avuto modo di partecipare al Concerto del Primo Maggio, realizzando un video homemade durante la quarantena. La musica è una costante nella mia vita, non va mai via, prende solo la forma del periodo che sto vivendo».

Con quale spirito stai affrontando questa graduale ripartenza e come speri ne potrà uscire l’industria musicale da questo momento di difficoltà?

«A dir la verità mi sento un po’ abbattuta. Sto cercando di riprendere i ritmi di prima e il mio spirito da guerriera, però non nego che un momento di default ce l’ho avuto e ne sto uscendo piano piano. Spero davvero che presto si possa tornare ad avere folle che saltano e locali pieni di gente, manca il calore del pubblico. È vero che grazie alle piattaforme virtuali siamo in grado di starci vicino e condividere parte delle nostre vite con gli altri, ma l’energia e il calore di un abbraccio, del contatto, di uno sguardo, sono uniche e non riproducibili via social».

Al netto dell’attuale confusione, cosa dobbiamo aspettarci dalla tua nuova musica? Stai lavorando a nuovi progetti?

«A breve uscirà il videoclip di “Niña Blanca” e a seguire la versione in spagnolo. Ogni due mesi circa ho in programma di uscire con un nuovo singolo fino ad arrivare ad un album». 

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«La mia musica si rivolge a tutti, ad ogni età, sesso, etnia. Per me il rispetto della libertà di essere chi realmente siamo è fondamentale, per questo la mia musica non pone limiti a nessuno».

© foto di Andriana Tuesday

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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