A tu per tu con il giovane cantautore torinese, fuori con il nuovo singolo intitolato “Il bacio di Klimt

Dietro ad un fenomeno del web ci possono essere talento e preparazione, come nel caso di Emanuele Aloia, artista classe ’98 che, dopo i buoni consensi ottenuti dal precedente singolo “Girasoli”, ha rilasciato “Il bacio di Klim”. In poche settimane ha raggiunto su Spotify la vetta della classifica Top 50 Viral Italia, arrivando secondo su Apple Music nella classifica Top 100: Italia, diventando inoltre il brano più condiviso su Tik Tok. Numeri da capogiro che, in questo caso, sono accompagnati da una certa essenza e un’importante sostanza artistica, grazie ad una poetica ben consolidata che si avvale di citazioni, spunti e riferimenti presi in prestito dal mondo dell’arte, dalla pittura (Edgar Degas e lo stesso Gustav Klimt) alla letteratura (Eugenio Montale e Charles Baudelaire). Giovane ma intraprendente, votato alla ricerca della qualità e dello sviluppo di contenuti. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Emanuele, benvenuto. Partiamo dal tuo nuovo singolo “Il bacio di Klimt”, che sapore ha per te?

«Questo pezzo ha quel tocco di malinconia che, secondo me, lo rende diverso dalle altre proposte che in questo periodo dell’anno stanno uscendo e, probabilmente, usciranno. E’ un po’ l’antitesi del tormentone estivo, per cui sono molto contento dei risultati che sta ottenendo».

Quali sono le sensazioni e gli stati d’animo che hanno influenzato la stesura di questo pezzo?

«Credo che la chiave della canzone come stato d’animo sia la malinconia, considero questo pezzo una specie di dialogo con la solitudine. Ecco, malinconia e solitudine sono un po’ le sensazioni che hanno accompagnato la scrittura del pezzo, anche se poi si intravede all’orizzonte un filo di felicità lontana».

In poche settimane il brano ha ottenuto milioni di streaming complessivi, numeri che fanno girare la testa. Tu, personalmente, come stai vivendo questo bel momento?

«Onestamente lo sto vivendo con molto equilibrio, anche se sono giovane, trovarsi in una situazione del genere a ventuno anni potrebbe portare ad una serie di scompensi. E’ una mia peculiarità, nel senso che tendo sempre a godermi il momento con pacatezza, questo mi aiuta sia nelle situazioni positive che negative. Sicuramente mi fa tanto piacere, anche se mi considero soltanto all’inizio, bisogna vedere cosa succederà dopo, tendo a non soffermarmi mai su quello che è l’impatto di una determinata cosa».

Gran parte del tuo successo lo devi al web, che molti demonizzano perché è diventato un calderone dove al suo interno ci puoi trovare di tutto, professionismo e non. D’altra parte sembra rappresentare l’unica vera alternativa al monopolio dei talent show, tra l’altro qualche anno fa avevi provato anche tu la strada di “Amici”. Da emergente, qual è il tuo pensiero a riguardo?

«Penso che il web sia la cosa più bella che esista, semplicemente perché è meritocratico. Mi sto rendendo conto che in molti ambiti non bastano le canzoni o le classifiche, ci sono tante dinamiche di un certo tipo, mentre il web è composto da persone che scelgono di ascoltare un determinato artista, senza alcun tipo di imposizione. Personalmente sto facendo un percorso, molti pensavano che il successo ottenuto grazie a Tik Tok con “Girasoli” era un caso, che sarebbe stato un fuoco di paglia, mentre “Il bacio di Klimt” sta ottenendo cinque volte tanto, alla fine è una questione di maturità artistica. Per quanto riguarda i talent, appartengo alla scuola di chi sostiene che il tempo sia galante, ho provato quel tipo di percorso, non sono stato apprezzato musicalmente o comunque, magari, sono passati dei ragazzi più bravi di me. L’ho accettato e ho trovato un’altra strada, oggi sono contento di come sto lavorando e dei passi che sto realizzando».

A proposito di Tik Tok, “Il bacio di Klimt” è diventato il brano italiano più condiviso. Come spiegheresti in cosa consiste esattamente questa piattaforma ad un boomer? 

«Guarda, ormai ciascun social network ha ben delineata la propria fascia d’età, come ogni volta che nasce una nuova piattaforma, in questo caso Tik Tok ha al momento l’età media più bassa, tecnicamente, poi con la quarantena molte persone anche più grandi hanno scoperto questo canale (sorride, ndr). E’ un social d’impatto, che da tanto spazio alla musica. Da cantautore, l’unica cosa che mi spiace è che le canzoni vengono fruite solo per quindici secondi, ma può essere un mezzo per invogliare ad approfondire l’ascolto, la dimostrazione è proprio “Il bacio di Klimt”».

Venendo all’attuale situazione sanitaria legata alla pandemia e alle sue terribili conseguenze, con quale spirito hai affrontato tutto questo? 

«Sicuramente avrei preferito che tutto questo non si fosse presentato, allo stesso tempo, dal punto di vista artistico, ti dico che per noi emergenti è stata anche una “fortuna”, se dobbiamo considerare ovviamente soltanto l’aspetto musicale. Molti big hanno posticipato le loro uscite, lasciando molto più spazio a tutti gli altri che hanno preferito non rimandare i propri piani. Durante il lockdown sono rimasto naturalmente a casa, invece in questa graduale ripresa sto passando i miei pomeriggi in bici, speriamo che questa situazione possa presto migliorare ulteriormente».

Al netto di tutta questa incertezza e confusione generale, quali sono i tuoi prossimi progetti in cantiere?

«Assolutamente sì, infatti in questo momento mi trovo in studio. Piano piano ci stiamo avvicinando a un’ottica di album, sicuramente usciranno prima ancora altri singoli, non so dirti quanti, però la strada adesso è abbastanza ben delineata».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«La mia musica si rivolge a tutti, come ti dicevo prima, devo tanto a Tik Tok, ma mi fa piacere ricevere messaggi di gente di soli vent’anni, questo mi gratifica perché significa che le mie canzoni non si fermano ad un pubblico soltanto di giovani, per me è una bella soddisfazione».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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