Enrico Nigiotti Notti di luna

A tu per tu con il cantautore toscano in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo intitolato “Notti di luna

A un anno di distanza dalla nostra precedente chiacchierata, ritroviamo con piacere Enrico Nigiotti per parlare di Notti di luna, singolo che segna il suo ritorno in Polydor / Universal Music Italia, disponibile in rotazione radiofonica e sulle piattaforme digitali dallo scorso 23 aprile. Un brano fresco e intenso, in cui accordi e parole viaggiano all’unisono verso la stessa ispirata e romantica direzione.

Ciao Enrico, bentrovato. Partiamo da “Notti di luna“, com’è nato questo pezzo?

«Per qualche tempo mi sono trasferito a Capraia, un’isola dell’arcipelago toscano. Ho cominciato a viverci e a diventare amico di tante persone, tra cui alcuni pescatori. Ripensando a quelle notti stellate ho scritto questo brano, impostandolo come un vero e proprio dialogo con la luna, cercando di scrivere qualcosa di diverso dal solito, che era esattamente quello che intendevo fare».

Un dialogo quasi fiabesco, non a caso mi ha riportato alla mente i racconti dello scrittore danese Hans Christian Andersen. Per il tuo approccio e per la tua poetica, ti reputi un po’ un favolista musicale del nostro tempo?

«Bella come immagine (sorride, ndr). Guarda, questa canzone ha dato anche a me l’idea di una fiaba, qualcosa che viene fuori anche attraverso le immagini del videoclip. Sai, essendo nato in una città come Livorno, per me il mare è un punto di riferimento molto importante, perchè lascia tanto spazio all’immaginazione, ti fa vedere dove inizia ma mai dove finisce. Adoro immaginare, forse questa è una caratteristica che può accomunare le mie canzoni alla favole, in modo particolare in un momento come questo in cui c’è bisogno di tanta fantasia e di tanta positività. Dopo aver placato alcuni demoni, è come se avessi trovato finalmente la serenità».

A proposito di questo, ti rivolgo una domanda che in realtà hai scritto tu ed è presente proprio in questa canzone: “come si fa a vivere senza fantasia”? 

«E’ impossibile, credo che la realtà non possa esistere senza l’immaginazione. Già solo sperare che si possa realizzare qualcosa, molto spesso, può essere strettamente legato a questo concetto della fantasia. Per esempio, potrei immaginare di diventare più bravo di Cristiano Ronaldo, pur non sapendo proprio capace di giocare a pallone, ma solo il fatto di pensarlo è già un modo per superare certe barriere, soprattutto mentali».

Dal punto di vista sonoro, colpisce ancora una volta questa tua ricercatezza analogica. Da cosa nasce il desiderio di preservare e tutelare la musica suonata?

«Ho sempre cercato di far sentire questa mia caratteristica, io sono un chitarrista e questo per me non è un valore aggiunto, bensì il mio marchio di fabbrica. Gli accordi vanno di pari passo con le parole, anche quello per me è un linguaggio, un modo di esprimermi. In questa canzone c’è molta chitarra, per questo devo ringraziare il mio producer Katoo, è la prima volta che lavoriamo insieme ed è stato lui il primo a voler mettere tanta chitarra nel pezzo. Insieme abbiamo lavorato su diverse nuove soluzioni sonore, inserendo tanti rivolti, pur mantenendo un mood molto fresco, rimanendo sempre a stretto contatto con la semplicità».

A proposito di musica suonata, secondo te, è stato fatto davvero abbastanza per tutelare gli operatori dello spettacolo in questa complicata situazione?

«I concerti, naturalmente, mi mancano da morire. La mia tournée nei teatri è stata rimandata a novembre, mi auguro vivamente di riuscire a tornare presto sul palco. Spero che si ritorni presto a una qualche normalità. Per quanto riguarda i lavoratori dello spettacolo, credo di no, ma penso che nessuno sia stato realmente tutelato in questa pandemia, anche altre categorie. Io ho la fortuna di aver lavorato bene in questi ultimi anni, di scrivere canzoni e di poter sopravvivere, però le istituzioni dovrebbero aiutare le persone che non ce la fanno. Vanno bene la iniziative benefiche e la solidarietà, ma lo Stato nel 2021 dovrebbe avere i fondi per questo genere di emergenze».

Per concludere, ti chiedo quali elementi e quali caratteristiche ti rendono orgoglioso di “Notti di luna”?

«A livello musicale mi piace tantissimo il mood, come dicevamo prima, il fatto che si senta tanta chitarra. Il testo mi rende particolarmente orgoglioso, mi ricorda l’ispirazione e la semplicità di quando scrissi “L’amore è” e “Nonno Hollywood”. Questa canzone mi crea un po’ la stessa sensazione e la stessa soddisfazione, proprio per questo non penso ai numeri, non penso a nient’altro. Sono felice di aver composto “Notti di luna”, mi sento finalmente in pace con me stesso».

Enrico Nigiotti Notti di luna

© foto di Fabirizio Cestari

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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