A tu per tu con il cantautore toscano alla vigilia della sua seconda partecipazione al Festival di Sanremo

La favola di Enrico Nigiotti fa di nuovo capolino sul palco del Teatro Ariston, a quattro anni di distanza dalla sua partecipazione in sordina tra le Nuove Proposte con “Qualcosa da decidere”, l’artista toscano torna con un pezzo maturo e di grande impatto emotivo, intitolato “Nonno Hollywood”. Una canzone che per lui ha un valore e un senso profondo, che sarà inclusa nella riedizione del suo ultimo album (qui la nostra precedente intervista). “Cenerentola e altre storie…” conterrà due brani inediti più le dodici tracce già presenti nella versione rilasciata lo scorso settembre. Dopo aver scritto per Laura Pausini, Eros Ramazzotti e duettato con Gianna Nannini, per il cantautore livornese è tempo di scendere in campo da titolare.

Ciao Enrico, bentrovato su RecensiamoMusica. Partiamo da “Nonno Hollywood”, com’è nata questa canzone e l’idea di presentarla al Festival?

«L’ho scritta ad agosto, quando purtroppo è venuto a mancare mio nonno: è una canzone che avrei preferito non scrivere sotto un certo punto di vista. Inizialmente per Sanremo avevo pensato di tenere fuori dal disco “Bomba dopo bomba”, poi è arrivata “Nonno Hollywood” e ho deciso di provarci con un pezzo per me così importante. Abbiamo fatto tutto di corsa, infatti il provino che abbiamo mandato alla commissione era soltanto piano e voce, mancava la produzione, evidentemente e fortunatamente è stata capita ugualmente (sorride, ndr)».

Nel repertorio della musica italiana ci sono tanti brani dedicati ai nonni, ma nessun pezzo fa esplicito riferimento a queste figure così determinanti per la nostra esistenza. Ti sei lasciato ispirare da qualche ascolto in particolare?

«Onestamente no, il testo è nato di getto, la sera stessa in cui ho perso mio nonno. Sono sempre stato molto legato a lui, per cui mi è venuto istintivo rivolgergli una lettera, attraverso un’analisi della sua generazione e della mia, anche se di primo acchito può sembrare quasi una critica nei confronti della nostra attuale società, in realtà è una descrizione didascalica e fotografica dei tempi che cambiano. Di carattere è sempre stato ruspante come me, da buon livornese, mi ha lasciato una grande solarità e mi ha insegnato tante cose sia pratiche che essenziali, dal fare il vino e l’olio in campagna all’essere uomo». 

Se dovessimo fare un parallelismo con la tua precedente partecipazione del 2015, in cosa credi di essere rimasto lo stesso e in cosa ti reputi cambiato?

«Lo stesso per quanto riguarda la sincerità, quella non l’ho mai persa, penso di potermi definire una persona genuina. Mi reputo cambiato semplicemente perché sono cresciuto e maturato, sia come uomo che come artista, ho trovato il modo di scrivere che mi rappresenta al meglio, da “L’amore è” in poi ho cominciato a capire il linguaggio più giusto da utilizzare per farmi capire nel miglior modo possibile. Spero che anche con “Nonno Hollywood” le persone possano riconoscersi e far proprio questo pezzo. In più le prove sono andate benissimo, con l’orchestra il pezzo decolla e poi, te lo anticipo, sul palco dell’Ariston mi presenterò senza la chitarra, strano ma vero (sorride, ndr)».

Quanto ti gasa partecipare proprio quest’anno con questo cast che rappresenta un po’ la fotografica dell’Italia musicale di oggi?

«Guarda, mi gasa tantissimo. Sono proprio felice di essere presente al Festival, in particolare quest’anno, perché trovo il cast veramente bello e trasversale, sono certo che metterà d’accordo tutti e chiunque guarderà Sanremo, anche quelli che fino a qualche anno fa dicevano che non l’avrebbero mai visto. Ce n’è per tutti i gusti e questo è un vantaggio per tutti, perché ti fa conoscere a chi ascolta un genere completamente diverso dal tuo, il pubblico di Achille Lauro conoscerà Nigiotti e viceversa, questo trovo che sia l’aspetto più bello di questa rassegna canora».

Il 15 febbraio uscirà “Cenerentola e altre storie…“, un repack del tuo ultimo disco arricchito dal brano sanremese e da un secondo inedito dedicato all’indimenticata poetessa Alda Merini…

«Sì, ho conosciuto a livello letterario Alda Merini una decina di anni fa, mi ha colpito subito il suo modo di raccontare cose abbastanza forti, trasmettendomi quasi un senso di angoscia, un tipo di malessere che ti porta a riflettere. “La ragazza che raccoglieva il vento” è il brano che ho scritto per lei, cercando di descrivere il suo animo libero e rendere omaggio ad un genio del suo calibro».

Un tuo ricordo di Sanremo? Una playlist dei brani che più ti hanno colpito del Festival?

«Beh, sicuramente “Vita spericolata” di Vasco Rossi, poi ho impresso nella memoria il ricordo di Giorgia in gara con “Di sole e d’azzurro” e di Carmen Consoli con “In bianco e nero”». 

Tornano a “Nonno Hollywood”, mi vengono in mente tre punti di riferimento importanti per la tua vita: la tua famiglia, Mara Maionchi e Gianna Nannini, hanno sentito il pezzo? Cosa ti hanno detto?

«Si sono commossi tutti e tre (sorride, ndr), Gianna in particolare si è messa a piangere. E’ un pezzo che emoziona, ne sono consapevole, la mia paura è proprio quella di emozionarmi troppo, perché è una canzone che sento sotto la pelle in maniera estremamente profonda».

Ma toglimi una curiosità, da cosa deriva il titolo della canzone?

«Da un aneddoto che mi raccontava mio nonno: quando era giovane andava a ballare e, siccome era sempre elegante, i suoi amici lo avevano soprannominato “Hollywood”. Poi era molto bello e richiamava i grandi attori americani, o almeno era quello che mi riportava sempre lui (sorride, ndr)».

Dopo Sanremo arriva San Valentino: tu e Mara Maionchi sarete protagonisti della nuova campagna dei Baci Perugina. Di cosa si tratta esattamente?

«Ci hanno chiamati per realizzare dei nuovi cartigli, una cosa molto simpatica perché a Mara hanno chiesto di mantenere intatto il suo tono ironico e cinico, mentre a me di tirar fuori il mio lato più romantico, così ci siamo divertiti a scrivere insieme degli aforismi. Con la Maionchi andrei in capo al mondo, sono molto contento di aver realizzato con lei questa bella iniziativa».

Parlando delle tue recenti collaborazioni, prima Laura Pausini, poi Gianna Nannini, fino ad Eros Ramazzotti, è stato per te un 2018 parecchio prolifico. Lavorerai anche con “esseri umani” o hai intenzione di proseguire con questi colossi della discografia?

«Guarda ci pensavo proprio l’altro giorno, mi sento onorato per aver avuto la possibilità di scrivere per questi tre grandi artisti, dei colossi della musica italiana. Quando Laura ha scelto il mio pezzo l’ho scoperto una volta uscito da X Factor, il giorno dopo la finalissima al Forum di Assago, poi un mese dopo ho saputo di Eros e poco dopo Gianna ha accettato di duettare con me. Mi piacerebbe proseguire il percorso d’autore, ultimamente ho ricevuto delle richieste, fortunatamente anche da artisti che possiamo considerare “non-esseri umani” (ride, ndr), ma finché non si concretizzano non posso dire niente». 

Al di là della possibilità di sbancare il Festival e classificarti primo, cosa rappresenterebbe per te la vittoria più importante? Il premio che vorresti portare a casa da questa esperienza?

«In realtà la vittoria per me è esserci con questo pezzo, sono orgoglioso di rendere omaggio a mio nonno da un palco così prestigioso. Della vittoria non me ne frega niente, mi piacerebbe colpire più persone, far crescere in loro l’interesse nell’ascoltare le mie canzoni e di venirmi a sentire suonare dal vivo. Il pubblico è il vero trofeo di un artista. Non sento la gara, sono solo contento che non ci siano eliminazioni, di poter arrivare fino alla fine, la classifica mi interessa relativamente poco».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

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