Enrico Nigiotti: “Sanremo? Voglio arrivare e tornare con il sorriso” – INTERVISTA
A tu per tu con Enrico Nigiotti per parlare di “Ogni volta che non so volare”, brano che presenterà in gara a Sanremo 2026. La nostra intervista al cantautore livornese
Torna sul palco dell’Ariston con la consapevolezza di chi ha già attraversato più volte quel viaggio, ma con lo sguardo di chi sente di avere ancora qualcosa di nuovo da raccontare. Enrico Nigiotti è tra i protagonisti di Sanremo 2026 con “Ogni volta che non so volare”, un brano che segna l’inizio di una nuova fase del suo percorso artistico e anticipa il sesto album in studio, “Maledetti innamorati”, in uscita il 13 marzo per Columbia Records / Sony Music Italy.
Dopo le partecipazioni del 2015 tra le Nuove Proposte con “Qualcosa da decidere” e quelle tra i Big nel 2019 e nel 2020, con “Nonno Hollywood” e “Baciami adesso”, Nigiotti torna al Festival con una canzone che sceglie di mettere al centro la fragilità. “Ogni volta che non so volare” nasce da un’immagine notturna, da quei pensieri che arrivano quando ci si sveglia e non si riesce più a dormire, e si trasforma in un flusso di coscienza che riflette su un tempo in cui sembra di esistere solo se si performa.
Scritto con Pacifico e composto insieme a Fabiano Pagnozzi, il brano unisce anima cantautorale e respiro orchestrale, fino a evocare atmosfere cinematografiche “alla Ennio Morricone”. Un pezzo senza ritornello tradizionale, in cui il ritornello lo canta l’orchestra, e che trova nel fischio iniziale un dettaglio identitario. Al centro, un concetto chiaro: per comprendere la felicità bisogna attraversare il dolore. Una lezione che Enrico Nigiotti lega alla vita, alla famiglia, alla nascita dei suoi figli e a un cambiamento profondo di prospettiva.
Nel corso dell’intervista, l’artista racconta la scelta di portare a Sanremo proprio questo brano, parla della collaborazione con Olly nel disco e del duetto con Alfa nella serata cover sulle note di “En e Xanax” di Samuele Bersani, con l’idea di unire generazioni diverse attraverso la musica. Ecco cosa ci ha raccontato con la sua solita simpatia e generosità.
Sanremo 2026, Enrico Nigiotti presenta “Ogni volta che non so volare”, l’intervista
“Ogni volta che non so volare” segna il tuo ritorno a Sanremo. Com’è nato questo brano e da quali riflessioni è stato ispirato?
«È nato in modo molto istintivo. Ricordo perfettamente l’immagine iniziale: io nel letto, nel cuore della notte, quando ti svegli e non riesci più a riaddormentarti. Se hai qualcuno accanto non puoi nemmeno muoverti troppo, resti fermo e inizi a pensare. I pensieri diventano quasi una ninna nanna, un viaggio nella mente. Da lì è partito tutto: una riflessione sulla vita e su questa sensazione moderna per cui sembri esistere solo se performi, se vai sempre bene. In realtà è importante ammettere le proprie fragilità. Toccare il fondo serve, ma non per restarci: serve per imparare a rialzarsi. E non ci si rialza mai da soli, ma grazie a poche persone vere: amore, famiglia, amici, figli. La vita è come un cacciucco: ha tanti sapori e vanno assaggiati tutti».
È un brano molto cantautorale ma anche orchestrale. Come sono andate le prove?
«Le prime prove con l’orchestra le ho fatte a Roma ed è stata un’emozione incredibile. Ho voluto portare questa canzone a Sanremo proprio perché la sento come una colonna sonora cinematografica. Mi ricorda quelle atmosfere monumentali, un po’ alla Ennio Morricone. Sentire l’orchestra che accompagna il pezzo è stato fortissimo. Ora arriverà la prova all’Ariston e lì sarà tutto ancora più intenso: quando musica e palco si incontrano davvero, cambia tutto».
Il fischio iniziale è molto evocativo. Com’è nata l’intuizione?
«L’idea del fischio è arrivata grazie a Pacifico, che ha lavorato con me su alcune parti del testo. Mi disse: “Perché non provi a fischiare questo movimento?”. E aveva ragione, perché riprendeva perfettamente gli accenti del pianoforte. La struttura è particolare perché non ha un ritornello tradizionale. In qualche modo il ritornello lo canta l’orchestra. È un flusso di coscienza, più che una canzone “classica” da Festival. È stata una scelta autentica: diversa da altri brani che magari sarebbero stati più immediati, ma questa sentivo che era la casa giusta per Sanremo».
“C’è bisogno di dolore per un po’ di felicità”: quanto è centrale questo concetto nella tua canzone?
«È fondamentale. L’ho imparato da mio nonno e dalla campagna: per far crescere qualcosa non serve solo il sole, ma anche la pioggia. Nella vita è uguale. Per essere felici bisogna essere stati tristi, altrimenti certe emozioni non le comprendi davvero. Il dolore ti insegna, ti prepara, ti rende pronto a quello che viene dopo. La felicità non ti spiega il dolore, ma il dolore ti fa capire la felicità. È un passaggio inevitabile, umano».
Nella serata cover duetterai con Alfa su “En e Xanax” di Samuele Bersani. Come sono nate queste scelte?
«La scelta della canzone nasce dalla mia stima immensa per Bersani e per il tema che affronta, quello della salute mentale, attualissimo. Con Alfa ci siamo conosciuti un anno e mezzo fa in studio. Lo stimo molto. Mi piaceva l’idea di unire tre generazioni: Bersani prima di me, io come ponte, e Alfa dopo. Portare questa canzone anche a un pubblico più giovane mi sembra una cosa bella e necessaria».
Dopo Sanremo uscirà il tuo nuovo album di inediti “Maledetti innamorati”. Perché hai scelto proprio “Ogni volta che non so volare” per il Festival? E com’è nata l’unica collaborazione presente nel disco insieme a Olly?
«Ho scelto “Ogni volta che non so volare” perché è completamente diversa dalle altre. Non è un “one shot”, è l’inizio di un nuovo percorso che porterà al disco. Sanremo era il palco giusto per questo tipo di brano, anche per il dialogo con l’orchestra. La collaborazione con Olly nasce da un’amicizia vera. Anni fa, a casa di Juli, durante una serata tra musica e vino, abbiamo unito per gioco “L’amore è” e “L’amore va”. Da lì è nato un mashup spontaneo che è diventato virale. Poi è arrivata “Sopra la stessa barca”. Tra artisti non è scontato restare amici dopo un duetto, ma quando l’amicizia è autentica resta».
Per concludere, come lo immagini e come te lo auguri questo tuo quarto Festival?
«Me lo auguro con il sorriso. Voglio arrivare e tornare con il sorriso, al di là delle classifiche. Spero di cantare con le stesse emozioni con cui ho scritto il pezzo e che arrivino a più persone possibili. Vorrei che la gente si appoggiasse alla mia canzone, come è successo in passato. E poi non vedo l’ora di tornare a suonare live: è lì che capisci davvero cosa arriva».