Enrico Nigiotti torna a Sanremo con “Ogni volta che non so volare”: una ballata che guarda al tempo – RECENSIONE
Una ballata importante, cinematografica, che riflette sul tempo e apre una nuova fase nel percorso di Enrico Nigiotti, al suo ritorno al Festival con “Ogni volta che non so volare”
Torna per la quarta volta a Sanremo Enrico Nigiotti, lo fa con un pezzo poetico e centrato, intitolato “Ogni volta che non so volare”, scritto a sei mani con Pacifico e Fabiano Pagnozzi. Dopo aver anticipato il nostro giudizio con le consuete pagelle realizzate dopo l’ascolto in anteprima riservato alla stampa, approfondiamo il senso e il suono della canzone.
Enrico Nigiotti, la recensione di “Ogni volta che non so volare”
Si apre con un bel fischio il brano che segna il ritorno a Sanremo di Enrico Nigiotti. Un dettaglio sonoro semplice ma efficacissimo, quasi cinematografico, di quelli che ti agganciano subito e ti portano dentro un’atmosfera. Personalmente, avrei voluto ritrovarlo anche più avanti, come un filo conduttore emotivo capace di attraversare tutta la canzone.
“Ogni volta che non so volare” suona immediatamente come un pezzo importante. È una ballata molto cantautorale, dalla struttura atipica, che non si accontenta di seguire i binari più prevedibili, ma sceglie una forma più libera, più riflessiva. Al centro c’è il tempo: quello che passa, quello che pesa, quello che insegna.
Il testo, firmato insieme a Pacifico, aggiunge profondità e misura. È una scrittura che promette di emozionare soprattutto dal vivo, quando Nigiotti e l’orchestra potranno davvero sbizzarrirsi all’unisono, amplificando ogni sfumatura. Alla musica ha contribuito anche Fabiano Pagnozzi, mentre la produzione è curata da Enrico Brun: un team che accompagna questo ritorno con cura e sobrietà.
La storia tra Enrico Nigiotti e Sanremo è ormai consolidata: dalle Nuove Proposte del 2015 con “Qualcosa da decidere”, al 2019 con “Nonno Hollywood”, fino a “Baciami adesso” nel 2020. Questo nuovo capitolo sembra voler aggiungere maturità e consapevolezza, senza perdere quella cifra emotiva che è sempre stata la sua forza.
In attesa di risentirla dal vivo con l’orchestra sul palco dell’Ariston, “Ogni volta che non so volare” rimane una canzone che, al primo ascolto, non urla: respira. E proprio per questo potrebbe restare.