Enzo Carella, il ricordo dell’alieno della musica italiana

Enzo Carella

A nove anni dalla sua prematura scomparsa, la storia di un cantautore fuori dagli schemi: il nostro omaggio ad Enzo Carella

Il ricordo di Enzo Carella resta vivo come quello di un autentico alieno della musica italiana, un artista capace di attraversare generi, epoche e mode senza mai assomigliare a nessuno. Nato a Roma l’8 gennaio 1952, Carella riceve a tredici anni la sua prima chitarra: impara da autodidatta, cercando di rifare le canzoni degli artisti che ascolta in quegli anni, da Adriano Celentano a Fabrizio De André, passando per gruppi come The Beatles e The Rolling Stones, fino a cantautori come Bob Dylan.

Nel 1966 scopre la musica di Jimi Hendrix e rimane folgorato da quel modo rivoluzionario di suonare la chitarra. Frequenta il liceo scientifico, si iscrive poi ad Architettura, ma nel frattempo vive immerso nel rock e nel blues, suonando con gruppi romani tra cantine, licei e feste scolastiche. Gira l’Europa in autostop, visita Londra, Amsterdam, Copenhagen e Berlino, e nel 1970 partecipa al leggendario Festival dell’Isola di Wight, dove assiste anche all’ultimo concerto di Hendrix. È a Londra quando il suo idolo scompare: un evento che segna profondamente il giovane musicista.

Scoperto da Alfonso Bettini e lanciato da Vincenzo Micocci, Carella debutta nel 1976 con il singolo “Fosse vero”, scritto insieme al poeta romano Pasquale Panella, con la produzione artistica di Marco Luberti e Alfonso Bettini. È l’inizio di un sodalizio destinato a diventare uno dei più originali della canzone italiana: tutti i testi della sua produzione porteranno la firma di Panella, in un intreccio di poesia surreale, leggerezza e invenzioni linguistiche.

Nel 1977 pubblica l’album “Vocazione”, che contiene brani come “L’anima pagliacciona”, “La serietà”, “Il sud è un’infanzia sudata” e “Malamore”, destinato a diventare uno dei suoi successi radiofonici. Con lui in studio musicisti come Maurizio Guarini, Carlo Pennisi, Fabio Pignatelli e Agostino Marangolo. Nel 1978 arriva “Amara”, altro pezzo che consolida la sua identità artistica.

Il grande pubblico lo scopre nel 1979, quando partecipa al Festival di Sanremo con “Barbara”. Si classifica secondo, sfiorando la vittoria dopo essere stato il più votato nella prima serata. Il brano colpisce per il cantato personalissimo, l’arrangiamento brioso e l’originalità del testo di Panella. Subito dopo esce l’album “Barbara e altri Carella”, che contiene, tra gli altri, “Carmè”, “Parigi” e “Sentimenti”. La copertina, con foto scattate nei pressi del Velodromo dell’EUR, viene premiata per la grafica. È il momento del passaggio alla RCA Italiana, la major più importante del Paese.

Nel 1981 pubblica “Sfinge”, prodotto da Elio D’Anna degli Osanna, con brani come “Stai molto attenta”, “Sex show” e “Contatto”. Eppure, proprio quando il consenso cresce, al punto che Lucio Battisti dichiara che Carella è l’unico cantautore che gli interessi davvero, il cantautore si ritira improvvisamente dalle scene. Una scelta che alimenta il mito di questo musicista schivo e imprevedibile.

Ricompare nel 1992 con “Carella de Carellis”, che alterna cinque inediti a cinque brani già noti riproposti con nuovi missaggi. Nel 1995 pubblica il concept album “Se non cantassi sarei nessuno: l’Odissea di Carella e Panella”, un immaginario musical ispirato all’Odissea, dove il titolo gioca sul doppio senso di “Nessuno” riferito a Ulisse. Brani come “La pappa del cuore”, “L’occhio nero”, “Aspetta e S.p.A.”, “Odissea”, “Solitudine vera” e “Capebomma” confermano la sua capacità di reinventare il linguaggio pop.

Dopo un nuovo silenzio, nel 2004 esce per BMG Ricordi un doppio CD della collana “Flashback” che raccoglie i suoi maggiori successi. Il riscontro del pubblico lo convince a tornare in studio: nel 2007 pubblica “Ahoh yè nanà”, anticipato dal singolo “Oggi non è domani”, con brani come “Estrella misteriosa” e “Basta il pane”. Ancora una volta, i testi sono di Pasquale Panella. L’album spazia dal cantautorato a influenze black e latine, confermando la sua libertà stilistica.

Nel corso della sua ultratrentennale carriera, Carella ha attraversato prog, rock, funky, pop, soul e black music, influenzato da artisti come Hendrix, Beatles, Dylan, Roxy Music, Velvet Underground, e, tra gli italiani, De André, Francesco De Gregori e Battisti. Ha inciso relativamente pochi album, ma tutti caratterizzati da una qualità eccelsa e da una cifra personalissima.

Negli ultimi anni affronta problemi di salute; muore il 21 febbraio 2017, a 65 anni, per un arresto cardiaco dopo mesi di terapia intensiva seguiti a una crisi respiratoria aggravata da patologie preesistenti.

Enzo Carella resta un artista unico e ineguagliabile, un cantautore capace di coniugare leggerezza e profondità, ironia e poesia, sperimentazione e immediatezza. Un alieno gentile che ha toccato le corde dell’anima con parole mai banali e melodie imprevedibili, lasciando un’impronta indelebile nella storia della musica italiana.

Scritto da Alessandra Locatelli
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