Ermal Meta e il ritorno a Sanremo: “Il palco dell’Ariston è sempre molto complicato”

Ermal Meta

Tra I big de prossimol Festival c’è anche Ermal Meta, in gara a Sanremo 2026 con “Stella stellina”, brano che anticipa l’uscita del disco “Funzioni vitali”

Ermal Meta torna in gara al Festival di Sanremo tra i Big della 76esima edizione con il brano “Stella stellina”, una canzone importante, di resistenza e speranza, nonostante tutto. Si racconta, attraverso un testo poetico, mai retorico e immagini fortemente evocative, la storia di una bambina palestinese che non ha volutamente un nome, diventando così rappresentazione di tutti i bambini innocenti colpiti dalla violenza. Il punto di vista è quello di un uomo – forse un padre, forse un vicino di casa – che osserva e restituisce uno sguardo intimo e umano su una tragedia collettiva.

«”Stella stellina” parla di una bambina di Gaza, che è una bambina senza nome e appartiene a un popolo senza voce – spiega Ermal Meta nell’incontro pre-festivaliero riservato alla stampa – il modo in cui ho scritto questa canzone è particolare, canticchiandola per mia figlia. Qualche ora prima mi ero ritrovato a vedere delle immagini un po’ pesanti tramite i social. Ricordo lo sguardo di una bambina di Gaza che mi ha trafitto molto, in maniera rilevante. Una volta che mia figlia si è addormentata, sono andati in studio e, nel giro di un quarto d’ora, è nata “Stella stellina”. Sono rimasto in ambito popolare, perché il pezzo parla di un popolo. Ho mantenuto quella melodia di filastrocca circolare e mi sono messo nei panni di un adulto che era lì, uno di quei tanti uomini disperati presenti in quella terra, che ritrova per strada una bambola».

Le sonorità mediorientali che caratterizzano la produzione curata da Ermal e Dardust, ci trasportano immediatamente in quella parte di mondo, anche grazie all’utilizzo sapiente di strumenti come l’oud che contribuiscono a definire un impianto sonoro coerente con il racconto, rafforzandone l’impatto emotivo. A proposito dell’incontro con il producer, Ermal aggiunge: «Io e Dario ci conosciamo da tantissimi anni, abbiamo iniziato il lavoro di autori nello stesso periodo. Quando ho scritto questa canzone, l’avevo vestita in maniera organica e lui poteva aiutarmi a renderla una storia di oggi, attuale e non del passato. Quando ho sentito il suo lavoro, sono cascato dalla sedia. Io ho sempre prodotto le mie cose, ma questa canzone no, perché era un quadro troppo completo e facevo fatica a vederlo da vicino. L’unico che poteva farlo era Dardust. Da lì gli ho chiesto di venire con me nella serata delle cover e insieme abbiamo deciso il brano da fare. Ci è venuta in mente “Golden hour” perché volevamo portare qualcosa di moderno. La musica è qualcosa che si fa insieme, a me piace condividere, fare un viaggio insieme e avere dei ricordi».

Ermal Meta non è nuovo al palco dell’Ariston: il suo percorso al Festival di Sanremo è ricco di tappe significative. Nel 2016, nella sezione Nuove Proposte, si fa conoscere con “Odio le favole”, classificandosi al terzo posto. Nel 2017 debutta tra i Big con “Vietato morire”, ottenendo nuovamente il terzo posto e il Premio della Critica “Mia Martini”. Nel 2018 vince la 68esima edizione del Festival in coppia con Fabrizio Moro con “Non mi avete fatto niente”, brano simbolo di reazione collettiva contro la violenza, che li porta a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest di Lisbona, dove si classificano quinti. Nel 2021 torna in gara con “Un milione di cose da dirti”, raggiungendo ancora una volta il podio. «Il palco di Sanremo è sempre molto complicato, i pochi minuti che precedono l’uscita in scena sono terribili. In quel frangente ti vengono mille dubbi, poi riesci a mettere un freno alle tue paure e a convogliarle nella direzione giusta», spiega il cantautore.

Durante Sanremo, il prossimo 27 febbraio, uscirà il suo sesto album di inediti, intitolato “Funzioni vitali”, disponibile in CD e vinile e in pre-order al link https://ermalmeta.lnk.to/FunzioniVitali. A proposito del disco, ha aggiunto: «È un progetto attraversato dal tema del tempo e rappresenta una versione di te diversa da ciò che è stato. La title track parlo proprio di questo, è un dialogo con una parte di me, una versione di me del passato. Probabilmente negli ultimi anni ho reciso un po’ di lacci che mi legavano al passato e ho lasciato spazio per quello che dovrà arrivare».

Infine, il pensiero di Ermal Meta va a ciò che stiamo vivendo, alle tensioni e alle preoccupazioni del mondo, le stesse che trovano riparo tra le note e le parole di “Stella stellina”: «Ho fede nell’essere umano e nella capacità di rigenerarsi. Una cosa è certa, finché vivremo passivamante tutto ciò che accade, la nostra sopravvivenza è messa a repentaglio. Forse stupidamente, ma ho ancora fiducia nella figura dell’uomo, in quanto capace di cambiare e redimersi da quello che fa. Io sono terrorizzato da quello che vediamo, da quello che ci circonda. Penso che il mondo sia in mano a dei pazzi e che noi siamo divisi. Viviamo all’interno di sistemi che ci fanno perdere il senso di coesione, di comune intento, di lotta comune. Sembra che prevalga l’interesse personale. Io, alla fine, scrivo canzoni. E sono preoccupato, sì. Per i miei figli e per quelli di tutti. Ho fiducia nell’uomo. Non so come, ma spero che ne verremo fuori».

Scritto da Nico Donvito
Parliamo di: ,