Ermal Meta racconta il presente a Sanremo con “Stella stellina” – RECENSIONE
Una storia ambientata a Gaza, prodotta da Dardust, che unisce dolore e speranza. Ermal Meta racconta il presente a Sanremo con “Stella stellina”
Ritorna a Sanremo Ermal Meta e lo fa con un pezzo intitolato “Stella stellina”, firmato a sei mani con Dardust e Gianni Pollex. Dopo aver anticipato il nostro giudizio con le consuete pagelle realizzate dopo l’ascolto in anteprima riservato alla stampa, approfondiamo il senso e il suono della canzone.
Ermal Meta, la recensione “Stella stellina“
L’attualità irrompe sul palco dell’Ariston, e lo fa senza bussare. Ermal Meta sceglie di portare a Sanremo una storia che inevitabilmente si intreccia con le cronache del fronte israelo-palestinese. È un gesto forte, rischioso. E proprio per questo necessario.
Il brano dà voce a un uomo che cammina tra le strade di Gaza e si imbatte in una bambola. Un oggetto qualunque che diventa detonatore emotivo: apparteneva a una bambina che non c’è più. Non sappiamo se quell’uomo stia ricostruendo una vita reale o immaginandola per sopravvivere al dolore. Ma non è questo il punto. “Stella stellina” non vuole spiegare, vuole evocare. E lo fa con grazia.
La scrittura è poetica, mai retorica. La bambina non ha nome, e proprio per questo diventa simbolo di tutti i bambini innocenti travolti dalla violenza. Il punto di vista – forse di un padre, forse di un vicino – restituisce uno sguardo intimo su una tragedia collettiva. È un racconto di resistenza e speranza, nonostante tutto.
A rendere il brano ancora più potente è la produzione condivisa con Dardust. Le sonorità mediorientali, l’uso dell’oud e un impianto sonoro che si avvicina alla world music trasformano quella che poteva essere l’ennesima ballad in qualcosa di più ampio, stratificato, non ruffiano. Musicalmente non cerca scorciatoie emotive: accompagna il testo, lo sostiene, lo amplifica.
Si discuterà, inevitabilmente. Qualcuno parlerà di opportunità, qualcuno evocherà precedenti. Ma processare le intenzioni di un artista è un esercizio sterile. Le canzoni non si misurano con il sospetto, ma con la loro capacità di toccare corde profonde. E “Stella stellina” lo fa.
È un doppio rischio: affrontare un tema così delicato e farlo su un palco popolare come quello di Sanremo. Se sbagli, sbagli due volte. Ma qui l’equilibrio regge. E alla fine resta il brano. Una canzone bellissima, scritta con intelligenza e prodotta con coraggio. Sanremo deve sapersi confrontare con il presente. Perché le canzoni servono anche a questo: a raccontare il tempo che stiamo vivendo. E a farcelo ricordare, un giorno, quando sarà già storia.