A tu per tu con la giovane interprete napoletana, al suo esordio discografico con l’album “DIVƎRƧO”

E’ disponibile in tutti gli store, sia digitali che tradizionali, l’album di debutto di Maria Antonietta Di Marco, in arte Etta, giovanissima e talentuosa artista partenopea in uscita con “DIVƎRƧO”, disco d’esordio anticipato dal singolo “Il mio Supereroe”, in rotazione radiofonica a partire dallo scorso 11 gennaio. Approfondiamo la sua conoscenza.

“Il mio Supereroe” è il titolo del tuo nuovo singolo, com’è nato e cosa rappresenta per te?

«Il mio Supereroe rappresenta per me un grande cambiamento. Un cambiamento che ha segnato la mia vita. Quattro anni fa i miei genitori si sono separati e mio padre ha abbandonato il nucleo familiare, ora riesco a comprenderlo ma, al momento, ho vissuto il tutto come una sorta di abbandono. Il mio supereroe è una consapevolezza, è la voglia di ricucire una ferita che è ancora dolorante. Tutto può cambiare nella vita, ma l’amore quello di un padre per una figlia e viceversa, non cambierà mai».

Un brano composto a quattro mani con Enzo Russo, com’è stato collaborare con lui?

«Difficile. Enzo è un produttore esigente, ma ha trovato in me una persona da spronare e motivare. Durante la produzione del disco a volte le idee erano contrastanti, ma lui è riuscito a comprendere tutte le mie fragilità e a tradurle in musica. I miei testi sono perfetti per la sua musica, la sua musica è perfetta per i miei testi».

Nel testo racconti l’abbandono da parte di tuo padre, quale messaggio hai voluto lanciare mettendo in musica questo tuo importante vissuto?

«Non ho voluto lanciare un vero e proprio messaggio, ho scelto di raccontare una cosa così intima per farmi conoscere spogliandomi di tutte le maschere. Ho voluto scrivere di una verità, che ha aiutato prima me a razionalizzare il tutto, e spero che potrà aiutare anche altri. La mancanza del mio supereroe mi ha portata a contare sulle mie forze e a rialzarmi da sola. Dobbiamo tutti imparare a farlo, dobbiamo essere noi stessi il nostro supereroe».

Dal punto di vista musicale invece, quale veste avete voluto dare al pezzo per mettere in risalto l’importanza delle parole?

«Il mio genere di scrittura è molto diretto, e lui l’ha capito subito, ha cercato di fondere le mie parole con un’atmosfera delicata ed eterea. I synth utilizzati sono frutto di una sua grande ricerca e sensibilità che hanno sposato appieno il significato della canzone. Ma ciò che mi distrugge ancora ora, ciò che mi evoca tutte quelle immagini, sono i suoni delle chitarre utilizzate, che emergono a tratti, come i miei ricordi, tristi ma pieni di speranza».

Quali sono le tematiche predominati e che tipo di sonorità avete scelto per raccontarle al meglio?

«Non ci sono tematiche predominanti, ogni canzone contribuisce a creare il mio DIVƎRƧO. L’amore, la gioia, gli addii, le tristezze, in ogni canzone c’è una parte di me. Il tutto è immerso in sound electro pop e dream pop che aumentano quella magia».

Quando e come hai scoperto la tua passione per la musica?

«Credo che non l’ho mai scoperto, la musica è nata con me. Ho sempre amato cantare e scrivere, adoro trasmettere emozioni alla gente».

C’è un momento che reputi fondamentale per la tua carriera?

«Sì, un annetto fa, ho trovato qualcuno che ha iniziato a credere in me, e mi ha insegnato a farlo. I sogni sono l’unica cosa per cui vale la pena lottare! Non me li farò più rubare».

Come valuti il settore discografico di oggi e con quale spirito ti affacci al mercato?

«Sono positiva come lo sono nella vita di tutti i giorni! Nel mio piccolo sto già avendo grandi soddisfazioni, arrivare al cuore della gente è bellissimo, e spero di riuscire a prendere la strada giusta per portare la mia musica a più persone possibili. So che non è facile ma sono determinata».

Negli ultimi mesi hai dato sfoggio delle tue doti canore postando sui social diverse cover, se avessi la possibilità di “rubarne” una… quale sceglieresti? Quale di quelle canzoni senti maggiormente nelle tue corde?

«Beh, tutte le cover che ho scelto di fare sono state scelte proprio perché mi rispecchiavo nella canzone, sicuramente le mie preferite rimarranno “Perdo le parole” di Riki e “Irraggiungibile” di Shade e Federica Carta. Il mio sogno però e di cantare un giorno qualcosa di Lucio Battisti, ma ho bisogno di una maggiore consapevolezza, ci sono cose intoccabili».

Il 18 gennaio è uscito il tuo album “DIVƎRƧO”, cosa hai voluto inserire al suo interno e cosa hai voluto lasciare fuori?

«Il disco doveva contenere 10 canzoni, abbiamo deciso di lasciarne solo 9, questo perché dal nostro punto di vista lo rende solo un inizio. All’interno di “DIVƎRƧO” ho racchiuso diversi aspetti di me e della mia musica. Mi sono divertita a sperimentare, come ad esempio con “La mano amica”, che altro non è che una cover di “Close to me” dei The Cure. Ho voluto raccontare di me ma anche dei miei sogni, ho creato cose per il piacere di farlo. Questi nove pezzi sono una buona carta di identità, per conoscermi!».

Per concludere, qual è la lezione più grande che senti di aver appreso dalla musica?

«La musica è una scuola, insegna sempre. La musica ti fa cadere e ti fa rialzare, può essere semplice o estremamente difficile. Al momento posso dire di aver imparato a guardarmi dentro, ad andare oltre la tecnica e a scavare più nel profondo, ho imparato ad amare qualsiasi genere musicale, a trovarne i punti più preziosi, ma è un cammino che non finirà mai. Ho tanto da imparare».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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