Eurovision Story 1966: quello che c’è da sapere sull’undicesima edizione
Tutto ma proprio tutto quello che c’è da sapere sull’undicesima edizione dell’Eurovision Song Contest datata 1966. A cura di Giovanni Saracino
Per comprendere cos’è diventato oggi l’Eurovision Song Contest, bisogna intraprendere un viaggio lungo settant’anni. Ogni settimana, Giovanni Saracino ci accompagnerà in un viaggio tra canzoni e personaggi che hanno fatto grande la storia della manifestazione canora europea. Oggi si prosegue con il 1966.
Ripercorreremo insieme questo percorso andando a riscoprire brani apparentemente perduti e artisti, sia italiani che stranieri, che si sono distinti all’interno di una competizione che, da semplice evento musicale, si è trasformata anche in un vero e proprio show televisivo. Questo e molto altro ancora è Eurovision Story.
Eurovision Story 1966: quello che c’è da sapere sull’undicesima edizione
5 marzo 1966, si torna a Villa Louvigny, in Lussemburgo, dove si tenne, quattro anni prima, un’altra edizione del Gran Premio Eurovisione della Canzone. Diciotto Paesi in gara, esattamente gli stessi dell’edizione precedente. L’unico cambio radicale nel regolamento fu quello per cui ogni partecipante doveva cantare in una delle lingue del proprio Paese, questo per evitare quello che era successo con la Svezia l’anno precedente, quando la canzone fu interpretata in inglese. Il meccanismo di voto era il medesimo; tuttavia, nella giuria di ogni Paese doveva essere presente una giuria popolare, ovvero esperti di musica che, tuttavia, non lavorassero nel mondo della musica, quindi niente editori o produttori discografici.
A trionfare, alla terza partecipazione, fu Udo Jurgens con il brano “Merci chérie” che, per la prima volta nella storia della competizione, portò l’Austria alla vittoria. A completare il podio due scandinave: la Svezia e la Norvegia. A rappresentare l’Italia, un grande ritorno: Domenico Modugno, che tuttavia, con la sua “Dio come ti amo”, deluse le aspettative e, per la prima volta, l’Italia chiuse la manifestazione all’ultimo posto (insieme al Principato di Monaco), a quota zero punti.
Note curiose: proprio relativamente all’ultimo posto dell’Italia (l’unico nella storia dell’Italia all’Eurovision), ci sono testimonianze verificate che affermano come, durante le prove del sabato che precedette la finale, Modugno lasciò il palco stizzito dopo che gli organizzatori negarono lui di integrare alcuni suoi musicisti nell’orchestra fornita dall’organizzazione. Deluso dalla resa e dall’esecuzione l’artista se ne andò facendo temere la sua partecipazione alla serata finale. Alla fine, l’artista si esibì comunque, tuttavia senza orchestra, ma con solo due musicisti, un pianoforte e due strumenti. Le prove del giorno prima andarono in onda via radio, pertanto quanto accadde fu di pubblico dominio.
La sua esibizione nella finale di domenica fu accolta da alcuni fischi e osteggiata dalle giurie, tanto infatti da concludere la manifestazione in fondo alla classifica. Modugno diserterà anche la cena di gala organizzata per celebrare la vittoria austriaca. La stampa italiana, già delusa dal fatto che non fu Gigliola Cinguetti a interpretare il brano all’Eurovisione (vincitrice a Sanremo proprio insieme a Modugno), ne rimpiange la non scelta all’indomani del deludente risultato. Tuttavia, il brano ebbe comunque un enorme successo in Sudamerica, proprio grazie all’interpretazione di Gigliola.
Infine una nota davvero curiosa, nella giuria monegasca c’è una componente speciale: si tratta di Grace Kelly, principessa e moglie di Ranieri Grimaldi.