Eurovision Story 1970: quello che c’è da sapere sulla quindicesima edizione

Eurovision 1970

Tutto ma proprio tutto quello che c’è da sapere sulla quindicesima edizione dell’Eurovision Song Contest datata 1970. A cura di Giovanni Saracino

Per comprendere cos’è diventato oggi l’Eurovision Song Contest, bisogna intraprendere un viaggio lungo settant’anni. Ogni settimana, Giovanni Saracino ci accompagnerà in un viaggio tra canzoni e personaggi che hanno fatto grande la storia della manifestazione canora europea. Oggi si prosegue con il 1970.

Ripercorreremo insieme questo percorso andando a riscoprire brani apparentemente perduti e artisti, sia italiani che stranieri, che si sono distinti all’interno di una competizione che, da semplice evento musicale, si è trasformata anche in un vero e proprio show televisivo. Questo e molto altro ancora è Eurovision Story.

Eurovision Story 1970: quello che c’è da sapere sulla quindicesima edizione

Quella del 1970 fu senz’altro una delle edizioni più rivoluzionarie del “Gran Premio Eurovisione della Canzone”. In seguito alla storica vittoria a quattro dell’anno precedente, infatti, fu estratto a sorte, tra i quattro vincitori, chi avrebbe dovuto ospitare il concorso dell’anno successivo. Ad avere la meglio furono i Paesi Bassi che organizzarono la manifestazione all’Amsterdam RAI della capitale olandese.

Per evitare che l’assurdo pareggio in vetta dell’anno precedente si ripetesse, fu modificato il regolamento relativo all’attribuzione della vittoria in caso di pareggio tra due Paesi. I due artisti si sarebbero esibiti nuovamente, con le giurie (tranne quelle dei Paesi in corsa per la vittoria) che avrebbero dovuto scegliere tra i due chi avrebbe vinto. In caso di ulteriore pareggio, la vittoria sarebbe stata assegnata a entrambi. Tuttavia, in protesta con quanto accaduto l’anno precedente, ben quattro Paesi si ritirarono dal concorso, lasciando in gara solamente 12. A ritirarsi furono Finlandia, Norvegia, Svezia e Portogallo.

L’edizione del 1970 fece da apripista a quella che fu poi l’ascesa di uno dei due Paesi dominanti nella storia del concorso, l’Irlanda, che, insieme alla Svezia, domina l’albo d’oro ancora oggi con ben 7 trionfi. L’artista irlandese Dana, con il brano “All kinds of everything”, conquistò quindi la prima vittoria irlandese, con Regno Unito e Germania Ovest a completare il podio.

Fu un’edizione rivoluzionaria anche per quanto concerne la partecipazione dell’Italia. Per la prima volta, infatti, il Belpaese decise di portare in gara all’Eurovisione il vincitore di Canzonissima anziché quello del Festival di Sanremo. Pertanto, fu un giovane astro nascente del panorama musicale italiano a calcare il palco di Amsterdam: Gianni Morandi, con il brano “Occhi di ragazza”. La scelta per la Rai fu di fatto obbligata, in quanto il Festival di Sanremo di quell’anno si tenne a fine febbraio, oltre il termine ultimo per presentare il brano all’Eurovisione. Pertanto, fu scelto il vincitore della celebre trasmissione musicale come rappresentante. Fu anche un’occasione per ringiovanire le fila dei partecipanti italiani al concorso, ma non diede i frutti sperati: l’Italia, infatti, concluse solo all’ottavo posto, con 5 punti ottenuti.

Note curiose: per la Spagna in gara un giovanissimo Julio Iglesias, che si classificò quarto. A chiudere in fondo alla classifica, con 0 punti, il Lussemburgo. Durante le prove, la scenografia crollò, causando preoccupazione tra gli organizzatori e il pubblico in vista della serata finale, ma tutto andò liscio come l’olio.

Per l’Italia, qualora la tradizione della scelta dal Festival di Sanremo fosse stata rispettata, sarebbero stati in concorso Adriano Celentano e Claudia Mori con il brano “Chi non lavora non fa l’amore”, vincitore del Festival di quell’anno.

Scritto da Giovanni Saracino
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