Alessio Bernabei Everest

Recensione del singolo del ritorno discografico del cantautore

Nuovo inizio per Alessio Bernabei (qui il link alla nostra ultima intervista) che con “Everest” rompe definitivamente i rapporti col passato da teen idol per vestire i panni di giovane cantautore maturo. “Everest“, infatti, è anche il ritorno cantautorale di Alessio, che si era avvicinato alla scrittura senza collaborazioni già in passato quando era il leader dei Dear Jack, band che lo ha portato alla notorietà nel 2013 all’interno della dimensione di ‘Amici di Maria de Filippi’.

Poi alti e bassi, due Festival di Sanremo da solista, uno spiraglio che non sempre si è visto nella sua carriera fino ad oggi. L’uscita di questo nuovo brano non sembra essere solo un modo per restare a galla ma anche la volontà del cantante di scrivere da zero un nuovo capitolo della propria carriera, in cui vuole dire a gran voce che lui vuole esserci e ci sarà. Un brano, “Everest“, che si può leggere in più direzioni: possono essere parole dedicate ad un amore, ad un familiare così come ai fan di Alessio, sempre fiero di uno zoccolo duro che lo ha sorretto in questi anni.

Il singolo ha un respiro internazionale, vicino al pop di Tom Walker nell’arrangiamento, pur mantenendo un’autenticità tutta italiana. Il testo affronta il coraggio di restare, di esserci anche quando la via di fuga sarebbe la più facile ed immediata. Non c’è nulla da buttare, la bellezza può nascere ovunque. L’immagine del fiore che può crescere all’inferno è forte ma al tempo stesso immediata e potremmo dire giusta per entrare subito nella sincerità con cui Alessio vuole comunicare le sue metafore.

Buttarsi in questa vita è come l’Everest, sarò il paracadute che non vuoi indossare” rappresentano le parole chiave del ritornello. A lanciarsi giù in fondo non sempre si tocca il suolo ma spesso da un’altezza si plana su di una cima, per poi pian piano scendere. La discesa è vista nel brano come una risalita, a patto che ci sia un paracadute su cui contare. La forza di affidarsi tendendo la mano per essere salvati, o semplicemente per atterrare senza farsi male. Questo è quello che Alessio Bernabei racconta, e lo fa  con la fermezza compositiva seppur metaforica del testo.

Vocalmente Alessio tratta la propria voce come fa un cantante maturo: il timbro serve alla comunicazione di un messaggio e non viceversa. Per questo motivo in “Everest” non ascolteremo voli pindarici, l’intensità è tutta nelle parole che la voce canta. Sembra esserci una ricerca del suono, un’attenzione alle fasi di equalizzazione e mastering affinché l’unicità vocale di Alessio possano non venire meno a discapito di processi computerizzati che poco servono all’arte, seppur presenti. Quello che ne deriva è una voce trattata dal punto di vista tecnico con più attenzione verso forse il gusto del cantante che dimostra in questa produzione artistica anche una consapevolezza matura degli strumenti, o soltanto una buona scelta del team di lavoro.

Da vedere il videoclip di “Everest“, che per essere una produzione low budget non toglie, anzi aggiunge spessore al significato del brano. In una location unica, la cava di Manziana, Alessio si è affidato all’amico e regista Marcello Maw mentre Frank Meta si è occupato delle clip del backstage e delle foto sul set. Di tanto in tanto l’America può aspettare. “Everest” è una meta che è già una cima da cui ripartire per Alessio Bernabei.

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Testo | Everest

Non hai niente da dire, guardi dall’altra parte
ce lo chiediamo spesso se scappare serve
lascia stare il passato, le lacrime che hai perso
anche il fiore più bello può crescere all’inferno

Io ti giuro che un giorno smetterà di piovere
e ho capito che con le mie spalle non ti puoi bagnare

E io ci sarò ed avrò cura di te
quando odierai il mondo e non ti sentirai giusta

buttarsi in questa vita è come l’Everest
sarò il paracadute che non vuoi indossare
ma io ci sarò se avrai bisogno di me
di me

Sorrisi falsi a mia madre poi morivo sul letto
sempre solo, sempre stanco ma con il sogno dentro
mi sono arreso troppe volte ma c’eri te che mi guardavi e mi rialzavo sempre

Io ti giuro che anche se il sorriso non l’hai fatto più
ci saranno tante rughe a dirtelo che lo facevi spesso

E io ci sarò ed avrò cura di te
quando odierai il mondo e non ti sentirai giusta
buttarsi in questa vita è come l’Everest
sarò il paracadute che non vuoi indossare
ma io ci sarò se avrai bisogno di me
di me

E quello che hai vissuto ce l’hai sempre dentro
lo riesco a vedere meglio io che te
poi si appanna il vetro e lo facciamo dentro
fa paura lo ammetto

E io ci sarò ed avrò cura di te
quando odierai il mondo e non ti sentirai giusta
buttarsi in questa vita è come l’Everest
sarò il paracadute che non vuoi indossare
ma io ci sarò se avrai bisogno di me
di me

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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

By Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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