“Ex”, Irama con Elodie: il tormentone autunnale è servito – RECENSIONE

Irama Elodie

Analisi del nuovo singolo di Irama ed Elodie, intitolato “Ex”, fuori da venerdì 29 agosto, un brano che mescola due stili e più mondi, dall’afro al latin, passando per la melodia all’italiana

Esce oggi, 29 agosto, “Ex“, il nuovo singolo di Irama, che segna la sua prima, attesissima collaborazione con Elodie. Un incontro artistico che sorprende per intensità e alchimia, capace di trasformare una canzone sulla fine di un amore in un manifesto emotivo a due voci.

Prodotto dai Room9, “Ex” si muove tra afrobeat e latin vibes, con un ritmo avvolgente che sa di estate agli sgoccioli e di autunno imminente. Un ponte sonoro che accompagna l’ascoltatore in una dimensione sospesa: ballabile e malinconica insieme. Requisiti di cui Elodie si sta rendendo sempre più portavoce. L’arrangiamento resta minimale, ma calibrato: i battiti elettronici e le percussioni calde lasciano spazio alle due diverse personalità vocali, protagoniste assolute del racconto.

Dal punto di vista narrativo, la canzone non è altro che la cronaca di una relazione arrivata al capolinea, ma che continua a bruciare sotto la cenere. “Tu per me eri più una medicina” canta Irama, rivelando la dipendenza emotiva che lega i due protagonisti, mentre la collega gli fa eco con versi altrettanto incisivi: “Siamo ancora una parte, un castello di carte, una bella ferita, un fiore nel sangue”. La scrittura alterna immagini intime e quasi fisiche (“nodi in gola”, “grandine che ci rallenta”) a metafore liriche, capaci di rendere concreto, e al contempo universale, il dolore della perdita.

È qui che “Ex” trova la sua forza: nella contrapposizione dei racconti e delle due voci. Quella più cupa e tormentata di Irama, che incarna la caduta, e quella calda e magnetica di Elodie, che restituisce profondità e resilienza. L’effetto è un dialogo appassionato, una partita a due dove entrambi gli interpreti si cercano, si respingono e si feriscono. Insomma, una coppia che funziona e che vince, al di là della soggettiva bontà della loro canzone.

Scritto da Nico Donvito
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