A tu per tu con il cantautore pugliese, fuori con il disco intitolato “In bilico sulle nostre emozioni”

E’ disponibile dallo scorso 21 giugno su tutti gli store digitali “In bilico sulle nostre emozioni”, il nuovo album di Fabio Milella, cantautore barese classe ’78 con all’attivo due progetti discografici, “Chi fa da sé fa per tre” del 2011 e “ElettrOttanta” del 2012. In occasione di questa nuova pubblicazione, lo abbiamo incontrato per approfondire la conoscenza della sua arte.

Ciao Fabio, partiamo da “In bilico sulle nostre emozioni”, che sapore ha per te questo nuovo album?

«Questo nuovo album ha il sapore di qualcosa che volevo fare fortemente, era tutto dentro di me e volevo uscisse. Grazie all’incontro con Tommaso Vito Francesco, il produttore artistico dell’album, insieme abbiamo unito le forze e abbiamo prodotto il disco in maniera completamente indipendente, con tutti i problemi annessi e connessi alle produzioni indipendenti, ma con grande soddisfazione di avercela fatta!».

Quali sono le principali tematiche che hai voluto sviluppare?

«Le tematiche sono quelle che riguardano la società, l’amore, l’amicizia, tutto quello che riguarda l’umanità. Particolare attenzione ha l’amore. È sempre croce e delizia della nostra esistenza e tra gli amori andati e quelli appena arrivati, tra quelli dimenticati e quelli da dimenticare ho scritto tante canzoni che lo riguardano».

Dal punto di vista musicale, invece, quali sonorità hai voluto abbracciare?

«Dal punto di vista musicale abbiamo abbracciato sonorità che vanno dal pop al classico, la scelta di eliminare le “solite” chitarre elettriche soliste e inserire il violoncello, è stata una scelta che ha portato a uno stile particolare, diverso dal solito. Anche la maniera di incidere il disco è stata diversa da quella usuale, abbiamo giocato molto con le dinamiche, abbiamo pensato ai colori della musica e anche durante il mastering abbiamo deciso di non comprimere molto i brani per non perdere quella spazialità e quel respiro che aveva la nostra musica».

Chi ha collaborato con te in questo progetto? 

«Io ho fatto questo progetto interamente e integralmente con Tommaso De Vito Francesco che è una persona meravigliosa, un grandissimo professionista con due diplomi in oboe e contrabbasso (ci tengo a dirlo) ed è stato un grande compagno di viaggio perché ha sposato appieno le mie idee ed io le sue, insieme abbiamo percorso una strada impervia, difficile, impegnativa, ma che poi ha portato i suoi frutti».

Come e quando ti sei avvicinato alla musica?

«Mi sono avvicinato alla musicale all’età di nove anni, avevamo un pianoforte a casa e mi mettevo a strimpellarlo fino a che ho preso lezioni di piano. Poi la mia voglia di cantare è stata più forte, e ho usato il pianoforte per accompagnare la mia voce».

Quali ascolti hanno ispirato e accompagnato il tuo percorso?

«Gli ascolti che hanno caratterizzato il mio percorso musicale sono sicuramente il grande Francesco De Gregori, Ivano Fossati, Roberto Vecchioni, Pierangelo Bertoli, Francesco Guccini e mi sono piaciuti  tanto anche gli ultimi due lavori di Niccolò Fabi».

Personalmente ti collochi in un genere particolare?

«Credo che il genere di questo disco sia un po’ al limite nel senso che, non è proprio pop, ma ci si avvicina».

Con quale spirito ti affacci al mercato e come valuti il livello generale dell’attuale settore discografico?

«L’approccio al mercato discografico da parte mia è ormai completamente indipendente. Abbiamo auto-prodotto il disco e distribuito digitalmente l’album, poi abbiamo stampato fisicamente delle copie omaggio per i nostri fan, del resto non ci importa».

Nel 2012 hai rivisitato in chiave elettronica alcuni successi anni ’80 nel disco intitolato “ElettrOttanta”, quanto conta per te la sperimentazione musicale?

«La sperimentazione musicale su dei pezzi inediti per me oggi è tutto. Oggi mi piace solo lavorare a progetti inediti, è molto motivante».

Quanto sei legato alla tua terra e come ha influito sul tuo lavoro?

«La mia terra è tutto  con i suoi pro e i suoi contro, con il suo bianco e il suo nero. Mi hai insegnato a prendermi quello che voglio ed apprezzare quello che ho (sorride, ndr)».

Per concludere, in che direzione andrà la tua musica?

«La direzione è sicuramente quella internazionale ed elettronica, non ci sono dubbi sul fatto che il prossimo disco al quale sto già lavorando, collaborando con un artista del quale non posso svelare l’identità, è di sicuro il mondo raffinato dell’elettronica».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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