Tutte le ultime dichiarazioni dello storico manager discografico

Quello di Fabrizio Giannini è da anni uno dei nomi di prima fascia nell’ambito del managment discografico. Con lui sono cresciuti ed esplosi artisti come Tiziano Ferro, Ligabue, Laura Pausini e Irene Grandi ma sono passati anche altri grandissimi nomi della musica italiana ed internazionale come Giorgia, Eros Ramazzotti e Giusy Ferreri. In una recentissima intervista a Rolling Stone firmata da Dario Falcini il noto manager discografico ha detto la sua sull’attualità discografica e musicale lanciando non pochi punti di riflessione (qui l’intervista completa).

Punto focale e di partenza della chiacchierata è stata la cosiddetta “crisi del pop italiano” sul quale il manager si è espresso in pieno accordo sottolineando, però, come parte della responsabilità spetti alla “capronaggine del pubblico: l’ossessione per l’inseguimento di mode passeggere, su cui si buttano tutti a capofitto fino all’arrivo di quella successiva. Non si lavora più affinché tra dieci o vent’anni qualcuno ascolti ancora le tue canzoni, che era la prospettiva che ci si dava un tempo”.

A proposito di ciò Giannini ha sottolineato il fatto che la discografia d’oggi sia totalmente nelle mani dei numeri degli streaming, dei follower su Instagram e dell’AirPlay che, di fatto, non fanno che reiterare all’infinito ciò che già si sa che farà successo. Proprio riguardo all’uso dei social network il manager ha espresso una sua chiara opinione: “Sono diventati un’ossessione: se per un giorno gli artisti non sanno cosa pubblicare, si fanno prendere dalle paranoie. Capisco le loro potenzialità e la centralità per il business, ma oggi li stiamo subendo. Sono i social che ci sfruttano, non viceversa”.

La riflessione di Giannini sposa, dunque, la convinzione che la sovraesposizione mediatica spesso non coincida con le necessità musicali e che, anzi, possa addirittura danneggiare e mortificare il percorso artistico dei cantanti. Il più grande problema degli artisti d’oggi, sottolinea il manager, è “che spesso si dimenticano di essere tali. L’artista è sfuggente, come Battisti. Oggi, invece, la maggior parte dei cantanti sta tutto il giorno in mutande a frignare sui social o in tv, oppure assaggia il cibo bendato nei talent di cucina. Senza dei contenuti, la popolarità non serve a nulla”.

Una verità che, indubbiamente, in molti riconoscono ma dalla quale, ahimé, difficilmente gli artisti riescono oggi giorno a rendersi indipendenti. Per vendere dischi oggi chiunque ricorre alla promozione che, a seconda dei casi, poco o nulla centra con il prodotto che si vuole promozionare: ci si riduce a fare il giudice in qualche talent show piuttosto che sfornare senza sosta un’intervista dietro l’altra che, però, preferisce porre l’accento sulle proprie soap sentimentali piuttosto che sulle canzoni del nuovo album. Instagram e gli arti social, poi, non fanno che peggiorare il tutto rendendo l’artista il nostro vicino di casa, la persona di cui sappiamo tutto senza troppa difficoltà arrivando anche al punto di dimenticarci l’irraggiungibilità di cui un tempo era avvolto per conservare il suo stato sublime. Non a caso oggi “artista” può esserlo chiunque…

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Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

By Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

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