Fabrizio Moro fa i conti con successo e difficoltà in “Figli di nessuno” – RECENSIONE

Recensione del nuovo album d’inediti

Comprendere i momenti difficili è dote rara e, in effetti, quello di Fabrizio Moro dev’essere stato senz’altro un momento tosto quello in cui ha iniziato a lavorare seriamente ad un nuovo album d’inediti dopo la nuova consacrazione al successo. Un ritorno all’apice che, in questo caso, è stato maturato nel tempo e che ha ri-portato il cantautore romano sull’Olimpo della scena pop italiana dopo qualche anno passato nelle nicchie del pop d’autore, quello arrabbiato, deluso, respinto dal mondo. Figli di nessuno è la risposta a questo momento di gloria e di successo ma è anche la dimostrazione della consapevolezza che, in realtà, il mondo riserva ancora tante sfide e tante delusioni da vivere.

In effetti, il senso di dover ancora combattere esce prepotentemente dall’intero album e sono varie le soluzioni che il cantautore romano mette in pratica a partire da Ho bisogno di credere, primo estratto radiofonico di questo nuovo progetto, che di fronte alle sfide della vita individua il rifugio della fede come porto sicuro. Moro mette in campo il suo miglior talento autorale per presentare questo lavoro e lo fa confezionando una perfetta ballata pop che gioca con delle strofe quasi parlate, che nello special finale si trasformano quasi in delle barre rap, ed un inciso che si apre con le doppie voci e si fa cantare con facilità ricordando che “la fede è come un’arma per combattere ogni sfida”.

I migliori episodi, anche in questo disco, sono quelli in cui Fabrizio si ritrova a riflettere con intensità sulla vita e le sue sfumature scegliendo come miglior cornice musicale possibile quella della forma canzone italiana più tradizionale e melodica. In questo senso sono abili espressioni Come te, che si dedica ad una definizione nuova e matura del sentimento dell’amore che si trova “persa dentro a un mondo da rifare con i tuoi conflitti interni mentre provi a costruire”, e la conclusiva Quando ti stringo forte, che parte con coscienza dal pianoforte ricordando che “i grandi cambiamenti fanno sempre un po’ paura” anche se rimane puntualmente presente l’ancora di salvezza della propria vita che si rivela capace di rendere dolcissima anche tutta l’atmosfera musicale che si trasforma in un’intensa melodia orchestrale che solo nel finale trova un bellissimo e struggente intermezzo musicale ritmico.

La tranche delle tracce più intense e “tradizionali” prevede anche la bella Filo d’erba, dedicata a quegli “occhi segnati di chi ha visto già ma pieni ancora di domande” di un figlio che stravolge e migliora la vita di qualsiasi genitore. Alla fine “crescere non è facile però tante cose ancora non le so ma non devi avere mai paura”. Un insegnamento che ogni padre vorrebbe avere la lucidità e la forza di dare al proprio figlio.

A conclusione di questo percorso più intimo si colloca, strizzando comunque gli occhi alle produzioni più ritmiche, Per me, che mette il focus sulla propria vita e sul proprio passato che ha insegnato a diventare uomini. In controtendenza, invece, si colloca #A, che invece si dedica ad affrontare con energia ad affrontare la vita come se fosse una “festa nel mondo”.

La parte più rabbiosa, istintiva ed energica di questo disco e della scrittura di Fabrizio Moro esce allo scoperto con brani come la title-track Figli di nessuno che ha il merito di poggiarsi su di una buona ritmica di sottofondo, su di un testo crudo ed immediato e su di una vocalità che arriva pura senza le (troppo abusate in questo progetto) doppie voci. Sulla stessa scia si collocano Quasi, che inserisce anche accenni di elettronica per aprire l’inciso pieno di parole esattamente come le strofe rap, e Arresto cardiaco, che dalla partenza sembra voler giocare con l’atmosfera dance salvo poi concentrarsi in sperimentazioni sonore “estreme”.

A conclusione arrivano la martellante Non mi sta bene niente, altra evoluzione sonora che spinge sull’acceleratore per quanto riguarda la frequenza delle parole e sull’introduzione di suoni più effettati, e Me’nnamoravo de te, autentica poesia sociale dedicata all’Italia raccontata a partire dagli anni ’70 di Berlinguer proseguendo con l’alternanza politica degli anni ’80 e l’evoluzione degli anni ’90. Moro racconta un Paese in continuo cammino ma poi sentenzia “l’Italia s’è desta fra santi e assassini, appare cattiva, ladra e fallita ma è solo stuprata, confusa e impaurita”: un  ritratto quanto mai crudo e reale che solo una penna attenta come quella di Moro poteva regalarci a 12 anni da una pietra miliare sociale come ‘Pensa’.

‘Figli di nessuno’ è un perfetto album “alla Moro”: un disco che riesce ad unire con efficacia melodia e ritmo, romanticismo e immediato realismo, astrattezza e concretezza. Se ne esce con un’idea chiara e contemporaneamente confusa: chiara perchè chi conosce e ama l’arte di Fabrizio Moro trova confermate le proprie impressioni, confusa, invece, perchè l’impressione è quella che manchi l’aggregante, la canzone-simbolo capace di costituire il fulcro del racconto. Moro rimane un grandissimo autore e poeta della contemporaneità ma anche del sentimento ma qui pare non essere riuscito a dar vita a quel gioiellino destinato a passare alla storia insieme a tanti altri suoi capolavori. Viceversa, questo è un disco che compie un netto passo in avanti nell’ispirazione musicale complice anche la lunga esperienza dal vivo maturata negli ultimi tempi: gli arrangiamenti si riempiono, i suoni si arricchiscono di nuovi colori e l’impressione è che dietro ad ogni singolo brano ci sia stato davvero un profondo impegno nello studio musicale che a tratti supera nettamente la resa vocale (troppo accentuato l’uso opaco delle doppie voci in sovrapposizione). Un buon disco che ha in sè la contrapposizione tra il successo raggiunto e le continue difficoltà della vita di cui spesso Moro s’è fatto autentico interprete.

Migliori tracce | Come te – Filo d’erba – Ho bisogno di credere

Voto complessivo | 7.5/10

Tracklist |

  1. Figli di nessuno  
    [Fabrizio Moro – Fabrizio Moro, Roberto Cardelli]
  2. Filo d’erba
    [Fabrizio Moro – Fabrizio Moro, Roberto Cardelli, Fabrizio Ferraguzzo]
  3. Quasi
    [Fabrizio Moro – Fabrizio Moro, Roberto Maccaroni]
  4. Ho bisogno di credere
    [Fabrizio Moro – Fabrizio Moro, Roberto Cardelli]
  5. Arresto cardiaco
    [Fabrizio Moro – Fabrizio Moro, Andrea Ra]
  6. Come te
    [Fabrizio Moro – Fabrizio Moro, Roberto Cardelli]
  7. Non mi sta bene niente
    [Fabrizio Moro – Fabrizio Moro, Roberto Cardelli]
  8. Me’nnamoravo de te
    [Fabrizio Moro]
  9. Per me
    [Fabrizio Moro – Fabrizio Moro, Roberto Cardelli]
  10. #A
    [Fabrizio Moro]
  11. Quando ti stringo forte
    [Fabrizio Moro – Fabrizio Moro, Marco Marini]

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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