Affrontiamo un tema collegandoci ad una canzone

La musica resta il principale specchio per qualsiasi emozione. Via filtri, sovrastrutture e maschere per lasciare spazio a quel sentimento che senti di voler raccontare per filo e per segno. Questo concetto vale non solo se stiamo parlando di amore e dolcezza, ma anche di dolore e rabbia, come emerge da una fortissima canzone di Fabrizio Moro intitolata Figli di nessuno” (Amianto)”. Nel brano si canta con forza il bisogno di reagire nei confronti di tutto ciò che non va bene. Riflettori puntati a favore di chi nella vita viene sopraffatto dalla maleducazione ed è costretto a mandar giù la prepotenza di chi non ha la minima idea di cosa sia il rispetto.

“Figli di nessuno” sembra proprio un urlo contro la prepotenza, uno scudo per chi necessiti di una difesa contro la sopraffazione. Nella quotidianità è possibile imbattersi in persone che vedono sfide ovunque tranne che con loro stesse. Il fatto è che quando ti rinchiudi nel  castello delle illusioni e inizi a considerare tutti nemici, scatta dentro di te un meccanismo di autodifesa che nel dubbio ti insegna ad attaccare. Non stare in pace con se stessi è il primo passo per scaricare la frustrazione su altre persone che non hanno fatto niente per meritarsi gratuita prepotenza. Resta il fatto che ognuno di noi ha il sacrosanto diritto di amministrare la propria vita al meglio senza che la cattiveria altrui sia un ostacolo per sogni e speranze. Eppure sono tante le persone che soffrono l’arroganza di chi non accetta confronti ma solo scontri.

Perché? Perché nel confronto si gioca ad armi pari e soprattutto con delle regole, mentre nello scontro l’obiettivo non è migliorare se stessi ma distruggere gli altri. E chi è solito rispettare le regole con tutta probabilità tende a soffrire la mancanza di limiti che valgano per tutti. Mentre al contrario chi nel confronto ad armi pari sa di non poter far valere quel principio innato di superiorità (che non si sa bene dove e quando nasca) farà di tutto per allontanarsi dal terreno dell’educazione per andare a giocare nella giungla.

Tuttavia le persone educate non sono persone deboli né tantomeno stupide. Intanto sanno soffrire, intanto sanno mandar giù bocconi amari, intanto cullano il dolore. E soprattutto accettano di subire l’arroganza unilaterale, pur di non andare a combattere nella giungla. La loro forza forse sta proprio qui, nel non cadere in quel tipo di trappole. Poi, chi è veramente debole, farà passare questa loro scelta come una debolezza. In “Figli di nessuno” (Amianto) si racconta quindi il bisogno di reagire nei confronti di chi si aspetta che tu non abbia la forza di reagire. Una canzone per chi vuole sapere di non essere solo, mai difesa fu più efficace.

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Riccardo Castiglioni

Conduttore radiofonico e presentatore di eventi. Terminato il liceo classico, sto al momento frequentando la facoltà di giurisprudenza all’università; il fortissimo interesse per il mondo della comunicazione mi ha portato ad entrare in un primo momento a contatto con il mondo delle presentazioni e, in un secondo, con quello radiofonico; realtà della comunicazione che si intreccia e va di pari passo con la passione per la musica, centro di molti miei discorsi.

Di Riccardo Castiglioni

Conduttore radiofonico e presentatore di eventi. Terminato il liceo classico, sto al momento frequentando la facoltà di giurisprudenza all’università; il fortissimo interesse per il mondo della comunicazione mi ha portato ad entrare in un primo momento a contatto con il mondo delle presentazioni e, in un secondo, con quello radiofonico; realtà della comunicazione che si intreccia e va di pari passo con la passione per la musica, centro di molti miei discorsi.

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