Federica Carta, in arrivo il nuovo singolo “Stupido dolore” scritto con Fasma
Tempo di nuova musica per Federica Carta che, a partire da venerdì 24 aprile 2026, torna con il singolo “Stupido dolore”
Federica Carta torna venerdì 24 aprile con “Stupido dolore“, secondo capitolo del suo percorso più intimo e consapevole, iniziato con “Ti prego non piangere”. Si tratta di un brano pop che nasce in quella distanza tra l’andare avanti e il lasciar andare, scritto insieme a Fasma e prodotto da GG, a conferma di un sodalizio artistico ormai consolidato.
“Ci sono storie che ho rimandato, altre che vengono a farmi visita solo nel buio dei miei sogni. Ognuna coi suoi mostri, avvolte dalla luce, rimaste intrappolate senza spiegazioni. Poi, quando è il momento, escono da sole su un foglio e si vestono d’inchiostro. All’improvviso non hanno più un nome, ma un titolo”, ha detto Federica Carta.
C’è una domanda che attraversa tutto il brano e che non trova risposta: come si fa? Come si fa a smettere di pensare a qualcuno, a togliere da una stanza ciò che continua a restare, a separare i ricordi da quello che si prova ancora. “Stupido dolore” nasce da qui, da questa ripetizione quasi ossessiva, che non porta a una soluzione ma espone una condizione.
Nel testo il dolore non è astratto, è concreto. Ha un odore (“mi sa di te”) si lega agli spazi, agli occhi, alle cose più semplici. Non è qualcosa che si ricorda, ma qualcosa che si sente ancora, anche quando si prova a lasciarlo indietro. È proprio questa presenza continua a renderlo difficile da definire, ma impossibile da ignorare.
Il titolo arriva quasi come una difesa: chiamarlo “stupido” è un modo per provare a ridimensionarlo, per tenerlo a distanza almeno nelle parole, ma il dolore non segue una logica, non si lascia correggere. Rimane, si ripresenta, si insinua nei dettagli: nelle stanze che continuano a sapere di qualcuno, negli occhi in cui si vorrebbe ancora guardare il mondo, nei pensieri che tornano sempre lì, in quella domanda che si ripete (“come si fa?”) senza trovare risposta.
“Stupido dolore” diventa così il racconto di una sensazione condivisa: il punto in cui si prova ad andare avanti e si scopre che non è così semplice, perché certe emozioni non spariscono, ma cambiano forma, si fanno più sottili e continuano a restare, ridefinendo, silenziosamente, il modo in cui si vive tutto il resto.