Federica Carta in “Popcorn” si fida della falsa amica fretta – RECENSIONE

Recensione del nuovo EP della cantante

Debutto al Festival di Sanremo uguale nuovo progetto discografico. E’ andata così per Federica Carta che malgrado avesse pubblicato un album d’inediti nemmeno un anno fa con il debutto alla kermesse ligure a febbraio 2019 ha deciso di rilasciare un nuovo EP, Popcorn, che potesse accompagnare il suo nuovissimo percorso discografico.

Otto nuove tracce che arricchiscono il repertorio musicale della giovanissima cantante romana e che non possono prescindere dal brano manifesto del lavoro: Senza farlo apposta. Il secondo episodio della saga che aveva unito la voce di Federica alle barre di Shade prosegue senza troppe sfumature in questo secondo capitolo che positivamente ha fatto irruzione all’ultimo Festival di Sanremo portando quella ventata di leggerezza e spensieratezza che il pezzo vuole comunicare. Si parla sempre di una relazione a due sulle note di un tappeto sonoro contemporaneo che segue senza alcuna variazione l’ormai classico (e abusato) schema fatto di strofe parlato e ritornello cantato.

Nel resto del progetto Federica si trova a fare i conti con le sue due diverse anime musicali che il pubblico ha già potuto conoscere nel corso dei precedenti progetti. L’anima più attuale e contemporanea, già mostrata anche dall’episodio sanremese, prende il sopravvento del progetto a partire dalla title track, Popcorn, che si affida ad un inciso canticchiabile pur non riuscendo ad impressionare davvero. Anche Raro adotta questo tipo di musicalità ma, malgrado sia ben prodotta, non risalta le caratteristiche di Federica che a tratti sembra dover addirittura sforzare la voce per stare dentro al pezzo.

La parte decisamente migliore del progetto è quella più intima, delicata e personale. Quella parte che inizia con Io so aspettare che riesce fortunatamente a recuperare delle strofe struggenti, lente e perfette per la vocalità densa di Federica che ha modo (e soprattutto il tempo all’interno della melodia) di dare spazio alle sue emozioni. Anche il testo si fa più “impegnato” riuscendo ad elevare il tutto malgrado un arrangiamento che (purtroppo) continua a condire tutto con sintetizzatori ed un’orchestrazione inesistente e fin troppo digitale. Anche Quando l’amore chiama adotta il classico clichè delle produzioni attuali che mischiano al pop le ormai troppo abusate sonorità elettroniche che, se da un lato rendono il tutto più accessibile a livello radiofonico, dall’altro obbligano ad un appiattamento della proposta che rischia così di non distinguere adeguatamente personalità e repertorio: il peggior danno per una giovane ragazza che deve consolidare la propria popolarità musicale. La cosa che, viceversa, funziona meglio è la versione acustica della già nota Dove sei, una di quelle canzoni che con un testo semplice ma particolarmente sentito riesce a distinguersi e a funzionare fuori dalle logiche commerciali grazie alla dose d’emozione che porta con sè. L’orchestrazione valorizza bene il pezzo e la voce leggera e sottile di Federica che avrebbe potuto scegliere di farsi accompagnare anche solamente dal pianoforte per rendere giustizia ad un brano che effettivamente merita di essere definito godibile.

La cosa peggiore, però, arriva con la conclusiva Mondovisione che compie lo scempio di obbligare la Carta a rappare in delle strofe scritte da autori di calibro come Danti, Dezi e Mungai. Questa, però, è la testimonianza perfetta che, a volte, nemmeno gli autori sono decisivi per creare un brano davvero “funzionante”. Oltre che parecchio prevedibile musicalmente parlando il brano risulta essere il malriuscito tentativo di far cantare alla stessa voce il classico pezzo nato per essere un duetto tra rapper e vocalist femminile. Insipido è a dir poco.

Questo Popcorn è, dunque, un lavoro fatto esclusivamente per riempire un vuoto, per sfruttare un momento commercialmente adatto che non si poteva non usare adeguatamente. Il tutto, però, va a danno della sincerità e, a tratti, anche della qualità che un disco merita di rappresentare. Il risultato viaggia tra i mondi musicali che Federica aveva già esplorato prima di questo lavoro che, in sostanza, non aggiunge davvero niente di nuovo al suo repertorio: il duetto con Shade già lo avevamo ascoltato esattamente come la ballata struggente (sempre gradevole da sentire proposta da lei) ed il brano electropop ed up-tempo. La fretta, a volte, può essere una cattiva consigliera e, come in questo caso, portare a realizzare un lavoro che funziona solo a metà, che funziona per quella parte di pubblico ormai consolidata e disposta ad ascoltare qualunque cosa la propria beneamina scelga di cantare. Per conquistare gli altri, invece, occorre di più ma serve, soprattutto, capire qual è la propria strada indipendentemente dai gusti e dai diktat altrui.

Migliori tracce: Dove sei / Io so aspettare

Voto complessivo: 6.2/10

Tracklist:

  1. Senza farlo apposta feat. Shade 
    [Shade, Jacopo Ettore – Jaro]
  2. Popcorn
    [Federica Carta, Marco Poletto]
  3. Raro
    [Davide Simonetta, Giulia Anania]
  4. Io so aspettare 
    [Federica Carta, Antonio Iammarino, Daniele Conti, Federico Fabiano]
  5. Quando l’amore chiama 
    [Federica Carta, Giulia Anania, Marta Venturini]
  6. Dove sei
    [Federica Carta, Daniele Conti – Niccolò Verrienti, Federico Fabiano]
  7. Mondovisione
    [Danti, Daniele Dezi, Daniele Mungai, Andrea Ferri]

Video-recensione: (in aggiornamento)

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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