Fedez e Marco Masini a Sanremo con “Male necessario”, una delle canzoni da battere – RECENSIONE
Una canzone che trasforma la fragilità in crescita e racconta perché, a volte, il male serve per tornare alla felicità. Questa è la proposta di Fedez e Masini, dal titolo “Male necessario”
Accoppiata inedita a Sanremo per Fedez e Marco Masini, in gara insieme con “Male necessario”, brano scritto dai due artisti con Federica Abbate, Alessandro La Cava, Antonio Iammarino e prodotto da Federica Abbate, Nicola Lazzarin, Alessandro La Cava. Dopo aver anticipato il nostro giudizio con le consuete pagelle realizzate dopo l’ascolto in anteprima riservato alla stampa, approfondiamo il senso e il suono della canzone.
Fedez e Marco Masini, la recensione di “Male necessario”
Fedez apre cantando. E già questo, per chi si aspettava soltanto barre e incastri, è una piccola sorpresa che sposta subito l’equilibrio del brano. L’ingresso è disarmante, come se la canzone volesse prima di tutto raccontare, e solo dopo colpire. Il rap arriva più avanti, nella seconda strofa, ed è lì che Federico torna a essere tagliente, con uno dei passaggi più forti del pezzo: “La gente pudica giudica, che brutta gente che frequenta Fedez, ma si dimentica sempre che Giuda se la faceva con gente per bene.” Una frase che resta addosso, perché condensa perfettamente quel senso di giudizio pubblico e contraddizione morale che da sempre accompagna la sua narrazione.
Per il resto, Marco fa Masini, e lo fa nei migliori dei modi. La sua presenza è solida, riconoscibile, quasi inevitabile: quella voce e quel modo di stare dentro le parole portano immediatamente il brano su un piano più classico, più “sanremese” nel senso più nobile del termine. Da mesi si diceva che “Male necessario” fosse uno di quei pezzi della vita. E in effetti un po’ lo è. Il testo racconta un percorso che bisogna attraversare per crescere davvero: la rivalutazione dei momenti di crisi, la consapevolezza che certi crolli non sono incidenti, ma passaggi fondamentali.
Necessario per cosa? Per tornare ad apprezzare la felicità. Quella quotidiana, semplice, fatta di piccole cose. Quella che spesso capisci solo dopo averla persa. La forza del brano sta proprio qui: nel trasformare il dolore in funzione, nel dare un senso narrativo e umano a ciò che normalmente vorremmo soltanto cancellare.
L’incontro tra i due non arriva dal nulla: dodici mesi fa, durante la serata cover dello scorso Festival, avevano già acceso qualcosa con una versione potente di “Bella stronza”. Da cosa nasce cosa, ed eccoci qui: una collaborazione nuova, centratissima, che sembra puntare direttamente al bersaglio grosso. Un dialogo tra due generazioni riuscito, credibile, emotivamente efficace. E senza alcun dubbio: una delle proposte da battere di Sanremo 2026.