A tu per tu con il giovane talento piemontese, reduce dalla positiva partecipazione al Festival di Castrocaro

Tra gli artisti che si sono fatti maggiormente notare nel corso della finalissima di Castrocaro 2020, spicca il nome di Federico Castello, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Fellow, cantautore classe 2000 che, nella serata conclusiva della manifestazione, si è aggiudicato il prestigioso Premio SIAE. Lo abbiamo incontrato, per approfondire la conoscenza della sua ispirata e originale visione musicale.

Ciao Federico, benvenuto. Sei reduce dal Festival di Castrocaro, oltre a una buona visibilità ti sei aggiudicato il Premio SIAE. Come stai vivendo questo momento?

«Sono felice e abbastanza confuso, sto ricevendo centinaia di messaggi di supporto su Instagram ed è straordinario poter creare una connessione con così tante persone».

Sul palco hai presentato l’inedito “Fire”, cosa racconta?

«”Fire” racconta di un momento difficile e triste in cui non mi era rimasto niente a cui aggrapparmi se non la musica, che alla fine non solo mi ha sorretto, ma mi ha anche aiutato a chiarire cosa stesse succedendo. Mi ha costretto ad affrontare con maggior razionalità la situazione permettendo di non chiudermi in me stesso».

Riguardo le cover, a cosa si deve la scelta di due brani così diversi come “Break my heart again” e “In cerca di te”?

«Adoro prendere spunto da canzoni molto diverse tra loro, credo che in un qualche modo possiamo trovare una parte di noi in ogni canzone, di qualsiasi genere sia. La prima volta che ho sentito “Break my heart again” di Finneas mi ha spezzato in due, ma allo stesso tempo aveva un sapore intimo e “di casa”, ho pensato che sarebbe stato magico poterla condividere con un pubblico così vasto».

Avendone la possibilità, rinasceresti in questa precisa epoca o c’è un particolare decennio che consideri più vicino al tuo modo di intendere la musica?

«È una bellissima domanda a cui non ho mai pensato, ma immaginare di poter perdere anche solo gli ultimi cento anni di musica mi crea un nodo alla gola, quindi credo di potermi ritenere fortunato ad essere nato in questo periodo».

In che modo le tue canzoni pensi si differenzino dal resto delle proposte attualmente in circolazione?

«L’unica cosa che mi viene in mente in questo momento è il fatto che provo ad essere il più sincero possibile, il che non significa dover dire tutto, ma condividere emozioni in maniera spontanea con le persone. Non sempre ci riesco, ma quando succede avviene una specie di magia e si crea una connessione fortissima con il pubblico».

Che idea ti sei fatto dell’attuale scenario discografico? Il mercato, secondo te, è ancora in grado di valorizzare il talento?

«Sono abbastanza nuovo in questo campo, ma il mercato discografico mi sembra assomigliare a un imbuto con un becco strettissimo, probabilmente molto più stretto rispetto al passato, da cui non è facile passare.. spero di poterne dire di più in futuro!».

Quando hai capito che tu e la musica eravate fatti l’uno per l’altra?

«Onestamente non ricordo bene, ma devo molto a mio nonno: ho provato l’emozione di salire su un palco per la prima volta con lui e la sua band, lì capii che per essere davvero felice avrei dovuto continuare con la musica».

Ti reputi un ascoltatore versatile o tendi a cibarti di un genere in particolare?

«Adoro poter saltare da un genere all’altro, credo dipenda molto dal mood e dal momento della giornata, mi dà una sensazione incredibile di libertà. Magari comincio la mattina ascoltando Zucchero, poi passo ad Hans Zimmer, continuo con DJ Khaled e finisco con Paul McCartney, trovo stupendo poter prendere spunto da artisti così diversi tra loro». 

A cosa si deve la scelta del tuo nome d’arte?

«Fellow sta per Fe(derico)(Caste)llo(w). In inglese significa “amico”, “compagno di avventure”, lo trovo bellissimo».

Progetti, obiettivi e sogni nel cassetto per il futuro?

«Al momento non so ancora con certezza cosa succederà, e onestamente questa imprevedibilità mi eccita parecchio..non vedo l’ora di potervi aggiornare!».

Per concludere, qual è la lezione più grande che ti ha dato la musica?

«Credo mi abbia insegnato ad essere sincero, non sempre è facile, ma quando ci riesci le cose funzionano e si crea un energia potentissima. Ne vale la pena».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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