A tu per tu con il cantautore, in uscita dal 5 maggio con il suo nuovo singolo intitolato “Pensiero fisso

Tempo di nuova musica per Fernando Alba, al suo ritorno discografico con Pensiero fisso, brano che anticipa l’uscita del suo terzo album in studio. In occasione di questo nuovo lancio, abbiamo incontrato per voi il cantautore siciliano, romano d’adozione, per approfondire la sua conoscenza.

Ciao Fernando, benvenuto. Partiamo dal tuo nuovo singolo “Pensiero fisso”, cosa racconta?

«”Pensiero fisso” è una canzone che racconta e descrive “i sentimenti” ed “i turbamenti” che diventano pensieri con cui impariamo a convivere. Non c’è in realtà un pensiero fisso, ma singoli pensieri che ruotano dentro nostra mente, apparendo e scomparendo, deconcentrandoci da noi stessi e dalle persone che amiamo».

C’è una frase che, secondo te, rappresentata e sintetizza al meglio il significato dell’intero pezzo?

«Sicuramente il ritornello della canzone! Sembra un mantra che è bene recitare prima di andare a letto con lo scopo di svuotare la mente: <<Non importa se conosco la stupidità e il disprezzo, non importa se finisco, la sera dentro al letto con un pensiero fisso>>. Nella canzone ho cercato di mettere in luce altri sentimenti, più o meno importanti nella nostra vita, infatti canto: <<Il bene più profondo lo dai quando fai l’amore>> e che: <<Il male più profondo resta l’indifferenza>>. “Pensiero fisso” è una riflessione ad alta voce che si rivolge a tutti, anche se il testo della canzone inizia con la seconda persona singolare “TU” e poi riprende con “IO”, un face to face con te stesso e con chi hai accanto».

Musicalmente parlando, che tipo di sonorità hai voluto abbracciare per sottolineare l’intensità del messaggio?

«In questo brano, per tirar fuori quel l’anima poetica della canzone, non bastava solo sussurrarlo come ho fatto nella strofa, o cantarlo come ho fatto nel ritornello, ma serviva anche strillarlo come faccio nello special in coda al brano. In supporto questa mia interpretazione non bastava solo un pianoforte e voce, o una chitarra acustica, ma era necessario creare diverse atmosfera che avessero in comune un fattore energetico importante e crescente, è tutto questo lo da solo il rock, sopratutto se ha suonarlo sono dei bravi musicisti come Max Baldassarre, Simone Gianlorenzi, Gabriele Calanca, Fabio Garzia e Francesco Santalucia. Forse abbiamo un tantino esagerato e ci siamo lasciati prendere la mano, ma venendo dall’album “nello stesso acido”, il Rock, era l’unica strada percorribile per tornare sul mercato con un brano che potesse essere rappresentativo per la mia personalità artistica e radiofonico, così che dal primo ascolto ti desse l’idea di una hit».

A livello di narrazione, cosa aggiungono le immagini del videoclip?

«Il videoclip è una manifestazione reale del pensiero sublime. Ovvero le ragazze all’interno del Videoclip rappresentano i miei pensieri. Li accolgo con le migliori intenzioni, ma poi mi distraggono dalle cose che faccio, vorrei scacciarli e scappare da loro, ma me li ritrovo sempre intorno, a volte rimangono fissi, altre volte vanno via lasciandomi finalmente in pace. Ci sono anche degli oggetti all’interno del videoclip, correlati alla storia, che rappresentano le “mal sane vie di fuga dai turbamenti” che solitamente utilizziamo come medicine per rilassarci o per superare le paturnie ordinarie e straordinarie. Non ho voluto spingere su queste rappresentazioni, si poteva andare ben oltre quel che si vede: caffè, sigarette, carte da gioco, canne, ecc».

Facciamo un salto indietro nel tempo, come e quando hai capito che tu e la musica eravate fatti l’uno per l’altra?

«Come la maggior parte di noi artisti, ovvero da bambino! Personalmente, da quando ancora non sapevo ne’ leggere e ne’ scrivere. Facevo l’asilo e dicevo di essere un cantautore, cantavo le mie canzoni inventate ai miei compagni di scuola e crescendo anche alla maestra e alle prime ragazze di cui mi innamoravo. Nella mia vita ricordo che ho sempre scritto canzoni. Ne avrò scritte “concretamente” oltre 500, molte saranno veramente brutte, ma ho un buon repertorio accettabile e pubblicabile, che mi permetterebbe di andare avanti anni senza scrivere più nulla».

Quali ascolti hanno influenzato e accompagnato il tuo percorso?

«Io sono di matrice rock, fin da bambino suonavo la tastiera nelle rock band della mia città. Le canzoni che conosco bene, vanno dagli anni 50 ai primi giorni del 2000. Negli ultimi vent’anni non ho mai più ascoltato con attenzione nessuno, nemmeno le top star internazionali. Faccio fatica a metabolizzare certi suoni e contenuti. Io ho fatto il mio percorso con scelte per certi versi fuori dagli schemi e dalle mode! Scrivo quel che sento, canto quel che voglio e se piaccio sono felice, se non piaccio me ne dispiaccio, ma non riesco a rinunciare a me stesso. Non credo di poter trovare ispirazione in nessuno di questi brani o di questi artisti che invadono le radio e le playlist in quest’epoca moderna. Poi, se vuoi che ti faccia dei nomi perché vogliamo salvarne qualcuno, allora li faccio, ma essi non mi influenzano, semplicemente li rispetto come persone e come colleghi».

Personalmente, come hai vissuto queste ultime settimane? Con quale stato d’animo hai affrontato la pandemia e tutte le sue conseguenze?

«Sono ristato a Roma a casa da solo. Ho cercato di tirar fuori vecchi ricordi dai cassetti, dalle scatole e dagli hard disk. Ho suonato poco gli strumenti che solitamente uso per lavorare ovvero pianoforte e chitarra, ma ho suonato altri strumenti che suono pochissimo, tipo violino, mandolino, flauto, armonica ecc. Poi ho dedicato il mio tempo libero e lavorativo aiutando e producendo alcuni artisti con cui collaboro e studiato dei sistemi per far sopravvivere a questo Stop forzato con la Maqueta Records l’azienda che produce oltre me, numerosi artisti del panorama nazionale e internazionale, sia al debutto, che di consolidato successo. Ho approfittato di qualche notte insonne per scrivere nuove canzoni e lavorare al mio nuovo album».

Al netto dell’attuale incertezza discografica, cosa puoi anticiparci sui tuoi prossimi progetti in cantiere? So che sei al lavoro del tuo terzo album

«Il progetto più importante, ancor prima di chiudere il terzo album, è quello di poter continuare ad andare avanti nella vita. Io sono un artista che non svolge, oltre la musica, parallele attività lavorative di altro tipo! Nemmeno quella dell’insegnamento, anche perché non ho mai avuto tempo per farlo. Fortunatamente ho quasi sempre lavorato e mi sono sempre accontentato di quel che ho guadagnato e con quel poco, vado avanti nella mia carriera e nella vita da circa 20 anni, facendo enormi sacrifici, ma traendo ogni possibile soddisfazione da piccoli e grandi concerti, canzoni e colonne sonore per film e serie tv. Prediligo le produzioni musicali, attività di arrangiatore e direttore artistico, ma oggi tutto è fermo. L’unica nota positiva è che forse questa estate andrò in vacanza!».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«Questo mio nuovo singolo si rivolge alle radio e al loro pubblico abituale! Mi piacerebbe in qualche modo inquinare le sonorità ormai statiche delle varie programmazioni radiofoniche, con qualcosa di diverso come questo mio nuovo pezzo rock. Dico: “mi piacerebbe”, perché sono cosciente che c’è tanta di quella musica in giro che non è facile trovare spazio, ma anche essere semplicemente ascoltato e cestinato, soprattutto se sei un Cantautore fuori dalle mode, perché c’è tanta tanta roba in giro che le poche cose “valide” si perdono nel mare inquinato! A chi voglio arrivare in futuro? Vorrei conoscere Pippo Baudo, tu lo conosci? Mi piacerebbe conoscerlo, non per chiedergli di aiutarmi nella carriera, ma perché vorrei ascoltare gli aneddoti della sua vita artistica e lavorativa, le tantissime esperienze fatte che lo legano alle tante persone che ha conosciuto. Vorrei fargli tante domande, una lunga intervista, scrivere un libro che raccolga questi aneddoti, con un focus sulla musica, parlare dei vari Sanremo, dei film che ha fatto, i tanti talenti che scoperto».

© foto di Clara Ludica

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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