Come annullare la seconda manifestazione musicale del nostro Paese

E’ andata in onda venerdì in seconda serata su Rai 1 la nuova edizione del Festival di Castrocaro giunto, ormai, alla sua 61° edizione. Ed il risultato è quanto mai amareggiante. A Castrocaro va in scena, per l’ennesima annata, la dissoluzione di un relitto di macerie tenuto in piedi soltanto per comodità e tradizione ma senza, ormai, alcun vero valore culturale e musicale.

Pensare che il secondo Festival musicale in Italia per quanto riguarda storia ed importanza musicale sia relegato alla seconda serata televisiva (con inizio alle 23:15 e conclusione a notte inoltrata) con obbligata registrazione dello show fa venire i brividi alla schiena soprattutto se si tiene presente che nel bel mezzo del mese di agosto il palinsesto televisivo di “mamma Rai” non è affatto così affollato da non consentire una prima serata in grande stile come dovrebbe essere. I risultati televisivi, poi, certamente parlano chiaro: 10% di share e nemmeno 800.000 spettatori ma che si può pretendere di più da un evento privato di ogni appeal?

E pensare che per quella cornice musicale sono passati Zucchero, Gigliola Cinquetti, Giuni Russo, Alice, Luca Barbarossa, Silvia Salemi, Caterina Caselli, Eros Ramazzotti, Fiorella Mannoia e Nek. Oggi, invece, per il più delle volte i partecipanti sembrano selezionati in una sagra di paese e piazzati a cantare delle cover celebri che ormai persino i talent show paiono aver dimenticato. Il tutto farcito in una funesta corsa contro il tempo per stringere i tempi televisivi e rendere il tutto il meno soporifero possibile: basterebbe una pausa di troppo e gli spettatori potrebbero addormentarsi all’istante sul divano…

Ed il problema sta esattamente nella valorizzazione dell’evento in sè: un appuntamento che ormai non ha più alcun valore per la discografia e la televisione italiana portando come naturale conseguenza il fatto che i giovani artisti d’oggi non hanno più alcun interesse a calcare quel palcoscenico che nulla può più offrire loro, anzi, non farebbe che “bruciarli” come si dice in gergo. Ma se la Rai e l’organizzazione tornassero a ricordarsi che il “vecchio relitto”, costretto alla fame e alla miseria dal più prospero e fortunato cugino di Sanremo, può ancora avere il suo spazio e che potrebbe diventare una valida alternativa allo strapotere dei talent show di casa Mediaset e Sky, forse, allora, qualche possibilità per rivedere risplendere nuovamente la kermesse potrebbe ancora esserci. D’altronde le possibilità ci sono tutte: la tradizione di ben 61 anni alle spalle, la fresca, competente e televisiva conduzione di Massimiliano Ossini, uomo su cui puntare per il futuro di “mamma Rai”, e tutte le carte da giocare per rilanciare una manifestazione interessante. Per ora, però, vince l’effetto soporifero e l’inutilità più totale di una manifestazione che non ha più nulla da dire nè a se stessa nè al pubblico nè ai cantanti che vi partecipano.

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Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

By Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

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