“Folle città” di Loredana Bertè: te la ricordi questa?

Folle città Loredana Bertè

Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Folle città” di Loredana Bertè

La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 1979 con “Folle città” di Loredana Bertè.

Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.

Ti sblocco un ricordo: “Folle città” di Loredana Bertè

Pubblicata nel 1979 come lato B di “E la luna bussò” e inserita nell’album “Bandabertè”, “Folle città” è una fotografia ruvida e notturna della metropoli, raccontata attraverso rock, influenze reggae e un linguaggio volutamente scomposto, quasi febbrile. Loredana Bertè canta una città che non dorme mai, popolata da figure eccentriche, solitudini e desideri che si incrociano senza mai trovare davvero una direzione.

Il testo procede per immagini rapide e stranianti: “la signora sviene / l’inquilino sta / ridono le iene / fumano i bar”. Sembra quasi di attraversare una strada alle prime ore del mattino, incontrando personaggi e frammenti di vita senza una vera trama. È una città sporca, nervosa, imprevedibile, dove anche l’anima sembra “rotolare e scricchiolare”.

Eppure, dentro questo caos, arriva una sorprendente dichiarazione d’amore: “Nonostante tutto non voglio andar via”. La protagonista è attratta e respinta contemporaneamente da quel luogo che la consuma. La città diventa così una relazione tossica ma irresistibile: chiede di essere stretta, cercata, toccata, ma allo stesso tempo invoca una fuga, “lasciami evadere, fammi nascondere”. È una contraddizione che attraversa tutto il brano.

Particolarmente evocativa è la sequenza “albe di cemento / notti di cristallo”, che restituisce in due immagini l’anima della metropoli: dura, grigia, ma capace di brillare e ferire allo stesso tempo. Il semaforo, i bar, i volti, gli appuntamenti diventano elementi di una quotidianità urbana quasi cinematografica, dentro cui l’individuo cerca disperatamente un contatto autentico.

E infatti, sotto la patina trasgressiva, emerge il bisogno più semplice: “Voglio un letto da dividere”. Dopo il rumore, le notti, le fughe e i sogni fatti a pezzi, ciò che resta è la ricerca di qualcuno con cui condividere la solitudine.

“Folle città” è quindi molto più di un inno alla vita notturna: è il ritratto di un rapporto viscerale con una metropoli che può ferire, sedurre e inghiottire. Una città dalla quale si vorrebbe scappare, ma senza la quale, in fondo, non si saprebbe più vivere.

Il testo di “Folle città” di Loredana Bertè

La signora sviene
L’inquilino sta
Ridono le iene
Fumano i bar
Rotola scricchiola anima mia
Nonostante tutto non voglio andar via

Ah-aha, folle città
Ah-aha, stringimi, parlami, cercami, toccami
Ah-aha, folle città
Ah-aha, ma la notte non mi uccidere
Voglio un letto da dividere, eh

Un amore slitta dentro una rotaia
Sente freddo Elisabetta
Si buca e s’inguaia
Rotola scricchiola anima mia
Nonostante tutto non voglio andar via

Ah-aha, folle città
Ah-aha, lasciami evadere, fammi nascondere
Ah-aha, folle città
Ah-aha, dammi in pasto ai visi pallidi
Fai a pezzi i sogni squallidi

Albe di cemento
Notti di cristallo (albe di cemento)
Solo per appuntamento (motti di cristallo)
Semaforo giallo (solo per appuntamento)
Rotola, scricchiola (semaforo giallo)
Anima mia (rotola, scricchiola)
Nonostante tutto non voglio andar via (nonostante tutto non voglio andar via)

Ah-aha, folle città
Ah-aha, stringimi, parlami, cercami, toccami
Ah-aha, folle città
Ah-aha, ma la notte non mi uccidere
Voglio un letto da dividere

Scritto da Nico Donvito
Parliamo di: ,