Recensione del singolo sanremese di debutto di Tecla

Essere donna è una missione anche nella società contemporanea che, malgrado celebri la parità dei sessi, ancora tanta strada deve fare nel percorso del rispetto e della valorizzazione della figura femminile, custode da sempre di fragilità ma anche di forza. Essere giovane, per certi versi, è una sfida altrettanto difficile ed impegnativa perchè obbliga a dimostrare, ad essere, in qualche modo, in debito verso il mondo che si aspetta grandi cose dalle nuove generazioni e che, contemporaneamente, le giudica con durezza per quella loro rivoluzione verso i valori che i nostri genitori hanno costruito, conosciuto e mantenuto con fatica. A raccontare tutto questo è Tecla Insolia con il suo singolo di debutto intitolato 8 marzo, presentato nel concorso delle Nuove Proposte in quel del Festival di Sanremo 2020 dove ha ottenuto il secondo posto finale.

Ed è su questa riflessione incentrata sull’esistenza che ha origine il brano della “giovane donna” Tecla Insolia che sul palco dell’Ariston ha vinto entrambe le sfide: dimostrarsi matura malgrado la giovanissima età ed essere all’altezza di essere e cantare le donne, il loro universo, le loro fragilità e, contemporaneamente, le loro forze più celate e profonde.

I gesti sono importanti ma, come ricorda fin da subito il brano, “non basta ricordare di una festa con un fiore se qualcuno lo calpesta” perchè, certo, le feste sono belle, ci vedono tutti allegri ed in posa per le fotografie, ma perdono ogni loro senso se non portano con loro un significato, un messaggio, una destinazione per la società civile, per chi vi partecipa, per chi le celebra.

Da una donna arriva, dunque, il ritratto più vero ed autentico del mondo femminile. Un mondo, questo, che è ben consapevole di cosa significa essere donna tutti i giorni e non soltanto l’8 marzo quando tutti, in maniera forse distratta e superficiale, dimostrano di ricordarne l’esistenza. La donna è colei che ha “nelle vene gli anticorpi alla paura, i silenzi che ci fanno d’armatura”, colei che ha dentro di sè quella “forza e coraggio” per affrontare “ogni giorno questa vita” fatta di tanti piccoli momenti, di tante piccole sfide da vincere per dimostrare di valere tanto quanto gli altri, tanto quanto gli uomini. Non di più. Non di meno.

Tecla canta con trasporto, con leggerezza “arisiana” e con coscienza anche se l’età, forse, glielo impedirebbe. Lo fa per raccontare se stessa ed insieme tutto il mondo femminile non solo attraverso immagini forti di violenza (che pure ci sono quando si dice “certe lacrime non chiedono permesso e nello specchio, negando l’evidenza, chiamarlo amore quando è solo dipendenza” o “se ci crolla il mondo addosso come sempre ci rialziamo nonostante a volte uomo non vuol dire essere umano: per tutto il sangue che è stato versato”) ma anche visioni di vita di tutti i giorni, quella con cui tutti hanno il dovere di vivere ed affrontare.

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8 marzo | Testo

In fin dei conti la vita è come un viaggio
comincia con un pianto dopo l’atterraggio
facciamo giri immensi e ogni coincidenza che perdiamo
è un nuovo punto di partenza
In fin dei conti noi siamo di passaggio
come le rondini, come l’otto marzo
e non basta ricordare di una festa con un fiore
se qualcuno lo calpesta
E nelle vene gli anticorpi alla paura
i silenzi che ci fanno da armatura
è resilienza io so la differenza
tra uno schiaffo e una carezza
Siamo petali di vita che hanno fatto un giorno la rivoluzione
respiriamo su un pianeta senza aria perché il buio non ha un nome
hai capito che comunque dal dolore si può trarre una lezione
ci vuole forza e coraggio
lo sto imparando vivendo
ogni giorno questa vita
La verità, siamo candele nella notte
a illuminare mentre la gente chiude porte
nei maglioni lunghi a nascondersi nel niente
dagli sguardi di chi resta indifferente
Abbiamo dato troppo e poco ci è concesso
certe lacrime non chiedono permesso
nello specchio, negando l’evidenza chiamarlo amore quando è solo dipendenza
Siamo petali di vita che faranno un giorno la rivoluzione
respiriamo su un pianeta senza aria perché il buio non ha un nome
hai capito che comunque dal dolore si può trarre una lezione
ci vuole forza e coraggio
lo sto imparando vivendo
ogni giorno questa vita
se ci crolla il mondo addosso
come sempre ci rialziamo
nonostante a volte “uomo” non vuol dire “essere umano”
per tutto il sangue che è stato versato…
Siamo petali di vita e la violenza non ha giustificazione
respiriamo su un pianeta senza aria perché il buio non ha un nome
hai capito che comunque dal dolore si può̀ trarre una lezione
ci vuole forza e coraggio
lo sto imparando vivendo
ogni giorno questa vita
In fin dei conti noi siamo di passaggio
come le rondini, come l’otto marzo
e non basta ricordare di una festa con un fiore se qualcuno ci calpesta

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Di Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

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