A tu per tu con la band trevigiana, fuori dallo scorso 18 settembre con il nuovo singolo intitolato “Rumore

Fermare il tempo e immortalarlo in una canzone, questo il nobile obiettivo dei Frammenti, gruppo musicale composto da Alex  Michielin (voce, basso), Mauro Serafin (voce, percussioni), Francesco Da Ros (sintetizzatori e  sequenze), e Antonio Cettolin (chitarra, voce). Realizzato per Matilde Dischi e distribuito da Artist First“Rumore” è il titolo del brano che ci presentano in questa piacevole intervista.

Ciao ragazzi, benvenuti. Partiamo dal vostro nuovo singolo “Rumore”, cosa racconta?

«Racconta l’epifania proustiana: fermare il tempo al ricordo delle madeleine. Il sogno è lo stesso di Jim Morrison quado scrive: “fermate il mondo, voglio scendere”. In fondo con “Rumore” abbiamo cercato di rendere eterna la brezza dell’estate attraverso la nostalgia, o quanto meno allungarla». 

Fotografare uno stato d’animo, quella sensazione che ci accompagna ogni fine estate. Cosa vi affascina e cosa vi manca di più della bella stagione?

«La libertà del costume da bagno». 

A livello musicale, come siete arrivati a questo tipo di sound?

«Attraverso lo studio della tradizione di cui nessuno capisce più stile e storia e l’appropriazione di orrendi stilemi moderni che invece tutti sembrano comprendere». 

Facciamo un breve salto indietro nel tempo, come vi siete conosciuti e quando avete deciso di mettere in piedi il vostro progetto?

«La storia è la più tradizionale storia di una band: il liceo. Durante gli anni del liceo succedono talmente tante cose e tutte molto veloci. Durante la giornata di autonomia culturale (autogestione nobilitata), GinToni inizia casualmente a suonare con Flebokid; tempo tre ore e parte la chat su Facebook con questi tre messaggi:

Marty Cettoclash (quello il nome d’arte di Antonio all’epoca): Buondì, a me servirebbe un bassista per un gruppo , tu sei disponibile?

Alex: Che genere fate? 🙂

Marty Cettoclash: Boh, componiamo canzoni noi dunque il genere si inventa.

Non si sa bene perché, ma l’attrazione fu fatale. Si susseguirono vari esperimenti fino a che l’inizio dell’università fece sciogliere questo progetto punk futuristico. L’estate successiva la voglia di fare musica riprese e, dopo aver sentito suonare Serafino ad una festa di fine anno, i due si convinsero che si trattava della persona giusta per delle percussioni non convenzionali. Mancava ancora qualcosa. Le composizioni erano buone, ma troppo legate ai singoli strumenti. Serviva qualcuno che potesse dare spazio al suono: Paradiso. Conosciuto da Serafino sul treno per Venezia mentre erano diretti verso il test d’ingresso per la facoltà di Architettura, Paradiso dovette presto sottoporsi a un’altra prova, quella per far parte di un’innominata band. Luogo di verifica: retrobottega della gelateria di GinToni; risultato: Frammenti».

Quali ascolti hanno accompagnato e influenzato i vostri rispettivi percorsi?

«Il rumore delle onde, il chiacchiericcio sulla spiaggia, le civette nella notte del bosco, il canto delle nostre madri sotto la doccia, l’accendersi del porto di Marghera». 

Come avete vissuto il lockdown e con quale spirito state affrontando questa graduale ripartenza?

«Il lockdown ci ha privati dal contatto diretto con il nostro pubblico. Questo ci ha spaventato inizialmente, eravamo sul punto di rottura come band. Poi è arrivata la genesi di una canzone, un nuovo modo per noi di lavorare a un brano: Mi dicono cambia. Da lì l’entusiasmo è rinato e, paradossalmente, ci siamo sentiti molto più vicini a un pubblico, che prima potevamo incontrare solo ai concerti. In un certo senso, stiamo ripartendo con lo spirito della Fenice, che eternamente risorge dalle sue ceneri». 

Al netto dell’attuale incertezza dovuta al momento, quali sono i vostri prossimi progetti in cantiere e cosa dobbiamo aspettarci a riguardo?

«Stiamo lavorando sodo per quando le porte dei concerti riapriranno, da questo lavorio ci sono sopraggiunte alcune idee per un possibile album. Il 19 novembre apriremo il concerto di Wlog a Milano, nell’attesa abbiamo in progetto di invitare i nostri fans dietro le quinte di dove nascono le nostre idee: la sala prove». 

Per concludere, a chi si rivolge la vostra musica e a chi vi piacerebbe arrivare in futuro? 

«La nostra musica non fa discriminazioni di target. Vogliamo rivolgerci a chiunque desideri scoprire qualcosa di nuovo o semplicemente ascoltare esperienze di vita diverse o uguali alla propria. In futuro ci piacerebbe arrivare ad ogni nuova generazione, una sorta di ambizione classicistica». 

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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