Francamente: “Il mestiere della musica richiede fatica, continua ricerca e confronto” – INTERVISTA

Francamente

A tu per tu con Francamente in occasione della sua partecipazione al Tenco e in concomitanza con l’uscita del nuovo singolo “Binari”, rilasciato lo scorso 23 ottobre 2026. La nostra intervista

Tra i nomi senza dubbio più interessanti del panorama musicale contemporaneo, Francamente ha tagliato un traguardo di grande prestigio approdando al Premio Tenco 2026 come finalista per la sezione Opera Prima con il suo “Bitte Leben”. Un riconoscimento che consacra un percorso artistico coraggioso, nato nel cuore pulsante di Berlino e maturato in un cantautorato moderno che fonde l’introspezione del testo con la carica viscerale della musica elettronica.

Salire sul palco del Teatro Ariston di Sanremo, tempio e custode della grande tradizione della canzone d’autore italiana, rappresenta per l’artista non solo un momento di profonda emozione, ma anche l’occasione per fare il punto su una fase creativa particolarmente prolifica. Tra la pubblicazione del nuovo singolo “Binari” e il bilancio di un tour vissuto con uno spirito di autentico lavoro di squadra, Francamente si racconta in questa intervista senza filtri: dalla folgorazione berlinese per i sintetizzatori all’idea di una musica intesa come artigianato, ricerca e condivisione umana lontano dalle mere logiche di profitto.

Francamente al Premio Tenco 2026, l’intervista

La prima cosa che voglio chiederti è come hai vissuto questa esperienza e questo passaggio all’Ariston e al Premio Tenco come finalista per la tua opera prima. Non è una cosa di tutti i giorni

«È qualcosa ancora in divenire, ho appena fatto il soundcheck e salire sul palco dell’Ariston è stata una grandissima emozione. Penso che questo sia un luogo fondamentale non solo per la musica, ma per l’intera cultura italiana, per come ha plasmato il modo di pensare la canzone d’autore. È un’istituzione da proteggere, perché tutela un modo di fare musica che è artigianale ed è a tutti gli effetti artigianato. Sono davvero molto grata di essere qui».

Proprio in queste ore è uscita una nuova canzone, “Binari”, che farà parte del vinile in uscita. Ci racconti com’è nata?

«Stanotte è uscita “Binari”, che è l’ultima traccia di “Bitte Leben”, il mio primo disco pubblicato ad aprile. Il prossimo 13 novembre, invece, uscirà il vinile, che conterrà anche “Binari”. Questo brano racconta l’esperienza che viviamo quotidianamente nei rapporti umani: quando conosciamo qualcuno e creiamo aspettative che magari l’altra persona non condivende, muovendoci così su binari paralleli. Si vive la stessa situazione, si è sullo stesso treno, ma si è destinati a non toccarsi».

Nel vinile c’è spazio anche per una versione di “Se potessi” registrata dal vivo. Com’è stato affrontare questo tour?

«Per me è stato bellissimo. Non spetta a me giudicare la qualità dei concerti, su questo alzo le mani e lascio la parola a chi ne ha fruito, ma il tour è stato il concretizzarsi di un lavoro corale e plurale. Mi sento estremamente fortunata ad avere accanto musicisti preparatissimi che mettono grandissima passione e professionalità, oltre a persone in studio che lavorano con me dal giorno zero. C’è una stima profonda e il desiderio di fare cose belle in modo disinteressato, non per profitto, proprio come quando si fruisce di un bel film o di un libro. Il tour ha reso evidente questo magnifico lavoro di squadra».

Ascoltandoti, mi ha sempre colpito molto la forte vena elettronica della tua musica, che so essere legata a un momento preciso della tua vita

«Assolutamente sì, è stata una vera e propria folgorazione avvenuta a Berlino. Ho vissuto lì per quattro anni: quando sono arrivata ero voce e chitarra, ma in pochissimo tempo ho iniziato a usare una loop station e a stratificare suoni e sintetizzatori stellari. Per me è stato come aprire una galassia: ho avuto l’impressione di aver esplorato fino a quel momento solo il 20% di quello che il mio cantautorato poteva essere. Mi piace definirlo “cantautorato elettronico”, dove l’elettronica e i suoni fungono da stampelle di rinforzo per amplificare un messaggio e, non ultimo, per far ballare, che è una delle mie espressioni umane preferite». 

Questo dimostra ancora una volta che il cantautorato oggi non ha barriere

«Esattamente. Questa sera ci sono progetti diversissimi tra loro, ma accomunati da una forte amicizia, da stima reciproca e dal coraggio di fare una musica che rifugge le logiche di profitto. È fatta da lavoratori, lavoratrici e mestieranti e uso questo termine in senso positivo, purtroppo spesso abusato quasi con disprezzo. C’è la consapevolezza che questo mestiere richiede fatica, continua ricerca e confronto, come quello che stiamo avendo noi adesso. È una dimensione preziosa che il Premio Tenco custodisce, ed essere qui genera in me una grandissima gratitudine».

Scritto da Federico Arduini
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