Frances Alina Ascione torna con il singolo "Follia indolore" - INTERVISTA

Frances Alina Ascione torna con il singolo “Follia indolore” – INTERVISTA

La giovane artista romana in radio dal 6 ottobre, con il singolo che rappresenta il suo debutto discografico dopo l’avventura di The Voice of Italy.

Dopo aver raggiunto la semifinale nell’ultima edizione talent show di Rai 2 ed essersi aggiudicata un posto tra i sessanta finalisti di Sanremo Giovani 2017, per Frances Alina Ascione è arrivato il tempo di mettersi in gioco con il suo nuovo brano inedito, intitolato “Follia indolore”. Attualmente impegnata nella popolare trasmissione radiofonica  di “Radio2 Social Club”, abbiamo raggiunto l’artista che ci ha svelato le proprie emozioni riguardo questo fortunato momento professionale.

Ciao Frances, partiamo dal tuo singolo “Follia indolore”, in rotazione radiofonica e disponibile nei digital store dal 6 ottobre. Com’è nato e che tappa rappresenta per il tuo percorso artistico?

«Ciao! Allora il brano è nato dall’incontro con degli artisti a dir poco fantastici, quali Piero Romitelli, Emilio Munda e Roberto Cardelli, qualche mese fa, e per me rappresenta una tappa molto significativa, una vera e propria svolta direi. Per molto tempo mi sono dedicata quasi esclusivamente a fare concerti e live, interpretando solo cover. Spero che ‘Follia Indolore’ segni l’inizio di un periodo creativo e produttivo. Ho cominciato a lavorare in studio e su me stessa. Su Frances».

Per accompagnare il lancio del pezzo è stato realizzato un videoclip ufficiale, come lo descriveresti?

«Sono molto felice del videoclip! Ho avuto il piacere di lavorare con dei ragazzi giovani e incredibilmente talentuosi che con poco hanno saputo catturare il senso del brano, in tutta la sua semplicità, ed esaltare  anche la dinamica della musica sfruttando la bellezza di paesaggi meravigliosi della provincia romana.  Ringrazio con tutto il cuore Alessandro Montecchi, Noemi Vitali e tutta la troupe!».

Nella canzone mi ha colpito la frase: “Non sopporto l’idea di essere considerata una figurante incompresa”, in cosa ti senti poco capita nella vita di tutti i giorni?

«Questa domanda mi fa sorridere. Beh ci sono diverse situazioni in cui mi sento o mi sono sentita incompresa, a partire da quella raccontata in ‘Follia indolore’. Mi è capitato, come a tanti altri, di vivere relazioni sentimentali  in cui ho ‘subito’ la personalità dell’altro in modo piu o meno inerme ma del tutto consapevole, rischiando di essere un po’ folle, senza però mai tollerare di non essere considerata! Per il resto, nella vita di tutti i giorni, io combatto da sempre con un lato fondamentale del mio carattere, che è la timidezza. Questa mi porta delle volte a sembrare fredda, disinteressata, ma non è cosi. La timidezza mi ha bloccato in vari modi, nelle relazioni interpersonali, ed è un ostacolo anche alla mia crescita artistica . La musica mi ha aiutata moltissimo, quando canto sono un’altra, divento una bestia».

Il brano anticipa l’uscita del tuo primo album, prevista per il prossimo anno. Cosa puoi rivelarci a riguardo?

«Se le cose vanno come spero, si! Ci stiamo lavorando, sono alla ricerca di un perfetto mimino comune denominatore tra i vari elementi, cioè i brani , le musiche e i testi che andranno a comporre l’album. Ricercarlo in un solo sound, ovviamente, è molto difficile perchè sono un disastro. Seguire una direzione unica per me è estremamente difficoltoso, perché in questo momento della mia vita amo troppi generi e sonorità diverse. Ho nel cassetto una serie molto eterogenea di brani, per cui l’album che un giorno ne uscirà sarà sicuramente umorale, come me».

Lo scorso anno ti ricordiamo tra i sessanta finalisti di Sanremo Giovani, che esperienza ha rappresentato per te? Ti rivedremo anche quest’anno?

«Eh si ..è stato veramente un sogno, anche solo avvicinarmi di poco a un tale traguardo così importante, ma inutile parlare di ciò che poi non è stato. Chissà magari in futuro… ma no, non quest’anno perché ho ancora da lavorare molto in studio e sul mio progetto!».

Facciamo un salto indietro nel tempo, quando e come è nata la tua passione per la musica?

«Ricordare esattamente come e quando sia nata è difficile, sicuramente da piccola e in casa mia . Mia madre è una cantante professionista, cosi come anche le mie zie, e mio padre è un grande appassionato. La musica è sempre stata una protagonista nella mia vita, poi guardando mia madre, forse, sono cresciuta con l’idea che vivere di musica e arte sia assolutamente normale e naturale».

Oltre all’esempio di tua mamma, quali artisti o generi musicali hanno ispirato e accompagnato la tua crescita?

«Penso di aver capito di voler diventare un diva, o almeno cosi sognavo da piccola, ascoltando il vinile di mia zia di Cyndi Lauper “She’s so unusual”, una cantante che amo follemente. Oltre a lei, sono molti gli artisti che mi ispirano, indubbiamente mi sono formata ascoltando le grandi voci della musica black, come Aretha Franklin, Ella Fitzgerald, Marvin Gaye, Nina Simone, Witney Houston, Tina Turner, Erykah Badu ed Amy Winehouse. Ma nel mio background musicale c’é molto di più, ho sempre ascoltato i System of a Down, i Linkin Park, i Massive Attack, i Die Antwoord e i Daft Punk… sembrerà una banalità ma amo troppo la musica in generale e, anche grazie ai miei genitori, sono cresciuta ascoltando di tutto, dal jazz al country, dal reggae alla musica elettronica. Ogni genere ha qualcosa da apprezzare, prendere e usare».

Sei nata negli Stati Uniti ma cresciuta nel nostro Paese, di conseguenza il tuo stile musicale è ricco di contaminazioni americane, dal soul al gospel, passando per il funk e il rhythm & blues, cosa ti lega invece alla tradizione della musica leggera italiana?

«Crescendo come cantante e performer mi sono prevalentemente confrontata con la musica straniera, certamente. Mi sono abituata nel tempo all’idea di cantare in italiano, perché sono sopratutto romana e per metà campana, così mi sono decisa ad affrontare con entusiasmo questa sfida. Ho un debole per la musica popolare/folk italiana e per la musica classica napoletana. Ho sempre ascoltato Pino Daniele, Lucio Battisti, Lucio Dalla e, crescendo, anche quella di Elisa, Max Gazzè, Carmen Consoli e i Tiromancino».

Lo scorso anno sei approdata a “The Voice of Italy”, cosa ti ha lasciato questa trasmissione?

«The Voice é un esperienza che porto nel cuore. È stata molto diverte. Il talent ha sicuramente il merito di offrire ai ragazzi l’opportunità di crescere e di avere visibilità, ma é una realtà fuorviante. È televisione ed ha molto poco a che spartire con la musica».

Nel talent hai fatto parte nel team di Emis Killa, come ti sei trovata con lui? 

«Con Emis Killa mi sono trovata bene. Lui é stato molto schietto con me, anche un po’ duro. Mi ha fatto capire che devo imparare ad aprirmi e distruggere il muro che tendo a porre tra me e il pubblico quando non canto. Tra gli altri coach, ho sempre ammesso di aver un debole per la diva numero uno della tv italiana: Raffaella Carrà. Un idolo!».

Tra i vari impegni, sei diventata parte integrante della trasmissione radiofonica “Radio2 Social Club”  di Luca Barbarossa. Come stai vivendo questa avventura?

«Essere a ‘Radio 2 Social Club’ é una figata pazzesca! Veramente una boccata d’aria fresca, uno stimolo costante, oltre che una palestra incredibile. Imparo tantissime cose in poco tempo, essendo circondata da grandi professionisti. Era proprio tutto quello che desideravo ora per me. Io poi sono la persona meno adatta a fare un lavoro del genere, di mattina faccio una fatica assurda a svegliarmi presto, ma ne vale  veramente la pena!».

Alla luce di tutto quello che ci siamo detti, quale messaggio vorresti trasmettere al pubblico, oggi, attraverso la tua musica?

«Il messaggio é semplice e forse anche un po’ banale: nel raggiungimento dei nostri obiettivi non dobbiamo mai permettere alle nostre paure di ostacolarci o inibirci, ma dobbiamo comunque assolutamente sempre rispettare la nostra natura! Esporre noi stessi al mondo nel rispetto di chi siamo, con tutti i nostri limiti. Amare noi stessi… e anche la nostra follia!».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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