Francesca Michielin: “Ho cercato la voce giusta per ogni racconto” – INTERVISTA

Francesca Michielin

A tu per tu con Francesca Michielin in occasione dell’uscita del nuovo disco “Magia bianca”, già disponibile in fisico e in digitale da venerdì 12 giugno. La nostra intervista alla popolare cantautrice

Con “Magia bianca“, Francesca Michielin inaugura una nuova fase del proprio percorso artistico e creativo. Un progetto ambizioso e profondamente identitario che abbandona ogni esigenza di aderire alle convenzioni del presente per costruire un universo narrativo autonomo, popolato da streghe, leggende popolari, simboli esoterici, atmosfere medievali e figure femminili fuori dagli schemi. Un concept album che fonde cultura pop, immaginario fantasy e riflessione contemporanea, dando vita a un racconto sospeso tra realtà e fantasia.

Anticipato dai singoli “Una donna non può” e “Strega comanda”, “Magia bianca” vede la partecipazione di alcuni “spettri” d’eccezione, come ama definirli la stessa cantautrice, tra cui CaparezzaPatrizia LaquidaraAngelicaCeneri e Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista. Collaborazioni che non sono semplici featuring, ma presenze evocative chiamate a contribuire alla costruzione di questo mondo sonoro e simbolico.

Abbiamo incontrato Francesca Michielin per parlare delle suggestioni che hanno ispirato il disco, della ricerca vocale che ne attraversa le tracce, del rapporto con le aspettative e di quella complessità del presente che spesso fatichiamo a comprendere e contestualizzare.

Francesca Michielin racconta il disco “Magia bianca”, l’intervista

“Magia bianca” è il titolo del tuo nuovo album. L’immaginario si ispira a una dimensione fantasy medievale e la prima curiosità riguarda le collaborazioni, che hai scelto di non chiamare featuring ma “spettri”. Tra loro ci sono Patrizia Laquidara, Caparezza, Ceneri, Angelica e Veronica Lucchesi. Cosa ti ha spinto a evocare queste presenze?

«Sono artisti e persone con cui sento una forte affinità. Nel caso di Caparezza, citando “Il sogno eretico”, non potevo non coinvolgerlo, anche perché quel progetto affrontava temi molto vicini a quelli che tratto in questo disco. Patrizia Laquidara, invece, rappresenta una figura fondamentale per una certa ricerca musicale e culturale che sento molto vicina. Siamo entrambe legate al territorio vicentino e lei, prima di me, ha esplorato mondi e immaginari che ritrovo anche in “Magia bianca”. Angelica, Veronica e Ceneri sono cantautrici che stimo profondamente, sia per la loro scrittura che per la loro identità vocale. Inoltre mi hanno accompagnata anche a livello umano e spirituale durante questo percorso. Angelica, per esempio, mi ha fatto conoscere Rocco Rampino, con cui ho realizzato la produzione esecutiva del disco. Sono tutte persone che volevo accanto perché mi fanno stare bene e perché sentivo che potessero contribuire a questo universo narrativo».

Ho notato un grande lavoro sulla vocalità. Che tipo di ricerca c’è stata sul modo di utilizzare la voce come strumento all’interno di questo disco?

«Quando sei una cantante rischi spesso di diventare prigioniera della tua stessa vocalità, perché quella voce diventa il tuo marchio di fabbrica e il pubblico si aspetta da te un certo modo di cantare. Però credo che le canzoni che restano nella storia non lo facciano soltanto per il timbro di chi le interpreta, ma anche per le scelte espressive che vengono fatte. Penso, per esempio, a brani che funzionano proprio per il modo specifico in cui vengono cantati. In questo disco ho riflettuto molto su come dire le cose, più ancora che su come cantarle. Mi interessava trovare la voce giusta per ogni racconto, per ogni atmosfera, senza sentirmi obbligata a restare dentro una comfort zone vocale».

Nella traccia d’apertura “1484” fai quasi un parallelismo tra il Medioevo e l’epoca contemporanea. Tra gli aspetti negativi della società di oggi, qual è quello che ti infastidisce maggiormente?

«Quello che mi dà più fastidio è l’incapacità di contestualizzare. Ho l’impressione che si stia perdendo la capacità di comprendere la complessità delle cose. Oggi sembra che tutto debba essere assoluto, immediato, netto, mentre la realtà è fatta di sfumature, contesti e situazioni che richiedono attenzione e comprensione. Questa tendenza a semplificare tutto mi preoccupa molto, perché ci allontana dalla possibilità di capire davvero ciò che accade attorno a noi».

Per concludere, ascoltando “Magia bianca” si percepisce un lavoro che non sembra piegarsi alle pressioni esterne. Com’è cambiato nel tempo il tuo rapporto con le aspettative?

«È cambiato tantissimo, soprattutto nell’ultimo anno, negli ultimi mesi e nell’ultima settimana. Per molto tempo mi sono sentita schiacciata dai commenti e dai giudizi che arrivavano dai social. Ho commesso errori che, come donna e come persona pubblica, non mi sono stati perdonati facilmente e questo mi ha portata ad avere paura del confronto. Per un periodo mi sono anche allontanata dai social. Poi però ho capito che tutto serve. Anche il confronto con chi non ti apprezza può essere utile. Ovviamente gli insulti non sono mai accettabili, ma il dissenso e le opinioni diverse possono contribuire a costruire la tua identità artistica e professionale. In fondo credo che un artista debba anche essere divisivo: se metti tutti d’accordo, forse non stai davvero prendendo una posizione».

Scritto da Nico Donvito
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