Francesco Bellucci: “Nella mia musica non c’è spazio per il perbenismo fasullo” – INTERVISTA

A tu per tu con il cantautore modenese, in radio dal 20 settembre con il singolo “20 Lt. Di Benzina

A due anni di distanza dal lancio del suo disco d’esordio Siamo vivi, per Francesco Bellucci è tempo di nuova musica. Si intitola “20 Lt. Di Benzina” il singolo scelto per anticipare il suo secondo album in studio, intitolato “Situazioni sconvenienti”, la cui uscita è prevista nei prossimi mesi. Dopo aver approfondito la sua conoscenza con la nostra aperintervista, abbiamo raggiunto nuovamente l’artista modenese, per conoscere tutti i dettagli che ruotano attorno a questo nuovo progetto.

Ciao Francesco, bentrovato. Partiamo dal tuo nuovo singolo “20 Lt. Di Benzina”, che sapore ha per te?

«Ciao Nico, grazie. “20 Lt. Di Benzina” ha il sapore della ripartenza. Questa è la prima canzone del nuovo disco che uscirà nei prossimi mesi “Situazioni sconvenienti”. Sono passati quasi due anni dal primo album e non vedevo l’ora di ripartire. Ricomincio da qui. Sono in corsa!».

Un testo abbastanza provocatorio che riflette in qualche modo l’insoddisfazione generale e, per certi versi, la rabbia e i rancori tipici della nostra società. Addirittura canti “accendo il parlamento, chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro”. Cosa ti ha ispirato questo pezzo?

«Mi sono guardato intorno e ho descritto quello che vedevo. Ho scritto questa canzone con rabbia, una rabbia che forse ho sempre avuto dentro, o che forse ha iniziato ad invadermi a causa di tutto il rancore, l’insoddisfazione e l’odio che respiriamo nelle nostre città, sui giornali, nelle televisioni, su internet. Mi ha fatto male scoprire che questi sentimenti vivono dentro di me e che posso essere anche questo, ma nella mia musica non c’è spazio per le menzogne. Non c’è spazio per il perbenismo fasullo! La verità fa male, ma mi libera, mi permette di respirare a fondo!».

Nell’inciso citi “Ciao mamma” di Jovanotti, un omaggio?

«Stimo molto Lorenzo. Quindi sì… può considerarsi un omaggio, ma la citazione mi è venuta spontanea, in realtà non c’è nessun collegamento tra le due canzoni».

A livello musicale, invece, pensi che questa sia la veste sonora che ti rappresenta maggiormente?

«Questo suono mi rappresenta adesso e rappresenta perfettamente quello che volevo esprimere con questa canzone, ma le cose cambiano. La ricerca e la sperimentazione sono la base del mio lavoro. Oggi sono diverso da ieri e domani sarò diverso da oggi».

Che ruolo gioca la musica nel tuo quotidiano?

«La musica è tutto il mio quotidiano. Penso alla musica da quando mi sveglio a quando vado a dormire e, a volte, me la sogno anche di notte! Questo tutti i giorni, più o meno da quando ho dei ricordi. La musica è la mia vita!».

Qual è l’aspetto che più ti affascina nella composizione di una canzone?

«Scrivere canzoni mi permette di esprimere quello che provo veramente. Mi libera, mi aiuta a scoprire chi sono e cosa ho dentro. Vedo la scrittura come un “super potere”: Il super potere di sdoppiarsi: Francesco “persona” vive nel mondo (quello “reale” in cui viviamo tutti) fatto di regole e schemi, un posto in cui molto spesso, per convenienza o per tanti altri motivi, ci si nasconde. Nascondiamo quello che proviamo e quello che siamo. Francesco “artista”, invece, vive nel mondo che si è costruito da solo e lì può raccontare il “mondo reale” senza mentire, senza fingere. Questa è la cosa che mi affascina di più».

In un’epoca in cui siamo inondati di musica, tutto và velocemente e l’attenzione del pubblico è diminuita, quali caratteristiche deve possedere una canzone per non essere “skippata”?

«Lascio queste considerazioni agli esperti del settore, ai discografici, ai direttori artistici. Quando scrivo ho bisogno di sentirmi libero di essere me stesso. Porsi queste domande, anzi queste ansie, non aiuta».

Quali innovazioni e quali analogie contiene “20 Lt. Di Benzina” rispetto al tuo disco d’esordio “Siamo vivi”?

«Sono tornato indietro per poter andare avanti. Questa è la grande innovazione! “Siamo Vivi” è un disco, concedimi il termine, “perfetto”,  fin troppo patinato. In “Siamo Vivi” trattavo tematiche diverse da quelle di oggi: Cantavo l’amore per la vita, la voglia di viverla, le speranze e i sogni. Tutte sensazioni precise, lucide, che avevano bisogno di arrangiamenti precisi, suonati in maniera ineccepibile. “20 Lt. Di Benzina”, invece, è molto diverso. Ha un suono ruvido, corrosivo. Porta con sè molte emozioni contrastanti. Serviva un suono sporco, grezzo, impreciso. Con i musicisti abbiamo dovuto, in un certo senso, disimparare a suonare bene. Volevo un livello di spontaneità che non avevo mai raggiunto. Questa “involuzione” è diventata la mia evoluzione! L’unica analogia che avrà il nuovo disco “Situazioni sconvenienti con il precedente “Siamo Vivi” è che sono entrambi miei lavori!».

Rispetto alla nostra ultima chiacchierata, pensi sia cambiato il tuo modo di concepire la musica? Come valuti il livello dell’attuale settore?

«No, il mio approccio verso la musica non è cambiato! Ho acquisito nuove consapevolezze e forse sono cresciuto, ma di fondo la mia è sempre la stessa ricerca!».

Ti senti rappresentato dall’attuale mercato e da ciò che si sente oggi in giro?

«Io cerco la verità e quando la trovo la scrivo. La musica che passa è tutta abbastanza di plastica e quello che non è di plastica si riconosce subito. No, non mi sento rappresentato, ma è la mia fortuna, altrimenti non avrei motivo per scrivere e pubblicare nuovi lavori!».

In che direzione si evolverà secondo te l’industria discografica? Come e cosa ascolteremo tra dieci anni?

«Sinceramente non mi sono mai posto questa domanda. Cerco sempre di concentrarmi sul presente e se proprio devo pensare al futuro, “l’industria discografica” (di cui non faccio parte) è l’ultimo dei miei pensieri. Tra dieci anni non so cosa ascolteremo, ma sono sicuro che sarò ancora qui, a scrivere canzoni!».

Per concludere, dove e a chi desideri arrivare con la tua musica?

«Spero di arrivare a tutte le orecchie che hanno voglia di ascoltare!».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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