Francesco Bertoli: “Canto l’amore, il sentimento più forte e più comprensibile” – INTERVISTA

A tu per tu con il giovane cantautore milanese classe ’96, in uscita con il suo primo EP “Eri una festa”

Si intitola Eri una festa il primo EP di Francesco Bertoli, in uscita da venerdì 7 giugno per Avarello Music Srl / Virgin Records (Universal Music Italia). Questo progetto segna l’esordio discografico del talento milanese che ricordiamo per la sua militanza nei Jarvis, band che si è aggiudicata nel 2015 il premio MTV New Generation Award e che ha partecipato ai casting di X Factor l’anno seguente. Anticipato dal singolo “La mia città”, l’album inaugura l’inizio del suo percorso da solista e contiene sei tracce, tra cui spiccano le cover “Roxanne” e “Thinking love you”, rispettivamente originariamente interpretate dai Police e da Ed Sheeran, più altri tre inediti: “Briciole”, “Ballo come Celentano” e la title track “Eri una festa”. In occasione di questo interessante debutto, abbiamo incontrato per voi il giovane artista per approfondire la sua conoscenza.

Ciao Francesco, partiamo da “Eri una festa”, cosa hai voluto includere in questo tuo primo EP?

«Questo EP è composto da sei canzoni, tra cui due cover che riassumono i miei ascolti passati e quattro inediti che rappresentano le sfumature delle mie diverse emozioni».

Come cover hai scelto un brano dei Police e uno di Ed Sheeran, qual è stato il criterio di selezione di questi due pezzi? 

«“Roxanne” è una delle mie canzoni preferite di una delle band più importanti, rappresenta quel mondo british che mi è sempre piaciuto. “Thinking out loud” è una delle cover che ho sempre cantato, mi ha   colpito per la sua dolcezza, sia per quello che dice che nel modo e nella melodia. A livello generale, ascolto veramente di tutto, sia in inglese che in italiano».

Questo progetto è stato anticipato dal singolo “La mia città”, in cui affronti un tema molto interessante in quest’epoca così liquida e virtuale, ovvero riuscire a restituire importanza e valore alle piccole cose. Di cosa hai voluto parlare esattamente?

«Questa canzone parla di come il segreto della felicità risieda nelle piccole cose, per tutta la vita andiamo a ricercarla negli obiettivi e nelle imprese più grandi, ma non ci godiamo le cose veramente importanti. Ne “La mia città” questo concetto viene adattato e raccontato dal punto di vista di una storia d’amore che sta per finire, quando si prende coscienza di non aver vissuto fino in fondo i piccoli dettagli di un rapporto».

Gli altri inediti sono: la title track “Eri una festa”, “Ballo come Celentano” e “Briciole”, cosa raccontano?

«In tutti i brani il filo conduttore è sempre l’amore, il sentimento più forte e più comprensibile, che racchiude in sé molteplici significati, a volte la gente può pensare che sia scontato, ma non è mai banale parlare d’amore. “Eri una festa” è la canzone che rappresenta la mia malinconia, quando la canto mi sfogo e mi fa stare bene tirare fuori la rabbia che ho dentro.

“Ballo come Celentano” ha una vena scherzosa, racconta di un ragazzo che invita una ragazza a non essere così ingessata, a lasciarsi andare e vivere la vita. “Briciole” è una ballad struggente, parla di un’ipotetica persona che dice tutta la verità al suo partner, esponendo le cose come stanno».

Che ruolo ha la musica nel tuo quotidiano?

«E’ tutto, non smetto mai di pensare alla musica, tutto quello che faccio ruota attorno a questa forma d’arte e farei qualsiasi cosa per perseguire i miei obiettivi».

C’è un momento preciso in cui hai capito che la musica rappresentava qualcosa in più rispetto ad una semplice passione?

«Ho sempre voluto fare musica, non credo ci sia stato un momento particolare, già quando ero piccolo la musica rappresentava la cosa che più mi faceva stare bene, anche nei momenti più tristi e difficili».

Sei pienamente consapevole dei sacrifici che richiede questo mestiere? 

«Sacrifici ne ho già fatti e credo di doverne fare sempre di più».

Hai altre passioni a parte la musica?

«Faccio fatica a rispondere a questa domanda, perché come giù detto penso sempre e solo alla musica (sorride, ndr). Mi reputo un ragazzo normale, mi piace guardare le serie TV, stare con gli amici, passare il tempo con le persone che amo, mi piace molto viaggiare, ma alla fine il pensiero costante è rivolto sempre e solo alla musica».

In passato hai militato in diversi gruppi, tra cui i Jarvis, con cui hai vinto nel 2015 il premio MTV New Generation e hai partecipato alle audizioni di X Factor, poi il ritiro e il ritorno l’anno successivo in solitaria. Quali sono i pro e i contro di un percorso da solista rispetto al lavoro di una band?

«I pro di suonare con una band sono il sentirsi sempre in compagnia sia sopra che fuori dal palco, sentirsi parte di un gruppo, sfogarti e confrontarti con gli altri, condividere sia i successi che i fallimenti. I contro sono rappresentati dal fatto che, spesso, si cambia in maniera e in momenti differenti, di conseguenza le persone possono andare in direzioni diverse. Da solista c’è più responsabilità, ma attorno a me ho un team che crede in me e mi vuole bene, quindi non mi sento mai da solo».

Dove desideri arrivare con la tua musica?

«Semplicemente vorrei vivere di musica, riuscire a farlo senza affanni o preoccupazioni, fare quello che mi piace, stare bene, in compagnia e collezionare belle esperienze».

Per concludere, quale messaggio ti piacerebbe fosse recepito dal pubblico che ascolta questo tuo primo progetto discografico?

«Il messaggio è quello di non mollare mai, perché la vita ci sorprende in continuazione. Spero che possa piacere sia questo EP che la mia musica in generale».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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