A tu per tu con il cantautore e polistrumentista trevigiano, in uscita con il singolo “Cerco casa

Tempo di nuova musica per Francesco Dal Poz, è disponibile dallo scorso 8 maggio il singolo “Cerco casa”, brano che anticipa il nuovo progetto discografico dell’artista veneto, la cui uscita è prevista per il prossimo autunno. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Francesco, benvenuto. Partiamo da “Cerco casa”, che sapore ha per te questo tuo nuovo singolo?

«Beh, dato il mio amore per il cibo, parlare di sapore mi fa solo che piacere e lo prendo alla lettera! “Cerco casa” per me ha il sapore di una delle mie paste all’amatriciana: l’ho preparata con le mie mani, ho seguito un po’ il ricettario e un po’ il mio istinto e mentre la mangio mi rendo conto che posso fare meglio, ma allo stesso tempo mi piace e sono soddisfatto del risultato».

Un brano che nasce con delle intenzioni tematiche ma che, per magia, si sposa alla perfezione con ciò che stiamo vivendo. Quali stati d’animo hanno influenzato la stesura di questo pezzo?

«“Cerco casa” nasce da un’esperienza realmente accaduta e da una sensazione realmente provata: è su due materassi messi a terra in una stanza disordinata, come ho scritto nel ritornello, che mi sono reso conto di voler iniziare una nuova parentesi nella mia vita; qualche mese più tardi, ho messo in canzone quell’esperienza e quell’emozione. Se inizialmente la mia intenzione era semplicemente quella di raccontare qualcosa che stavo vivendo, oggi invece, in questo periodo così particolare, “Cerco casa” prende tutto un altro valore e diventa un’occasione per dire: non so come sarà il futuro, ma so che insieme ce la faremo».

C’è una frase che, secondo te, rappresenta e sintetizza al meglio il senso della canzone?

«Sì, la frase “Se sono con te mi sento bene qua, anche qua”. Il brano parla, come dicevo prima, di voler iniziare una nuova parentesi della vita, una nuova fase: cercare casa; ciò però non toglie che comunque, dovunque io sia “con te mi sento bene, anche qua”. Ecco, in effetti forse dovrei assestare la frase che dicevo prima: non so come sarà il futuro, ma so che insieme, ovunque saremo, ce la faremo».

Facciamo un salto indietro nel tempo, c’è stato un momento preciso in cui hai capito che tu e la musica eravate fatti l’uno per l’altra?

«Sono stati tanti i momenti, ma credo ce ne siano due in particolare. Il primo è stato a 12 anni: quando stava per iniziare il mio primo concerto, mi sono posizionato sulle scalinate che portavano sul palco e mentre la band ha iniziato a suonare, ho sentito dentro una convinzione, una sensazione incredibile e che mai dimenticherò: sarà questa la mia vita. Il secondo momento, invece, è stato durante l’adolescenza in uno di quei giorni in cui stavo scrivendo più canzoni contemporaneamente: lì ho sentito nuovamente la sensazione provata qualche anno prima e mi sono ritrovato ad essere innamorato della musica (non me ne voglia la mia ragazza)».

Quali ascolti hanno accompagnato e influenzato il tuo percorso?

«Ho sempre ascoltato tanta musica di qualsiasi genere musicale, ma non posso nascondere che gli artisti Pop italiani sono quelli che mi hanno influenzato di più: a partire da Jovanotti fino a Zucchero, da Tommaso Paradiso a Gazzelle, da Francesca Michielin a Levante. Per quanto riguarda gli artisti internazionali, primi fra tutti ci sono gli Imagine Dragons, seguiti dai Coldplay, OneRepublic e James Bay, senza dimenticare i miei miti d’infanzia, i Kiss».

Qual è il tuo pensiero riguardo l’attuale scenario discografico? Cosa ti piace e cosa meno?

«Quello che apprezzo di più dello scenario discografico attuale è la varietà da cui è composto; ho l’impressione che sia meno monotematico rispetto a qualche anno fa. Certo, in Italia l’Indie e la Trap predominano, ma allo stesso tempo in musica oggi ognuno fa un po’ quello che gli pare e piace. Cosa mi piace meno, invece? Beh, banalmente mi piacciono meno certi generi musicali rispetto ad altri, anche se, davvero, credo che in ogni genere ci sia del valore».

In questo periodo stiamo vivendo una situazione inedita a livello mondiale, l’emergenza sanitaria Covid-19 ha mutato, seppur momentaneamente, la nostra quotidianità. Tu, personalmente, come stai vivendo tutto questo?

«Per me, come penso per la maggior parte delle persone, si è bloccato tutto; vivo di musica sia come cantautore che come fonico e quindi ho visto il calendario svuotarsi completamente; è stata ed è una situazione stranissima! Ho colto però l’occasione per vivere questo momento come un’opportunità per riflettere, leggere e riscoprire un po’ di me stesso».

In autunno è prevista l’uscita del tuo nuovo album in studio, cosa puoi anticiparci a riguardo?

«L’album che uscirà ad autunno ha portato una grande rivoluzione nella mia vita in generale, ma soprattutto nel modo di fare e di vivere la musica. È composto da brani pieni d’energia, accanto ad altri più riflessivi; ma al di là dei brani in sé, ciò che mi piace di questo album è l’obiettivo che sento di aver raggiunto: questo album mi rispecchia e mi rappresenta». 

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«In generale, cerco di “parlare come mangio” (ecco che si ritorna al cibo!) o meglio, “scrivere canzoni come mangio”; nei miei brani mi esprimo come faccio nella vita di tutti i giorni e questo, di conseguenza, mi porta a rivolgermi in particolare a ragazzi della mia età. In futuro credo che continuerò in questo modo, continuando a “scrivere come mangio”».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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