Francesco Guasti: "Scrivere è un lavoro serio, non per la catena di montaggio"

Francesco Guasti: “Scrivere è un lavoro serio, non adatto alla catena di montaggio” – INTERVISTA

Da Sanremo a “L’estate sta finendo” guardando sempre alla musica

Francesco Guasti arriva al Festival di Sanremo all’età di 34 anni dopo ben 4 tentativi andati a vuoto e da lì costruisce quello che è il suo presente: un album “Universo” e un tour live che ha attraversato tutta l’estate e che continuerà ancora per qualche nuovo appuntamento arricchito anche del suo nuovo inedito singolo che è andato a ripescare dal repertorio dei Righeira. “L’estate sta finendo”, cantata con Johnson, ripropone, in una chiave totalmente riarrangiata dal giovane toscano, il celebre successo degli anni ’80. Ecco che cosa mi ha raccontato a riguardo, e non solo, il cantautore di “Universo”:

Francesco è uscito da qualche giorno il tuo nuovo singolo che, in qualche modo, unisce passato e presente, in un’inedita versione di “L’estate sta finendo”, brano di qualche anno fa che riacquista nuova linfa

<<Si, è esattamente ciò che ho cercato di fare. Negli anni, durante i miei live, ho sempre inserito qualche canzone del passato riarrangiandola, dando appunto nuova linfa come hai giustamente detto, a dei brani che hanno caratterizzato il mio percorso musicale. “L’estate sta finendo” è un brano generazionale: chi non conosce questa canzone?>>.

Secondo te che cosa aggiunge ad un brano che ha dato così tanto alla storia della musica italiana la tua re-interpretazione? Quando si toccano questi brani così “storici” c’è sempre l’enorme rischio di compiere un passo falso e cadere in errore: che cosa pensi ti abbia permesso di superare egregiamente questa prova?

<<Credo che la forza di questa versione sia il fatto che io non ho mai pensato di poter aggiungere niente a questo brano che, dopo più di 30 anni, è ancora così attuale: se pensiamo alle canzoni che spopolano in radio attualmente le sonorità degli anni ’80 sono molto presenti ormai da un paio d’anni senza considerare la scrittura che sta tornando ad essere sempre più semplice e diretta ma contemporaneamente anche così importante. Penso di aver dato semmai una veste in più: chi è abituato ad ascoltare questo brano nella versione originale lo troverà qui suonato con un nuovo arrangiamento. Non mi sento di aver aggiunto nulla anche perché non credo di esserne all’altezza di fronte ad una canzone così>>.

Ti ho fatto volutamente questa domanda perché, in realtà, credo che tu abbia aggiunto una veste sonora che, forse, il brano originale non aveva. Penso che il tuo arrangiamento sia assolutamente ben fatto e funzionale per rendere onore ad una canzone storica della nostra musica.

<<Grazie mille. La paura era proprio quella di stravolgere troppo l’arrangiamento togliendo quel sax che era l’anima di questo pezzo: toglierlo non è stato facile sostituendolo con un drop che comunque rendesse l’effetto. Abbiamo cercato di dare a questo brano una veste veramente diversa e molto personale che ha colpito davvero anche Johnson Righeira>>.

E’ comunque un brano che appartiene al tuo percorso musicale visto che nel corso del tuo ultimo tour l’hai più volte riproposto raccogliendo una buona dose di consensi da parte del pubblico

<<Si l’ho eseguito proprio nell’ ”Universo tour” dove abbiamo scelto di inserirlo per avere un qualcosa di fresco, di “ganzo” come si dice da me in Toscana. Ho pensato a “L’estate sta finendo” collegando quella canzone alla sensazione che tutte le volte provo quando scendo dal palco: un qualcosa di bellissimo è appena finito e lascia una strana sensazione>>.

“Universo” è un progetto che parte ufficialmente da questo 2017 ma che sicuramente trova le sue radici già qualche anno fa. Il ricordo più immediato legato a questo progetto è quello del Festival di Sanremo che, però, è arrivato dopo una lunga serie di tentativi. Che cosa ti porti dentro di questo lungo percorso?

<<E’ un percorso fatto di tanta gavetta: ho iniziato a cantare che avevo 6 anni ma sono arrivato al Festival che ne avevo 34 quindi di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Penso che, però, questo tipo di percorso mi consenta di gestire il tutto con una sorta di tranquillità maggiore, con le spalle coperte: ho avuto quattro delusioni importanti a “causa” del Festival ma poi, proprio da lì, è nato tutto il progetto di “Universo” che racchiude tutto il mio desiderio di fare questo nella vita e che porta con sé quella soddisfazione ancora maggiore legata al fatto che i risultati sono arrivati dopo una lunga serie di fatiche. E’ stato un percorso difficile ma che mi ha dato, e mi sta dando, tantissime collaborazioni a partire da queste collaborazioni che mi gratificano davvero tanto>>.

Guardando avanti, invece, cosa vedi nel tuo futuro?

<<Sicuramente nel futuro più prossimo i live sono gli appuntamenti che mi aspettano e mi vedranno ancora in giro per l’Italia. E poi, ovviamente, non vedo l’ora di tornare a scrivere nuove canzoni con cui, magari, poter provare a tornare nuovamente al Festival di Sanremo tra i big: è molto difficile, lo so, ma negli ultimi anni c’è chi c’è riuscito quindi perché no?!>>.

Se dovessi descrivere con una parola questo tuo lavoro discografico come lo etichetteresti?

<<”Universo” è sicuramente un lavoro di cuore in cui c’è tanta passione: racconta la mia generazione, quella dei trentenni, che, comunque, pur essendo ancora giovani è molto diversa da quelle giovanissime. Ora è tutto molto diverso, veloce. In questo disco si parla esattamente di questo: in “Abbracciamoci”, per esempio, si parla di quell’esigenza di contatto che la mia generazione ha ma che, forse, oggi si sta lentamente perdendo in favore di una dimensione più virtuale. E’ un disco fatto con la voglia di fare canzoni e non con quella di creare per forza hit che passino in radio>>.

Parlando proprio di giovani “non giovanissimi” sono molti i ragazzi della tua generazione che, negli ultimi anni, stanno trovando nella scrittura un mezzo per riuscire a fare musica magari non in prima persona (mi viene in mente Ermal Meta e Francesco Gabbani a cui facevi riferimento prima). Ti piacerebbe prestare la tua scrittura per qualcun altro? E’ una dimensione che credi possa appartenerti oppure no?

<<Intanto grazie per la domanda perché nessuno me lo ha mai chiesto. Quella di fare l’autore è stata una proposta che mi è stata fatta in passato ma, se devo essere onesto, non c’ho mai pensato davvero: ho il difetto che quando

scrivo penso a me stesso. Scrivere per altri è un lavoro e un valore serio che, purtroppo, nell’ultimo periodo stiamo perdendo: oggi ci sono quelle che io chiamo le catene di montaggio della scrittura. Si organizzano queste “writing session” di 12 persone che scrivono insieme una canzone facendole perdere l’anima. Penso che per scrivere per un artista occorra vivere con quell’artista: come si faceva alla vecchia maniera. Scrivere per gli altri non so se, al momento, sia un qualcosa che mi possa appartenere>>.

Se dovessi proporre ad un ascoltatore che non conosce il tuo repertorio musicale quale sceglieresti per farti conoscere nel modo più completo possibile?

<<Sicuramente “Universo” che racconta la mia generazione ed il mio percorso>>.

Se potessi “rubare” a qualche tuo collega artista un brano della storia della musica italiana quale sceglieresti (ovviamente togliamo “L’estate sta finendo” per ovvie ragioni)?

<<Volo basso: “La donna cannone”. De Gregori è il mio artista preferito: è un po’ come il papa “per la mi mamma”>>.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci.

Ilario Luisetto

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