Francesco Renga: “Se non sei risolto tu, non puoi aiutare nessuno” – INTERVISTA

Francesco Renga

A tu per tu con Francesco Renga per parlare di “Il meglio di me”, brano che presenterà in gara a Sanremo 2026. La nostra intervista al cantautore bresciano

In vista della sua undicesima partecipazione in gara al Festival di Sanremo, Francesco Renga ci racconta “Il meglio di me” (qui la nostra recensione), una canzone che parla di fragilità, consapevolezza e coraggio. Ecco cosa ci ha raccontato.

Sanremo 2026, Francesco Renga presenta “Il meglio di me”, l’intervista

Come te lo immagini e come te lo auguri questo undicesimo Festival?

«Più che immaginarmelo, me lo auguro sincero, onesto, consapevole. Spero arrivi l’idea che c’è dietro questa canzone: raccontare un uomo della mia età attraverso le proprie fragilità, le ombre, le irrisolutezze. È un percorso per trovare dentro di sé il meglio, con il coraggio di riconoscerlo. E non è semplice».

Il brano parla di nuova consapevolezza. Quanto hai dovuto scavare, in profondità e a mani nude, per raccontarti con un linguaggio semplice e diretto?

«Questa è la difficoltà più grande del pop: dire cose non banali, che emozionino o facciano pensare, usando parole semplici. Scavare lo faccio da sempre, ma spesso ho rimandato, ho accantonato. A volte ho proiettato le mie fragilità sugli altri, e questo deteriora i rapporti. Se non sei risolto tu, non puoi aiutare nessuno. Nessuno può farti da madre o risolvere i tuoi problemi. Siamo figli di una cultura che ci vuole sempre forti, efficienti, perfetti. Ma quando non ce la fai rischi di crollare. Invece bisogna attraversare quel buio, affrontarlo da soli, per portare fuori il meglio di sé».

Musicalmente “Il meglio di me” unisce una matrice classica da ballad a una scrittura più moderna. È un modo per far dialogare più parti di te?

«Esattamente, quando parlo di trovare la quadra intendo proprio questo: una canzone rispettosa della mia vocalità, della mia classicità, ma con una scrittura contemporanea. È l’equilibrio più difficile da raggiungere. E con una tematica così intensa lo è ancora di più. Portare questo brano su quel palco è forse la motivazione più vera di questo Sanremo».

Serata cover: come sono nate le idee di “Ragazzo solo, ragazza sola” e di Giusy Ferreri?

«Giusy è fantastica, ha una voce incredibile, un contralto potente e pieno di armoniche basse. La stimo tantissimo. Volevo un omaggio per i dieci anni dalla scomparsa di David Bowie, all’inizio pensavo a “Heroes” ma poi abbiamo deciso di cantare in italiano. Quando sentirete la grazia con cui Giusy interpreta questo brano capirete perché».

Oggi tanti artisti sgomitano per andare a Sanremo. Tu che ci sei sempre andato volentieri, anche quando era meno “di moda”, come valuti questa evoluzione?

«A me piace, mi diverte. È il frutto di un grande lavoro dei direttori artistici e della Rai, che hanno riportato il Festival al centro della musica pop. Ora ci vogliono andare tutti, ed è una cosa bella. Io c’ero anche quando non ci voleva andare nessuno. Dovrei avere dei crediti per questo (sorride, ndr)».

Dopo il Festival arriverà il tour Live Teatri 2026. Che spettacoli saranno?

«Mi immagino la continuazione di un percorso iniziato tempo fa: concerti in cui la gente si diverta e ascolti le canzoni che vuole sentire. Per anni abbiamo fatto tour per promuovere album, con brani che il pubblico ancora non conosceva. Oggi voglio costruire uno spettacolo che tenga insieme i pezzi che amano, come “Angelo” o “Il mio giorno più bello nel mondo”, con qualche chicca nuova. Deve essere una festa».

Per concludere, ci sono tanti modi per vincere il Festival. Quale sarebbe per te il vero successo?

«Già oggi sono soddisfatto di essere riuscito a spiegare bene le mie intenzioni. Sarei felice se la canzone venisse capita, recepita da mio figlio, da mia figlia, dai nostri figli. E magari anche da qualche adulto che ancora non ha capito cosa si muove dentro di lui e continua a proiettare il proprio malessere in famiglia o nel lavoro. Se questa canzone aiuta qualcuno a fare i conti con se stesso, per me è già una vittoria».

Scritto da Nico Donvito
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