Francesco Renga torna a Sanremo con “Il meglio di me” e ritrova la centratura – RECENSIONE
Tempo di nuova musica per Francesco Renga, che a Sanremo 2026 farà il suo ritorno da solista con “Il meglio di me” una canzone che fotografa il suo cambiamento personale e artistico
Ritorno a Sanremo per Francesco Renga, che sarà tra i protagonisti del prossimo Festival con “Il meglio di me”, brano scritto e composto da Stefano Tartaglino, Antonio Caputo, Simone Enrico Reo, Mattai Davì, lo stesso Renga e Davide Sartore. Dopo aver anticipato il nostro giudizio con le consuete pagelle realizzate dopo l’ascolto in anteprima riservato alla stampa, approfondiamo il senso e il suono della canzone.
Francesco Renga, la recensione di “Il meglio di me”
Altro giro, altra ballatona. Ma qui la differenza si sente subito: Renga fa Renga, anzi, torna finalmente a farlo in grande spolvero. Dopo un paio di passaggi festivalieri meno centrati, in cui sembrava mancare quella scintilla capace di accendere davvero il brano, con “Il meglio di me” riaffiora qualcosa di più naturale, più autentico. Il risultato è un ritorno convincente, di quelli che riportano al centro una delle voci più riconoscibili della musica italiana.
Il brano racconta una nuova consapevolezza, e soprattutto il coraggio necessario per riconoscerla e abitarla davvero. È una riflessione intima sul percorso di crescita personale, in cui Francesco Renga si confronta con fragilità e paure, cercando di imparare a gestirle senza trasferirle sugli altri. Un tema che, per anagrafica e vissuto, è perfettamente nelle sue corde. E lo restituisce con sincerità e mestiere, senza forzature.
“Il meglio di me” è, in fondo, una fotografia intensa di un momento significativo della sua vita, artistica e personale: un passo verso il cambiamento e verso la capacità di offrire il meglio di sé nelle relazioni e nella quotidianità. Resto curioso di ascoltarlo dal vivo, perché è proprio lì che l’ugola di “Angelo” riesce a dare il meglio di sé. Francesco Renga è uno di quegli interpreti capaci di rendere sul palco una buona canzone in qualcosa di più grande, più vibrante.
Al primo ascolto, però, il brano paga inevitabilmente lo scotto della “sovrattassa melodica” di quest’edizione. In un Festival pieno di ballate emozionali, anche una canzone ben scritta rischia di dover sgomitare per emergere. A posteri l’ardua sentenza.