Franco Fanigliulo, il ricordo di un artista che viveva alla grande

Franco Fanigliulo

A trentasette anni dalla sua prematura scomparsa, la storia di un cantautore fuori dagli schemi: il nostro omaggio a Franco Fanigliulo

Sono trascorsi trentasette anni dalla prematura scomparsa di Franco Fanigliulo, il suo nome resta legato a un’idea di musica libera, ironica e profondamente teatrale. Nato a La Spezia il 9 febbraio 1944 e scomparso prematuramente il 12 gennaio 1989, Fanigliulo è stato uno degli interpreti più originali del cantautorato italiano degli anni Settanta, capace di unire canzone, cabaret e teatro in una formula personalissima.

Figlio di una concertista e di un marittimo, Franco trascorre la giovinezza seguendo le rotte del padre, imbarcandosi su navi mercantili e viaggiando a lungo per il mondo. Un’esperienza che segna profondamente il suo immaginario. Tornato a terra, svolge i lavori più disparati, senza mai abbandonare la musica: impara a suonare la chitarra, scrive canzoni e si esibisce come voce e chitarra in diverse formazioni.

La svolta arriva quando viene notato da Franco Ceccarelli, ex bassista dell’Equipe 84, che lo presenta a Caterina Caselli. È lei ad accoglierlo nella sua nuova etichetta Ascolto, pensata per dare spazio a voci fuori dal coro del panorama musicale italiano.

Nel 1977 esce “Mi ero scordato di me“, album d’esordio interamente scritto da Fanigliulo e prodotto da Ceccarelli. Il disco conquista la critica per l’originalità dei testi e per la forza interpretativa dell’autore, ma resta ai margini del grande pubblico. Nello stesso periodo partecipa anche al film Berlinguer ti voglio bene di Giuseppe Bertolucci, accanto a Roberto Benigni, interpretando alcuni suoi brani.

Il grande momento arriva nel 1979 con la partecipazione al Festival di Sanremo. Fanigliulo porta sul palco “A me mi piace vivere alla grande“, brano scritto insieme a Riccardo Borghetti, Daniele Pace e Oscar Avogadro. La sua esibizione colpisce per la gestualità teatrale, l’ironia dissacrante e un testo che incappa nella censura dell’epoca, costringendo a modificare alcuni versi durante l’esecuzione dal vivo. Fanigliulo arriva sesto in finale, ma per molti osservatori è il vero vincitore morale di quell’edizione. La canzone diventa il suo brano più celebre, ricordato ancora oggi anche da chi non sempre riesce ad associarlo al suo interprete.

Il successo di “A me mi piace vivere alla grande” non si traduce però in grandi numeri di vendita. Fanigliulo resta un artista di confine, troppo teatrale per la musica leggera tradizionale e troppo musicale per il cabaret puro. Nel 1979 pubblica “Io e me“, prodotto da Giampiero Reverberi, considerato da molti il suo lavoro più completo, ma ancora una volta poco compreso dal grande pubblico.

Seguono “Ratatam pum pum” nel 1980, con la partecipazione di Mauro Pagani e i cori di Loredana Bertè, e alcuni singoli nei primi anni Ottanta. La critica continua a riconoscerne il talento, ma il successo commerciale resta limitato. Dopo un periodo di silenzio, Franco Fanigliulo entra nell’orbita della Numero Uno di Lucio Battisti e pubblica il Q-Disc Benvenuti nella musica, arrangiato da Shel Shapiro. Poi arriva un nuovo ritiro dalle scene: Fanigliulo si rifugia nella campagna vicino a La Spezia, lontano dai riflettori.

Negli ultimi anni torna a collaborare con Vasco Rossi e Zucchero. Stava lavorando a un nuovo album, prodotto dallo stesso Vasco Rossi, quando un’emorragia cerebrale stronca la sua vita a soli 44 anni. È il 12 gennaio 1989. L’album postumo “Goodbye mai” viene pubblicato circa un anno dopo la sua morte, incompleto ma carico di significato. Per lungo tempo, Franco Fanigliulo resta una figura dimenticata, fino a una lenta riscoperta nei primi anni Duemila: ristampe, concerti-tributo, un monumento a Vezzano Ligure e nuove iniziative dedicate alla sua memoria.

Oggi Fanigliulo viene ricordato come uno degli artisti più geniali e irregolari della canzone italiana. Un cantautore che non ha mai cercato scorciatoie, che ha vissuto e cantato “alla grande”, proprio come cantava a Sanremo, lasciando un segno profondo in chi ha saputo guardare oltre le classifiche.

Scritto da Nico Donvito
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