Frankie hi nrg mc: “Voce e batteria? Un disco da ascoltare ballando” – INTERVISTA

Frankie Hi-Nrg Mc

A tu per tu con Frankie hi nrg mc in occasione dell’uscita del suo nuovo disco, intitolato “Voce e batteria”. La nostra intervista al decano dell’hip hop

A distanza di anni e con uno sguardo sempre lucido sul presente, Frankie hi-nrg mc torna con un progetto che è allo stesso tempo un ritorno alle origini e una dichiarazione d’intenti. “Voce e batteria” è un lavoro essenziale, quasi radicale, che spoglia alcuni dei brani più iconici del suo repertorio per riportarli alla loro forma più pura: parola e ritmo.

Realizzato insieme al batterista Donato Astolfi e arricchito dalla presenza di Jovanotti, Fabri Fibra, Tiziano Ferro, Elisa, Emma Marrone, Diodato, Raiz e Lina Simons, il disco si muove tra memoria e contemporaneità, dimostrando come certi testi riescano ancora oggi a colpire con la stessa forza di quando sono stati scritti.

Ne abbiamo parlato proprio con Frankie hi-nrg mc, che ci ha raccontato la genesi di questo progetto, il rapporto con il suo repertorio e la visione attuale dell’hip hop, tra evoluzione, identità e nuove sfide.

Frankie hi nrg mc racconta il disco “Voce e batteria”, l’intervista

“Voce e batteria” è il titolo del tuo nuovo album: com’è nata l’idea di rileggere il tuo repertorio in questa veste essenziale insieme al batterista Donato Astolfi?

«È nata da una battuta. Una volta dovevamo fare una serata insieme alla band di Donato, ma quel giorno erano tutti indisponibili tranne lui. E allora gli dissi: perché non la facciamo voce e batteria? Sembrava una cosa detta così, invece mi si è accesa subito una lampadina. Ho tenuto quell’idea lì per tanto tempo, poi ho iniziato a riflettere sul fatto che spesso mi dicevano che certe mie canzoni sembravano scritte oggi. Così sono andato a rileggermi i testi, più che riascoltare i brani, e ho pensato: proviamo a spogliarli, lasciarli sulla sola struttura ritmica e vedere se reggono. Abbiamo fatto un test a casa di Donato e funzionava. Da lì è nato tutto».

Non ci sono sequenze né loop: solo voce e batteria. C’è un brano che più di altri ti ha sorpreso in questo processo?

«Devo dirti la verità: tutti. È come se fossero rinati. Alcuni in particolare, tipo “Potere alla parola”, anche grazie al feat, hanno acquisito una nuova energia. Ma in generale ogni traccia ha rivelato qualcosa di diverso e si è mostrata più ballabile, più diretta».

Gli ospiti hanno dato una seconda vita ai brani, portando ciascuno il proprio mondo. È stato così anche per te?

«Assolutamente sì. Ho fatto un giro di telefonate e tutti hanno risposto con entusiasmo incredibile. C’è stata una partecipazione spontanea, quasi naturale. Ognuno ha portato qualcosa di suo e si è incastrato perfettamente. È venuto fuori davvero un cast da mille e una notte, ma soprattutto un lavoro basato su stima artistica e umana».

Hai definito “Voce e batteria” un disco da ascoltare ballando. Anche i live andranno in questa direzione?

«Sì, completamente. Tutti i brani, in questa veste, diventano più fisici, più ritmici. Invogliano proprio il pubblico a muoversi. Il tour partirà e sarà l’occasione per vivere questa dimensione dal vivo, che è molto potente».

Per la scelta dei brani hai parlato di attualità dei testi. È stato il criterio principale?

«Sì, è stato il parametro principale. Ho scelto quelli che sembravano scritti stamattina. Poi anche il piacere personale di ridare un vestito nuovo a canzoni a cui sono molto legato, e che fortunatamente piacciono anche al pubblico».

Tante le canzoni che sono rimaste fuori, per questo ti chiedo: potrebbe arrivare un secondo capitolo di “Voce e batteria”?

«Non escludo nulla. Il repertorio c’è, eccome. Anche in questo disco ci sono già sorprese, come il cameo di Paola Cortellesi, per esempio. E poi oggi con la tecnologia possiamo fare cose nuove, come far “scratchare” una voce registrata apposta. Quindi sì, le possibilità ci sono.»

Ti è mai venuta voglia di riscrivere o aggiornare una tua canzone?

«Sì. C’è un brano del mio secondo album, “Accendimi”, che parlava di televisione e oggi sembra scritto per i social. Con pochissime modifiche sarebbe perfetto per raccontare l’ossessione contemporanea di diventare un prodotto. È incredibile come certi testi riescano a restare attuali.»

Nel tuo monologo alle Iene hai detto che “la parola è un’arma”. Oggi viene usata più per costruire o distruggere?

«Purtroppo spesso viene usata per creare rumore, per annaquare il senso delle cose. Si genera un brusio continuo in cui tutto si confonde. Quindi più che distruttiva, direi distrattiva: si perde il significato delle parole davvero importanti».

Per concludere, da pioniere: come riassumeresti l’evoluzione dell’hip hop e lo stato attuale?

«L’hip hop è una forza trasgressiva e inclusiva, capace di reinventarsi continuamente, usando le macerie del passato per creare qualcosa di nuovo. In questo momento storico riflette una crisi valoriale: è tutto molto centrato sull’individuo, sulla trasformazione della propria vita in prodotto. Io ho avuto la fortuna di vivere un’epoca in cui non era richiesto questo. Oggi spesso la musica è uno strumento per vendere se stessi. Io continuo a provare a fare musica per vendere dischi».

Scritto da Nico Donvito
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