Frasa: “Non esiste un’età per smettere di giocare e di sognare” – INTERVISTA
A tu per tu con Frasa per parlare del suo ultimo singolo “Pararà” che arriva dopo la sua partecipazione ad Amici 25. La nostra intervista al giovane artista
Dopo essersi fatto conoscere al grande pubblico grazie all’esperienza ad Amici 25 e aver presentato l’inedito “Viola”, Frasa torna con nuova musica e una consapevolezza diversa. Il suo nuovo singolo “Pararà” segna infatti un passaggio importante nel suo percorso artistico, mostrando un lato più intimo e riflessivo rispetto a quello emerso nel talent.
Il brano è un racconto sincero e diretto del passaggio dall’adolescenza all’età adulta, attraverso le fragilità di chi si è sempre sentito fuori posto. Un viaggio tra insicurezze, paure e pensieri ricorrenti che spesso ci impediscono di vivere con leggerezza, trasformati però in musica con un linguaggio accessibile e profondamente umano.
“Pararà” diventa così non solo una canzone, ma un invito a ridimensionare le proprie paranoie, a condividerle e a guardarle con occhi diversi. Un modo per restare fragili senza spezzarsi, trovando nella musica uno spazio di riconoscimento e connessione. Abbiamo incontrato Frasa per farci raccontare questo nuovo capitolo, tra crescita personale, identità artistica e il bisogno sempre più forte di raccontarsi senza filtri.
Frasa presenta il nuovo singolo “Pararà”, l’intervista
Dopo l’esperienza ad Amici e il singolo “Viola”, torni con “Pararà”: cosa rappresenta per te questo brano?
«”Pararà” è un brano a cui sono molto legato. Nasce dall’esigenza di trasformare in musica qualcosa che sto vivendo molto intensamente in questo periodo della mia vita. In realtà è uno dei primissimi pezzi che ho scritto e inciso, ancora prima di “Viola”. Credo parli di qualcosa di molto umano: una sensazione in cui tantissime persone possono riconoscersi, indipendentemente dall’età».
Hai raccontato che si tratta di uno dei primi brani che hai scritto. Quali riflessioni e quali stati d’animo lo ha ispirato?
«”Pararà” nasce da qualcosa che mi porto dietro da sempre. Fin da bambino mi sono spesso sentito inadeguato, un po’ fuori posto. Allo stesso tempo mi hanno sempre riconosciuto una grande capacità di dare e accogliere amore. Il problema è che, in certi contesti in cui sono cresciuto, questa sensibilità non veniva vista come una qualità, ma quasi come una debolezza, come qualcosa che ti rendeva “meno uomo”. Quando ho scritto questo brano ero anche una persona che viveva molto nell’overthinking: pensavo troppo a tutto. Come tanti ragazzi della mia età avevo un sacco di complessi: estetici, caratteriali, relazionali. Sentivo il bisogno di trovare una cura a quel rumore nella testa. Così è nata “Pararà”: un modo per dire a chi ascolta che, anche se spesso ci sentiamo soli nelle nostre insicurezze, in realtà siamo tutti sulla stessa barca. E a volte basta proprio questo: sentirsi parte di qualcosa».
Cosa ti piacerebbe che il pubblico cogliesse di questa tua nuova canzone?
«Vorrei che arrivasse un messaggio molto semplice: nessuno è davvero solo in quello che prova. Le “pare” che mi faccio io probabilmente sono le stesse che si fa anche chi sta leggendo questa intervista. Spesso nella nostra testa diventano gigantesche, molto più grandi di quello che sono nella realtà. “Pararà” nasce proprio da questa idea: ridimensionarle. A volte basta cantarci sopra e quelle paure diventano quasi un suono, delle “pararà”. Fanno meno paura così no? Per quanto riguarda me come artista, penso che ad Amici sia uscita una parte di Frasa che mi appartiene, ma che non mi rappresenta completamente. Con questo brano vorrei mostrare che non sono solo il lato ironico e sopra le righe: dentro c’è anche molta introspezione, tante domande e un continuo bisogno di capire meglio quello che provo. E forse è proprio questo che voglio raccontare con la mia musica: che anche dietro chi sembra leggero o ironico, spesso c’è un mondo molto più profondo».
A proposito del percorso di Amici, cosa ti ha insegnato concretamente quell’esperienza?
«Amici è stata un’esperienza molto importante per me. Mi ha insegnato tante cose su come funziona questo mondo, ma soprattutto su quanto sia importante ascoltare i giudizi degli altri senza perdere la consapevolezza di chi sei e di quello che puoi dare».
Con chi hai legato di più e chi credi possa arrivare fino in fondo al programma?
«La cosa più bella di Amici? Gli Amici. Vivere con chi parla il tuo stesso linguaggio, anche in modo diverso, ti arricchisce. Ho incontrato tante storie e anime straordinarie. Ho legato particolarmente con i miei compagni di stanza, “gli zucconi” – Plasma, Opi e Michele – e in particolare con Plasma. È un grande artista: ammiro molto la sua penna e la sua cultura. Ovviamente auguro a tutti quelli che hanno condiviso con me questo viaggio di fare un percorso bellissimo e appagante. Se devo fare qualche nome su chi potrebbe arrivare fino in fondo, direi Opi: è la persona più affamata di questo mestiere che io abbia mai conosciuto. Sta migliorando tantissimo e sono sicuro che riuscirà a sorprendere molti. Anche se non ho avuto modo di conoscerle (se non nell’ultima sfida), apprezzo molto Angie ed Elena. Angie è molto preparata e determinata, mentre Elena, secondo me, rompe i canoni di quello che si è visto finora negli ultimi serali: ammiro il suo carattere, la sua capacità di dire la sua e farsi rispettare».
Quando e come ti sei avvicinato alla musica? C’è stato un momento preciso oppure lo hai capito gradualmente?
«Mi sono avvicinato alla musica in maniera molto casuale e naturale. Mamma è una parrucchiera, mentre “Riki” (mio papà) un macellaio. Entrambi hanno due attività che li portano a stare praticamente tutto il giorno fuori casa, perciò, invece che lasciarmi da qualcuno o con una babysitter, spesso mi portavano nella scuola di musica e danza sotto casa chiamata “Kaleido Dance”. L’arte è diventata letteralmente la mia compagna di gioco e non se ne andrà mai. Ha cambiato semplicemente ruolo. Da compagna di gioco crescendo diventa esigenza. Adesso è entrambe le cose».
Quali ascolti hanno accompagnato e influenzato la tua musica?
«Trovo che la musica sia bella tutta, e lo dico davvero: c’è così tanta diversità e bellezza che sarebbe sbagliato soffermarsi su un solo genere. Sono cresciuto cantando a squarciagola in macchina Tiziano Ferro e i Modà. Alle medie ho scoperto i Queen e Bruno Mars e me ne sono innamorato. Al liceo musicale ho iniziato ad approfondire la musica colta, passando da Chopin e Beethoven a compositori più recenti e sperimentali come John Cage. Molti miei amici sono jazzisti, quindi qualcosa della loro musica la condividono con me. Per alcuni anni ho lavorato come performer in musical, un’esperienza che mi ha fatto apprezzare ancora di più questa realtà. Oggi, nella quotidianità, ascolto tantissimo rap e pop: Nayt, Madame, Leon Faun, Thasup, Blanco… tutta musica che mi parla e che mi influenza nel mio percorso artistico. La musica che sogno di fare nasce da un mix di tutto quello che ho ascoltato, vissuto e amato, senza barriere di genere».
Per concludere, qual è la lezione più importante che senti di aver ricevuto finora dalla musica?
«Questa è una domanda talmente semplice che, in realtà, è quella a cui faccio più fatica a rispondere. È difficile far capire a chi legge quanto valore do a tutto questo senza poter mostrare come si accendono i miei occhi quando ne parlo. Forse la lezione più grande e più semplice che la musica mi ha insegnato è che non esiste un’età per smettere di giocare e di sognare. È un linguaggio universale, pieno di magia, che ti permette di esprimere ciò che senti senza filtri e di connetterti con le persone e con te stesso in modi che le parole non potrebbero mai fare».