Raccontiamo l’attualità con una canzone

Tra i mille arredamenti e ornamenti storici appesi dentro la chiesa, quel quadro si ritagliava un piccolo spazio all’entrata, quasi sempre all’ombra, quasi mai calcolato. Se ne stava lì, fermo, come un fattorino all’ingresso di un hotel: silenzioso, attento e inosservato. Nonostante ci fossi passato accanto un’infanzia intera, la prima volta che mi fermai a guardarlo, rimasi pietrificato.

Mi ricordo la pace. Siamo su una spiaggia e vediamo due figure, in alto a destra Gesù, e di fianco a lui una bambina. Si tengono per mano e non si guardano. Hanno tutti e due gli occhi puntati verso il mare. Non ci azzecca molto con tutti gli affreschi e i dipinti all’interno della chiesa. Innanzitutto per i colori: spenti, freddi, come fosse una foto scattata in pellicola. Poi ci sono gli sguardi.

Prendiamo Gesù: se ci avviciniamo a lui, lo troviamo ricoperto di quel volto che è la nascita di qualcosa. Qualcosa che può essere un sorriso, una parola, un sospiro di dolore. Questo non ci è dato saperlo. Però è lì, non nell’azione di qualcosa di sacro e immortalato nella storia, bensì all’inizio di un gesto di cui si sono perse le tracce. Avrebbe potuto dire anche qualcosa di semplice come “torniamo a casa” o “va che bel tramonto”, ma nel guardarlo lì, nel momento in cui sta per compiere quel gesto, si ha la netta consapevolezza che per quell’istante si dovrebbe fermare il mondo.

Tutto quello che si dovrebbe sapere della vita, della morte e di chissà che altro, sta lì, su quella spiaggia, su quella tela. Sembra l’incarnazione di tutti i momenti belli della vita che ci siamo dimenticati di segnare. Tutti i sorrisi regalati, gli sguardi d’amore dimenticati, le foto non scattate, le promesse non pronunciate, gli abbracci consolatori, i silenzi interrotti. Sono tutti presenti in quel quadro.

Poi anche la bambina, mi fa impazzire. Una cosa che, non posso dire proprio che odio, ma di sicuro faccio molta fatica a tollerare, è questa faccenda delle facce nei quadri. Ora, non sono un esperto in materia, ma se il cristianesimo è la religione della salvezza, ecco, diciamo che l’arte che lo decanta non sempre centra il punto. Facce sempre tristi, sempre serie o disperate. Gente che urla, gente che soffre, gente che piange. Ma che è? Per i funerali vanno anche bene, ma un po’ di brio, gente! Ogni tanto qualche facce stupita, raramente un sorriso, mai una risata (a meno che siano diavoletti. Piuttosto che niente…)

Invece questa bambina sembra uscire fuori da una fiaba di Collodi. Pensierosa, persa e abbracciata dal futuro che si trova davanti. Neanche uno sguardo a Gesù: l’ingenuità e la genialità dei bambini. Avere di fianco il figlio di Dio, e mettersi a guardare il mare: mitico.

Leggerezza e magia, come nella canzone di MannarinoMerlo Rosso

 

Oggi mi è tornato in mente quel quadro e mi è venuta voglia di andare a riguardarlo, e così ho fatto. Purtroppo, una volta lì, trovai un altro quadro: una delle solite deposizioni, tanto per cambiare. Ho saputo che il quadro della spiaggia è stato spostato e messo chissà dove, per motivi di sicurezza. Peccato. Questa cosa mi ha reso molto triste. E nella tristezza dei miei pensieri mi sono messo a pensare che forse non ci sarebbe bisogno della chiesa. Neanche della comunione, delle messe, delle processioni, dei rituali ecclesiastici. Magari non servirebbe neanche che Gesù vada in croce a subire tutte quelle sofferenze. Voglio il Gesù felice, quello di fianco alla bambina. Quello di cui non si sa cosa abbia detto o fatto.

Per avere tutto questo, basterebbe metterci a ritrovare quella spiaggia, ritrovando così quei due, beati come solo i bambini sanno essere, che camminano, senza verità in tasca, senza paura e senza certezza. Davanti a loro il mare, e nei loro occhi il destino di tutto quello che può accadere.

Vorrei chiudere gli occhi e vedere quella scena, ma sono ancora troppo giovane, o immaturo, non so. Apro gli occhi e mi rimetto a camminare nei miei pensieri che non mi faranno dormire, e in questo giorno che si farà sera. Alzo un attimo lo sguardo al cielo: va che bel tramonto, però.

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Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

By Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

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