Raccontiamo l’attualità con una canzone

Che poi ammettiamolo: tutti noi abbiamo scritto almeno una volta una poesia. Vuoi perché siamo stati innamorati, vuoi perché eravamo tristi o per un fatidico atto di manifestazione artistica; ognuno di noi è caduto nella tentazione di sentirsi un po’ poeti. Che non c’è nulla di male né di arrogante, nel volersi mettere lì, spesso di sera, a racchiudere in poche righe un sentimento complesso.

Anzi. Di solito si cerca di rubare sempre qualcosa d’altro. Un sentimento di un altro cantante, un’emozione di un altro film, una frase di quel noto intellettuale. Rimane un bel compito pieno di tanti riferimenti e poche confessioni, che sono poi l’unica cosa per cui vale la pena scrivere poesie: confessarsi. A sé, agli altri: fate un po’ voi.

Anche in maniera crudele, come fa la poesia di Cecco Angiolieri splendidamente trasportata da De André in musica: S’ì fosse fuoco.

Ma ogni poesia possiede una sua magia e un inganno capace di mascherarla. La magia è ciò che la fa diventare qualcosa d’altro, di più di quello che ha scritto il poeta, raccogliendo sentimenti stranieri via via che la gente la legga. Per questo leggiamo Leopardi, Manzoni e compagnia bella. E l’inganno? L’inganno è che poi, gira che ti rigira, esse sfuggono via: come un bel panorama. Le vedi, le capisci a volte, ma poi nel momento opportuno, queste si dissolvono nell’aria e scompaiono ai radar dei nostri pensieri da naufraghi in questo folle mare.

Sembra una cosa innocua, ma è in realtà un disastro. Immaginatevela così: possedere qualsiasi tipo di insegnamento, di bellezza e di consiglio dai più illustri poeti della terra; ma non riuscire a farli propri. Vivere sempre un passo dietro alla verità, un granello prima della compiutezza. C’è da impazzire a vederla così. Per fortuna, in nostro soccorso, arriva lui: Robert Frost.

Nonostante il nome da industriale e da impiegato in banca, fu un poeta di successo. Successo sì, fortuna no. Difatti, per dirla in maniera poco aulica, la sua vita fu una lunga collezione di sfighe incastonate bene una dietro l’altra. Genitori che muoiono, successi che non arrivano, fattorie che falliscono, figlie psicologicamente instabili: come on Robert!

Nonostante tutte queste sfortune, ad un certo punto della sua vita, Robert volle fare uno scherzo: scrivere una poesia per prendere in giro un suo amico di nome Edward Thomas. Venne fuori che gli riuscì particolarmente bene, perché divenne una delle più importanti poesie della cultura americana e anglofona del 900’. Giuro, il suo era partito come uno scherzo ma quello che vi racconto non lo è.

L’amico a cui è dedicata è uno di quei tipi che per ogni cosa devono pensarci minimo mille volte. Non uno come Robert che, con una vita sfortunata come la sua, era ormai preparato ad ogni cosa. La scrive infatti in modo leggero, calmo, come se stesse sorridendo ad ogni parola che scrive. Per questo non si può che non ammirare questa poesia: perché sembra essere scritta per noi, direttamente a noi. Per dirci: prendila come viene amico, te lo dice uno che ne ha passate tante. Lui lo dice con il linguaggio poetico ma il messaggio è quello. E non sarebbe male ricordarcelo, in giorni come questi. Perciò io ci provo: mi faccio da parte e lascio la parola a Robert. Magari può anche essere che non vi piaccia: i gusti sono gusti. Ma in mezzo a tutto questo caos, a tutta questa folle e drammatica paura, leggetevi questa poesia e prendetevela come viene. Del resto, se è nata come scherzo ci sarà un motivo.

Ecco a voi la poesia: la strada non presa.

Due strade divergevano in un bosco ingiallito,
e dispiaciuto di non poterle entrambe percorrere
restando un unico viaggiatore, a lungo ho sostato
e ne ho osservata una, giù, più lontano che potevo
fino a dove curvava nel sottobosco; –
poi ho preso l’altra, ché andava altrettanto bene
e vantava forse migliori ragioni,
perché era erbosa e meno calpestata;
sebbene, in realtà, l’andirivieni
le avesse più o meno ugualmente consumate –
e entrambe si distendessero quel mattino
tra foglie che nessuna orma aveva annerite.
Oh, ho tenuto la prima per un’altra giornata!
Eppure, sapendo come strada porta a strada,
dubitavo che mai ci sarei tornato. –
Con un sospiro mi capiterà di poterlo raccontare
chissà dove tra molti e molti anni a venire:
due strade divergevano in un bosco, e io –
io ho preso quella meno battuta,
e da qui tutta la differenza è venuta.”

Ultima cosa: si da il caso che anche questo Edward Thomas a cui è dedicata la poesia fosse un poeta e ne avesse scritta una di risposta a quella del buon Robert. Poi partì in guerra contro la Germania e lì vi ci perse la vita. Che strana la vita: in tutto il suo confuso manifestarsi, si conclude poi in maniera piuttosto crudele se non goffa, e vi ci rimane solo qualche breve accenno nella storia e delle frasi scritte su fogli di carte per degli amici. Cose che fanno pensare queste, la prossima volta che andremo a scrivere una poesia. 

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Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

By Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

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